Le elezioni francesi

Ai ballottaggi, le forze che sostengono il Presidente Macron (“Ensemble”) hanno perduto la maggioranza assoluta in parlamento. Da qui compiaciuti titoloni, tipo “schiaffo a Macron” e “Francia ingovernabile”.

Prima di stracciarci le vesti, facciamo però un po’ di conti: Ensemble ha conquistato 245 seggi, cioè un’ampia maggioranza relativa, che le dà comunque diritto a formare e dirigere il governo per i prossimi cinque anni. Il secondo arrivato, il NUPES di Melenchon ha ottenuto 131 seggi. Ma attenzione: di questi quasi 50 appartengono ai socialisti e ai verdi, che già si sono rifiutati di formare un gruppo parlamentare comune con PC e melenchonisti. Escluso che possano avere il governo. Il FN di Marine Le Pen può esultare sulla “vittoria“, perché ha portato i suoi deputati da 8 a 76. Resta però pur sempre una forza incapace di esprimere da sola un governo. Tra l’altro, in termini di voti, ha avuto il 17%, ben lontano dal 41 di Marine Le Pen al ballottaggio presidenziale.  Ensemble ha preso quasi il 39%, una percentuale che farebbe sognare ogni partito italiano.

In passato, ci sono state situazioni in cui il Presidente ha dovuto “coabitare” con un Primo Ministro e una maggioranza parlamentare del partito avversario, com’è successo a Mitterrand prima e a Chirac poi. La situazione attuale è ben diversa. Sommando i dati: Macron sarà Presidente per 5 anni, il suo partito è decisivo per qualsiasi maggioranza. Macron non dovrà affrontare nessuna “cohabitation”. Resta il fatto che il suo governo dovrà cercare in Parlamento una maggioranza imperniata su Ensemble ma allargata ad altre forze, o in modo permanente o via via a seconda della necessità. È la prima volta che ciò accade nella storia della Francia post-gaullista, il che prova che anche le istituzioni più solide e meglio pensate per durare finiscono col mostrarsi caduche.

Dove può guardare Macron per allargare la maggioranza? Difficiline che possa cercare accordi con il FN o con Melanchon. Però al di fuori dei gruppi principali c’è un buon centinaio di “Rèpublicains” (gaullisti) e vari, senza parlare dei socialisti e dei verdi. L’obiettivo dovrà essere quello di formare un gruppo di forze centriste e per questo è probabile che Macron debba sciogliere e rifare il Consiglio dei Ministri (anche perché vari Ministri non sono stati eletti nelle rispettive circoscrizioni).

Non è dubbio che il Presidente avrà più difficoltà a realizzare il suo programma di rinnovamento e modernizzazione interna e che dovrà fare i conti con un’opposizione agguerrita da destra e da sinistra. Sul piano europeo e internazionale, la Costituzione gli garantisce comunque la guida.

Le coalizioni non sono facili, e la “sorella latina” dovrà adattarvisi; ma confesso che una Francia politicamente “italianizzata” non mi rende affatto felice.

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