Letture in tempi di virus

Continuando l’excursus dei romanzi in cui si parla di epidemie, non poteva di certo mancare Cecità di José de Sousa Saramago, scrittore portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998.

Quest’opera, più di qualunque altra, evidenzia gli aspetti umani e sociali derivanti dalla diffusione di un contagio. In effetti, mentre I promessi sposi di Manzoni, è per eccellenza un romanzo storico incentrato sul dominio spagnolo in Lombardia dal 1628 al 1630, La peste di Camus è un romanzo cosiddetto metafora in cui la peste è in realtà il regime nazista e Diario dell’anno della peste di Defoe, è una cronistoria della diffusione della peste a Londra nel 1600, Cecità si focalizza sull’uomo e le sue reazioni di fronte ad una catastrofe.

La storia si sviluppa in un luogo e con personaggi di cui l’autore, secondo la sua cifra stilistica, non ci fornisce i nomi. Narra della perdita improvvisa della vista da parte di un uomo mentre si trova alla guida della sua macchina. Viene accompagnato da un medico il quale, non solo non riesce a dare una spiegazione a tale fenomeno, ma a sua volta perde la vista. E così anche tutti i pazienti che si trovano nella sala d’attesa del suo studio. Quando la cecità si espande, il Governo decide di mettere i malati in quarantena. Da qui, le sopraffazioni e le discriminazioni si moltiplicano.

Descrivendo la quarantena, Saramago mette in primo piano le reazioni e i sentimenti dei contagiati e non. Inizialmente, questi ultimi saranno indifferenti nei confronti dei primi contagiati, in breve, tutti, indistintamente, si dimostreranno egoisti, perfidi, inclini alla sopraffazione, disconoscendo il concetto di altruismo e di solidarietà.

Sentimenti e meccanismi che ora, in tempo di Coronavirus, abbiamo imparato a conoscere. Anche noi, alla notizia della diffusione del Covid19 nella lontana Cina abbiamo mostrato indifferenza pensando che il problema non ci avrebbe toccato. E sempre di indifferenza si è trattato quando alcuni Stati europei hanno mosso dure critiche nei confronti dell’Italia contagiata. In seguito, si è dato vita al processo di depersonalizzazione (pazienti non più con un nome ma con un numero, come il paziente 1, ad esempio) e contemporaneamente si è arrivati alle truffe, allo sciacallaggio, all’aumento dei prezzi di beni di sanificazione e protezione. C’è stato chi addirittura ha parlato di selezione naturale (che tanto ci ha inorridito in passato) come inevitabile.

Ecco l’incipit: «Il disco giallo si illuminò. Due delle automobili in testa accelerarono prima che apparisse il rosso. Nel segnale pedonale comparve la sagoma dell’omino verde. La gente in attesa cominciò ad attraversare la strada camminando sulle strisce bianche dipinte sul nero dell’asfalto, non c’è niente che assomigli meno a una zebra, eppure le chiamano così. Gli automobilisti, impazienti, con il piede sul pedale della frizione, tenevano le macchine in tensione, avanzando, indietreggiando, come cavalli nervosi che sentissero arrivare nell’aria la frustata. Ormai i pedoni sono passati, ma il segnale di via libera per le macchine tarderà ancora alcuni secondi, c’è chi dice che questo indugio, in apparenza tanto insignificante, se moltiplicato per le migliaia di semafori esistenti nella città e per i successivi cambiamenti dei tre colori di ciascuno, è una delle più significative cause degli ingorghi, o imbottigliamenti, se vogliamo usare il termine corrente, della circolazione automobilistica. Finalmente si accese il verde, le macchine partirono bruscamente, ma si notò subito che non erano partite tutte quante. La prima della fila di mezzo è ferma, dev’esserci un problema meccanico, l’acceleratore rotto, la leva del cambio che si è bloccata, o un’avaria nell’impianto idraulico, blocco dei freni, interruzione del circuito elettrico, a meno che non le sia semplicemente finita la benzina, non sarebbe la prima volta. Il nuovo raggruppamento di pedoni che si sta formando sui marciapiedi vede il conducente dell’automobile immobilizzata sbracciarsi dietro il parabrezza, mentre le macchine appresso a lui suonano il clacson freneticamente. Alcuni conducenti sono già balzati fuori, disposti a spingere l’automobile in panne fin là dove non blocchi il traffico, picchiano furiosamente sui finestrini chiusi, l’uomo che sta dentro volta la testa verso di loro, da un lato, dall’altro, si vede che urla qualche cosa, dai movimenti della bocca si capisce che ripete una parola, non una, due, infatti è così, come si viene a sapere quando qualcuno, finalmente, riesce ad aprire uno sportello, Sono cieco».

Dal romanzo di Saramago è stato tratto il film omonimo. Interpretato tra gli altri da Julianne Moore e Mark Ruffalo, è stato presentato al Festival di Cannes nel 2008.

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