Il primo terrorista della Storia

Chissà a chi spetta questo titolo, all’apparenza non proprio edificante. Forse il primo pensiero potrebbe correre ai primi anni 70, alla RAF tedesca, nata dalla banda Baader Meinhof o ai terroristi palestinesi di Settembre Nero che attaccarono gli atleti ebrei alle olimpiadi di Monaco del 1972. La prima definizione di terrorismo è del 1937 quando la Società delle Nazioni indicò come tale “fatti criminali diretti contro lo Stato in cui lo scopo è di provocare terrore nella popolazione o in gruppi di persone.” Per chi volesse sforzarsi di andare indietro con la memoria potrebbe imbattersi in Felice Orsini, che attentò a Napoleone III nel 1858. Probabilmente gli attentati anarchici che si svilupparono tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, sono gli episodi che più possono essere avvicinati al concetto di terrorismo, prima che diventasse argomento tristemente noto dagli anni di piombo in poi, fino all’undici settembre. E parliamo di oltre un secolo prima delle Brigate Rosse.

Ma la storia riesce ad individuare, come primo terrorista, un vero e proprio insospettabile. Risale al 1830 un volume dallo strano ma significativo titolo Della guerra d’insurrezione nazionale per le bande applicata all’Italia, e che reca la particolare dedica “ai buoni italiani da un amico del paese”, quando l’Italia era ancora un’ideale di pochi collocato su una realtà geografica caratterizzata da regni locali e dominazioni straniere. La dedica continua in un piccolo proemio, dove si cerca l’attenzione di una generazione che è all’oscuro della sua forza perché ne fanno parte uomini che “Da tirannico veleno travagliati, da gotica pestifera infezione ammorbati, le vostre già robuste membra per effetto suo accasciate, dalle gherminelle dello straniero, che nel vedervi patire gioisce, accalappiati; voi nel lordume della servitù, della vergogna, del disonore, fra pene e gemiti, la vita da secoli trascinate.” Una vera e propria chiamata alle armi che viene lanciata e se non ascoltata, lascerà i sordi “a dibattervi nel loto della torpitudine continuate; e quali or siete, il zimbello de’ tiranni, lo scherno degli stranieri, il vitupero delle genti perpetuamente rimanete.”

L’autore del testo è un nome che non si trova nei libri di scuola: Carlo Angelo Bianco, Conte di Jorioz e addirittura sindaco di Torino, carbonaro, cospiratore dei moti del 1821 e, successivamente, collaboratore di Giuseppe Mazzini, fino alla morte a Bruxelles nel 1843, non ancora cinquantenne. Combatté anche in Spagna, per la libertà della Catalogna, antesignano dei moderni separatisti mentre in Italia si batteva per l’unità. Nel suo citato testo, Bianco dichiara di essere mosso d amor di patria e, incurante non solo dei pericoli per la sua vita che un simile testo avrebbe potuto arrecargli, si dimostra incurante anche degli attacchi di “letterati, e rettori, grammatici, pedanti, gramuffastronzoli, sersaccenti, e salamistri”.

Nel merito del suo scritto, l’autore sostiene come l’Italia non avrebbe potuto iniziare la sua liberazione perché priva di un esercito regolare, e non era certo pensabile che le truppe dei vari stati si potessero coalizzare contro gli austriaci, oltretutto senza una guida che avesse potuto essere elemento di coesione. E’ quindi lui a porsi come precursore di una forma di guerriglia partigiana cui avrebbe preso pian piano parte tutto il popolo, in primis i contadini, che avrebbe reso impossibile la permanenza in italia del nemico invasore. IN tal senso doveva fare da maestra l’esperienza delle bande del sud, il brigantaggio, durante la dominazione francese. Mazzini tenne ben presenti questi concetti quando fondò, l’anno successivo, la Giovine Italia a Marsiglia. Bianco ne fece successivamente parte.

Il Testo del Conte di Jorioz, continua con riferimenti a Machiavelli, che già nelle sue Lettere Familiari parlava di Italia, e di come questo territorio, si ponesse come l’ideale per una guerra di bande; concetto poi evidentemente applicato durante la lotta partigiana. Ma non è certo casuale  che a Definire Bianco come primo terrorista della storia, sia stato Walter Laqueur, uno dei più importanti studiosi del fenomeno del terrorismo, tra l’altro direttore dell’Institute of Contemporary History e della Wiener Library, entrambi a Londra, quest’ultima il più importante centro di studi sull’Olocausto.

In ogni caso è interessante vedere, come ben cento anni prima dei gruppi terroristici più noti, il sistema venne per la prima volta addirittura codificato da un patriota italiano che voleva la libertà e l’unità di una Nazione. Terrorismo quindi non solo frutto di frange scontente della società, ma anche legato ad istanze nazionalistiche.

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