Turchia e Curdi

L’attacco turco ai Curdi in Siria sta scuotendo il mondo. In sé, è normale che l’affermarsi di una pseudoentità statale curda ai confini con la Turchia non può che essere vista con estrema ostilità ad Ankara, da sempre timorosa dei progetti di indipendenza. Un’azione militare diretta a creare quantomeno una zona cuscinetto di sicurezza tra Turchia e zone della Siria occupate dalle milizie curde è quindi comprensibile. Ma la brutalità dell’azione militare va contro principi e sentimenti diffusi nel mondo.

Inoltre, le cose si complicano per vari fattori. Il primo è che l’offensiva non fa che complicare una situazione siriana già complessa e delicata, e va a colpire direttamente i Curdi che sono stati, in questi ultimi anni, fedeli alleati dell’Occidente (soprattutto degli USA, ma anche nostri) contro lo Stato Islamico e hanno contribuito non poco a sconfiggerlo sul terreno. Sarà possibile in futuro, senza il loro apporto, impedire che risorga? Inoltre, concretamente, i Curdi custodiscono nella fascia di terra da loro occupata quasi 11.000 prigionieri jihadisti. Chi li prenderà sotto il suo controllo? La Turchia? Assad? O saranno liberi di tornare a combattere, sul posto o rifugiandosi  in Europa per continuare la lotta?

Sono problemi di prim’ordine, che spiegano la reazione negativa che ha visto per una volta uniti anche i russi. Il comportamento di Trump è stato, peraltro, peggio che ambiguo: ritirando le truppe Usa presenti nella zona ha dato di fatto il via libera a Erdogan, abbandonando i vecchi alleati curdi (tipicamente, ha citato in un primo tempo l’importanza dei rapporti commerciali con la Turchia e invocato la vecchia promessa elettorale di “disingaggiare gli Usa dalle guerre stupide”). In un secondo momento, di fronte alle forti reazioni anche da parte di esponenti repubblicani suoi normali difensori, si è limitato a dire di aver detto a Erdogan che l’attacco “non era una buona idea”. Un po’ poco per un Senato che ora parla di imporre sanzioni alla Turchia (cioè a un alleato della NATO).

La cosa finirà in Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ma non penso proprio che esso (con la tiepidezza americana) riesca a fermare un’offensiva, il cui eventuale insuccesso sta solo nelle mani dei Curdi, dimostratisi combattenti valorosi (ma l’Esercito turco è uno dei primi del mondo). Tutt’al più si può sperare (ma non è facile) che l’offensiva turca sia limitata nel tempo e nello spazio e tenga conto della necessità, non solo di combattere i Curdi, ma di impedire un ritorno jihadista.

Di una cosa sono però persuaso. Che chi saprà meglio giocare le sue carte in questa difficile vicenda (in cui gli occidentali sono divisi tra la simpatia per i Curdi e l’alleanza con la Turchia), sarà il solito Putin, che ha le mani assai più libere.

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