Le parole di Trump

In uno dei suoi incontenibili tweet Trump ha paragonato l’impeachment che si prepara contro di lui a un linciaggio.

La parola lynching – che in italiano non ci colpisce oltremisura (è anzi di uso piuttosto corrente) – in America assume un significato particolarmente doloroso e sinistro perché si ricollega direttamente ai veri (non figurati) linciaggi perpetrati nel Sud degli Stati Uniti almeno sino al 1968 (quasi 5000, di cui tre quarti contro neri). È una pagina orrenda, una macchia non ancora cancellata dalla coscienza e dalla storia di un popolo che, per altri versi, ha grandi meriti nel campo della libertà e dei diritti umani (ma in cui un certo razzismo continua a serpeggiare latente nel Sud e Trump lo sa bene).

La parola usata dal Presidente ha dunque suscitato una vasta ondata di indignazione e di protesta da parte soprattutto degli oppositori e della grande stampa liberale oltre che, naturalmente, degli organismi rappresentativi della gente di colore.

Tutto inutile, temo: Trump continuerà a dire e a fare spropositi (non gratuiti, non casuali, sempre volti al piacere alla massa intollerante e nel fondo razzista che lo appoggia). Inutile almeno fino a che il disagio che serpeggia nelle fila del Partito repubblicano non si amplifichi fino a diventare una insanabile crepa. Ma siamo ancora lontani da questo.

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