La vittoria dell’Europa

È inutile dire che la vittoria in Francia di Macron con 17 punti di distacco sulla La Pen permette di tirare un gran sospiro di sollievo. Mario Draghi è stato il primo a commentarla, definendola, molto appropriatamente, “Una splendida notizia per l’Europa”. E a Bruxelles ci sono stati momenti di emozione e di gioia. Adesso sentirete i sì ma, le critiche dei perdenti e degli eterni scontenti che già hanno cominciato a mormorare: Sì, ma la percentuale degli astenuti è alta, sì ma il distacco sulla Le Pen è minore che nel 2017, sì ma ora verranno le elezioni legislative e si vedrà (Melanchon vuol fare il Primo Ministro) etc. e Marine La Pen, l’eterna sconfitta, proclama che la sua è stata “comunque una vittoria”. E la stampa inglese ha già cominciato a scrivere: “Si, ma Macron dovrà affrontare grandi problemi, vedrete!”.

Tutto vero, ma sono chiacchiere al vento. Una vittoria con 17 punti di vantaggio, in democrazia, è un trionfo ed Emmanuel Macron, dopo cinque anni di un mandato turbato dai “gilets jaunes”, dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina, resterà al timone, con tutti i poteri che la Costituzione della Quinta Repubblica gli riconosce e che sono, specie in politica estera, notevoli.

Non so cosa farà all’interno, questo riguarda i francesi. Mi aspetto però che prosegua e rafforzi la sua politica europea. Tra tre anni potremmo ritrovarci con un’America guidata di nuovo dallo scellerato Trump. Dobbiamo assolutamente premunirci, rinsaldare le nostre istituzioni, rendere la nostra integrazione irreversibile. Realizzare al fine la difesa comune. Con la vittoria di Macron, Sholtz a Berlino, Draghi a Palazzo Chigi, e il contraccolpo politico dell’invasione russa all’Ucraina, il momento è ideale, se lo perdessimo rischieremmo di rinviare di chissà quanti anni ancora ogni utile progresso, al rischio di disfare sempre tutto.

La vittoria di Macron rappresenta inoltre una sconfitta per Putin, che aveva puntato le sue carte e i suoi soldi su Marine Le Pen. E, quel che è più importante, mantiene unito il fronte occidentale, ora più che mai vitale per contrastare le mire aggressive del Cremlino.

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