La UE contro le azioni legali vessatorie

SLAPP è l’acronimo di “Strategic Lawsuits Against Public Participation” (azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica). Si tratta di azioni legali prive di fondamento, con motivazioni spesso superficiali, intentate contro giornalisti e difensori dei diritti umani per impedire loro di informare il pubblico e di riferire su questioni di interesse pubblico.  Questo sistema si basa su richieste esagerate e il più delle volte abusive, che mirano a intimidire, screditare professionalmente e molestare i destinatari, con l’obiettivo ultimo di ricattarli e metterli a tacere. L’acronimo SLAPP è stato coniato negli anni ’80 dai professori Penelope Canan e George W. Pring dell’Università di Denver. Più formalmente, lo European Center for Press and Media Freedom definisce SLAPP come “una causa intentata da soggetti potenti (ad esempio una società, un funzionario pubblico, un uomo d’affari di alto profilo) contro individui o organizzazioni non governative che hanno espresso una posizione critica su una questione importante di interesse politico o di significato sociale“.

L’intenzione delle SLAPP è di fare desistere le persone con meno potere e risorse, come i giornalisti e gli attivisti, tramite procedimenti giudiziari che richiedono molto tempo e costano tanto denaro, senza l’idea di vincere la causa da parte del potente, ma con il solo scopo di schiacciare la controparte sotto il peso del procedimento. Molti paesi, come il Canada e l’Australia, e molti singoli stati negli Stati Uniti, hanno istituito tali meccanismi nelle leggi anti-SLAPP, ma non l’Unione Europea. Per questo i membri del Parlamento Europeo, in una risoluzione approvata lo scorso novembre con 444 voti favorevoli, 48 contrari e 75 astensioni, chiedono siano adottate una serie di misure per contrastare la minaccia che le azioni legali tese a bloccare la partecipazione pubblica (SLAPP), il lavoro dei giornalisti, le attività delle ONG e della società civile in Europa. I deputati sono preoccupati per l’effetto di queste cause sui valori UE, sul mercato interno e il sistema giudiziario europeo. Inoltre, nel testo si evidenzia il frequente squilibrio di potere e di risorse tra i ricorrenti e i convenuti, che mina il diritto ad un processo equo.

Purtroppo, bisogna rilevare che nessun Paese EU ha finora approvato una legislazione mirata contro le SLAPP e per questo gli euro-deputati chiedono alla Commissione europea di presentare un pacchetto di misure e una legislazione basata su una direttiva UE contro le SLAPP che stabilisca delle norme minime comuni, che dovrebbero proteggere le vittime e, allo stesso tempo, prevenire e sanzionare il possibile uso improprio delle misure anti-SLAPP. Serve inoltre un quadro giuridico ambizioso nella sua futura legge sulla libertà dei media; la prevenzione del “turismo della diffamazione” o “forum shopping”, dove chi presenta l’azione legale possa scegliere la giurisdizione più favorevole ai priori fini, attraverso l’introduzione di una norma uniforme in materia di diffamazione che stabilisca che le controversie di questo tipo debbano essere discusse nei tribunali del paese in cui il convenuto ha la propria residenza abituale; delle regole per il rapido respingimento delle SLAPP da parte dei tribunali, in modo che le cause abusive possano essere fermate rapidamente sulla base di criteri oggettivi (esempio: il ricorrente dovrebbe subire sanzioni se non riesce a giustificare il motivo per cui l’azione non è abusiva); delle salvaguardie contro le SLAPP combinate, cioè quelle che combinano accuse di responsabilità civile e penale, e delle misure per assicurare che la diffamazione e la calunnia non possano essere usate come ragioni per presentare delle SLAPP; e un fondo UE per sostenere le vittime di SLAPP e le loro famiglie, così come un’adeguata formazione di giudici e avvocati.

Il correlatore Tiemo Wölken (S&D, DE) ha affermato: “Non possiamo stare a guardare mentre lo Stato di diritto è sempre più minacciato e le libertà di espressione, d’informazione e di associazione sono messe in pericolo. È nostro dovere proteggere i giornalisti, le ONG e le organizzazioni della società civile che riferiscono su questioni di interesse pubblico. I nostri tribunali non dovrebbero mai essere un parco giochi per individui ricchi e potenti, aziende o politici, né dovrebbero essere sovraccaricati o abusati per guadagni personali“.

La correlatrice (ora Presidente del Parlamento Europeo) Roberta Metsola (PPE, MT) ha dichiarato: “Questa relazione dovrebbe servire come modello per proteggere i giornalisti, per tutelare coloro che cercano la verità, per salvaguardare la libertà di espressione e sostenere il nostro diritto di sapere. Questa risoluzione, trasversale ai partiti e alle commissioni, segna un momento di svolta per il giornalismo nella lotta contro le cause abusive. Non c’è posto per l’abuso dei nostri sistemi giudiziari – questo è il messaggio che abbiamo inviato con il nostro forte voto di oggi“.

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