Taglio dei parlamentari, perché il No

Le ultime questioni politiche di questi giorni attengono, tra le tante cose, al taglio dei parlamentari. Volendo assolutamente rifuggire da un aperto endorsement ad una parte politica piuttosto che ad un’altra, ritengo doveroso giustificare la posizione che è espressa nel titolo di questa riflessione.

Come ormai da molto tempo si dice nel fronte del “NO” al referendum (che è ancora in fase di consolidamento), il taglio dei parlamentari, in realtà, si identifica come un taglio di democrazia: perché è inevitabile come meno parlamentari significhi anche meno rappresentanti per i cittadini.

Altrettanto, alcuni singoli politici di varie parti politiche stanno enfatizzando (molto sommessamente, e spesso a titolo esclusivamente personale) il fatto che la riduzione dei parlamentari comporterà il conferimento di importanza e valore a partiti di piccole dimensioni, correnti, e conventicole varie. Il che, chiaramente, impiegherà un ritorno alle alleanze, alle strategie, agli stratagemmi, ai mezzucci  ed agli espedienti tipici della prima Repubblica.

Ma perché è così sbagliato diminuire i parlamentari? È sbagliato perché forse una riforma costituzionale di questo tipo avrebbe dovuto essere finalizzata a migliorare il sistema rappresentativo e legislativo in Italia, a snellire alcune procedure, a rivedere magari i regolamenti parlamentari (che, nel sistema delle fonti del Diritto, si interpongono tra la Costituzione e le leggi ordinarie).

In sostanza – come peraltro asserito da politici che una volta appartenevano alla schiera più populista giustizialista e statalista del panorama politico italiano – anche io non vorrei essere rappresentato meno, ma vorrei piuttosto essere rappresentato meglio.

È vero, un taglio dei parlamentari sicuramente rappresenterebbe anche un taglio dei costi della politica. Ma non sarebbe stato meglio piuttosto soffermarsi su altre tipologie di spese inutili che il sistema politico genera e comporta sulle casse dello Stato? Ci spieghiamo: non sono stati e non verranno apportati effettivamente tagli alle auto blu, alle indennità parlamentari, ai benefit di varia natura, alle strutture e sovrastrutture che sovrintendono al funzionamento dei due rami del Parlamento.

Ricordo allora che gli onorevoli si chiamano tali perché, una volta, esperivano il loro mandato a titolo totalmente gratuito e i politici che, appunto, erano “onorati” dalla possibilità di svolgere una mansione così prestigiosa, si muovevano a loro spese da tutte le regioni del Regno d’Italia verso il Parlamento.

Ricordo che una delle migliori caratteristiche del sistema elettorale italiano, vigente fino all’istituzione delle liste “bloccate”, si identificava proprio nella possibilità per i cittadini di  scegliere i propri rappresentanti attraverso  l’espressione di una preferenza. Il problema è che, in realtà, il sistema delle liste fa comodo a tutti trasversalmente e indiscriminatamente e nessun partito ha concretamente ed apertamente il coraggio di affermare la necessità di mantenere il vigente numero di parlamentari di cui il paese dispone.

La scelta quindi supera l’ideologia e valica i confini della propaganda e degli slogan: pertanto riteniamo che solo una sparuta minoranza intellettuale,  sia essa conservatrice o progressista,  possa sostenere con coerenza e convinzione la necessità di lasciare tutto com’è, almeno  dal punto di vista prettamente numerico. Che poi la politica ed i costi della politica debbano cambiare, è un altro paio di maniche e non c’è dubbio che ciò debba accadere e che debba essere un continuo argomento di discussione, per il miglioramento del sistema in generale.

La scelta del No, pertanto, è rimessa solamente ad un discernimento di natura intellettuale e filosofica, non certo propagandistica o politica. Chi vuole bene alla democrazia ed al Paese non dovrebbe soffermarsi solo sull’ascolto di proclami, sulla lettura di cartelloni pubblicitari, o sugli effetti scatenati da slogan efficacemente progettati da esperti di comunicazione.

Il cittadino votante dovrebbe prima di tutto riflettere, guardare avanti più in là possibile nel tempo, non curarsi solo del proprio orticello. E, soprattutto, non essere mosso da sentimenti di cattiveria o invidia quanto, piuttosto, dal ragionamento e dall’amor di Patria.

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