La prima pietra (Film, 2018)

Un piccolo grande film, forse il migliore tra i pochi girati da Rolando Ravello, più attore che regista, in questo caso molto ispirato e capace di tradurre nel linguaggio cinematografico una vivace pièce teatrale di Stefano Massini (L’ora di ricevimento). La prima pietra parte da un titolo evocativo (Chi è senza peccato scagli la prima pietra) e da questo assunto, con la voce fuori campo del Padre Eterno (scopriremo che si tratta di un gatto!), introduce uno scontro comico tra cinque protagonisti.

Il piccolo alunno Samir tira una pietra, rompe un finestrone della scuola e ferisce due bidelli; la madre e la nonna vengono convocati dal preside per raggiungere un accordo di risarcimento, ma la riunione scolastica conduce verso eventi imprevedibili e conclusioni inaspettate. Nel frattempo il preside tenta di portare a compimento il complesso lavoro di mediazione culturale di un intero anno per mettere in scena una recita natalizia in una scuola multietnica.

Unità di spazio, di tempo e di luogo portata alle estreme conseguenze per un film molto teatrale (non è certo un difetto!) che caratterizza i personaggi in senso grottesco senza mai scadere nella farsa becera, ma tenendo un livello comico alto che garantisce un’adeguata critica sociale. Ridendo castigat mores, per dirla con Menandro, mentre Pasolini aggiungerebbe: Ridendo e scherzando si possono dire grandi verità. Ravello ci parla di rapporti genitori-figli, di una scuola inadeguata (mancano i fondi), di scambi culturali tra religioni, di insegnanti insoddisfatti, di odio razziale, in una cornice comica che porta a ridere di santa ragione per tutto l’arco del film. Non esistono personaggi positivi, persino il preside (Guzzanti) è interessato soltanto alla recita di Natale (che definisce un musical) e non gli interessa per niente il progetto multiculturale. La madre (Smutniak) e la nonna (Ylmaz) di Samir (Ciamei) sono due imprenditrici arabe, insensibili e avare, che non accettano di scucire un euro per riparare la finestra, inoltre disprezzano la religione cristiana. I bidelli (Aprea e Forte) sono due cafoni romani di origine ebraica che odiano il bambino e i suoi familiari per motivi etnici e razziali. La maestra (Mascino) vive in un mondo tutto suo, assente dai problemi reali, nasconde quel che pensa, ma quando viene messa alle corde tira fuori la sua parte peggiore e il disprezzo per un lavoro a contatto con i bambini.

Un film per niente buonista, che sul finale potrebbe scivolare sulla buccia di banana della retorica, ma la evita con classe, lasciando le cose al punto di prima, nel caos generale prodotto dal lancio di una pietra. Interpreti all’altezza della situazione, una nota di merito per Corrado Guzzanti – grande improvvisatore di battute – e per Lucia Mascino, che in un paio di sequenze mostra tutta la sua capacità di immedesimazione con il personaggio. Il film è sceneggiato senza punti morti, con un crescendo drammatico che conduce lo spettatore fino alla scazzottata finale, girata sullo stile del cinema di Enzo Barboni con Bud Spencer e Terence Hill.

La prima pietra è vera commedia italiana, purtroppo visibile solo nei Cineclub. Abbiamo potuto apprezzarla nell’ambito del programma del Piccolo Festival Tirreno – incontri ravvicinati con il cinema italiano, in corso a Follonica (GR), presso la Sala Tirreno, dal 17 gennaio al 15 febbraio. Prossimi appuntamenti: Dolcissime di Francesco Ghiaccio (25 gennaio), Fiore gemello di Laura Luchetti (1 febbraio), Il colpo del cane di Fulvio Risuelo (15 febbraio). Non perdeteli. Si tratta di occasioni uniche per apprezzare pellicole poco visibili.

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Regia: Rolando Ravello. Soggetto: Stefano Massini (liberamente tratto dalla commedia L’ora di ricevimento). Sceneggiatura: Rolando Ravello, Stefano Di Santi. Fotografia: Stefano Salemme. Montaggio: Giogiò Franchini. Musiche: Maurizio Filardo. Produttore: Domenico Procacci. Case di Produzione: Fandango Film, Warner Bros Italia. Distribuzione: Warner Bros Italia. Durata: 77’. Genere: Commedia / Farsa. Interpreti: Corrado Guzzanti (preside), Lucia Mascino (maestra), Valerio Aprea (bidello), Iaia Forte (moglie del bidello), Kasia Smutniak (madre di Samir), Serra Ylmaz (nonna di Samir), Lorenzo Ciamei (Samir), Caterina Bertone (segretaria), Gabriele Paolucci (Fabrizietto).

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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