Festival Internazionale del Giornalismo

Mai come negli ultimi tempi nel giornalismo si stanno registrando una serie straordinariamente rapida di cambiamenti e trasformazioni: oltre e al di là degli strumenti “classici” della professione, la professione si è aperta e aggiornata a nuovi linguaggi, resa flessibile a nuove piattaforme per obbedire a uno dei capisaldi del giornalismo: rendersi comprensibile, raggiungere, informare “dando contenuti” quante più persone possibile trasversalmente e indipendentemente dal livello culturale o sociale a cui appartengono.

Oggi giorno essere visibili e credibili (per chiunque voglia “esistere” nella Società contemporanea), senza un sapiente utilizzo dei Media non è più possibile. Come non è più pensabile poter scindere il connubio che si è determinato tra “Comunicazione” e “Informazione”.

Tutto, questo, ovviamente, occorre farlo rispettando regole che garantiscano, a chi deve informare, autonomia e autorevolezza, utilizzo di fonti “certe”. In assenza di questi requisiti non è giornalismo quello che si produce ma letteratura.

Tutto questo per dire che si sono aperti tutta una serie di nuovi spazi e dimensioni dell’informazione che devono essere coperti e a farlo non possono che essere i giornalisti. Della “professione” delle sue trasformazioni ed evoluzioni si è parlato al XII Festival Internazionale del Giornalismo che a Perugia ha appena chiuso i battenti.

Naturalmente non è pensabile prescindere da un rapporto di fiducia e, quindi, credibilità, tra il giornalista e i lettori, di una seria professionalità: fact checking, analisi delle fonti, indipendenza e imparzialità. La posta in gioco è molto alta non si tratta solo del futuro della professione ma delle stesse mutazioni socioculturali che stanno vivendo attualmente le nostre Società, le garanzie costituzionali, la struttura politico/democratica dei nostri sistemi di governo (in special modo occidentali).

Tutti sappiamo che la democrazia non può fare a meno di un’informazione seria e di qualità e l’informazione di “qualità” non può essere fatta senza regole, diritti, tutele e garanzie per chi ogni giorno “l’Informazione la scrive”.

I temi affrontati sono stati tanti: dal rapporto coi social media, alle sfide della digitalizzazione, come dicevamo, o il “giornalismo culturale 3.0” o, piuttosto, il ruolo che gioca nel campo della divulgazione della ricerca scientifica e della trasmissione “pura” di saperi e contenuti speculativi, il ruolo occupato dal giornalismo nel rapporto tra scuola, uguaglianza e democrazia, la pervasività dei big data e dell’intelligenza artificiale che tanta influenza stanno esercitando sulla professione e ancora: economia, cambiamento climatico, cyber guerra, populismo e disinformazione.

Il mutamento radicale e strutturale della Società, che stiamo vivendo, ruota attorno a punti centrali: condivisione delle informazioni, innovazione, coordinamento dei saperi multidisciplinari, condivisione delle responsabilità, utilizzo della tecnologia della conoscenza che necessita di conoscenze e competenze sinergiche, multidisciplinari e multiculturali, che devono integrarsi le une con le altre e interagire nella più ampia prospettiva di quello che può essere definito “l’ecosistema delle notizie”.

Il “IJF18” ha riunito per i trecentouno eventi svoltisi settecentodieci speaker per un volo su più di 50 Paesi nel mondo. Dibattiti, lezioni one to many di storelling efficace per giornalisti e comunicatori hanno animato le giornate di un Festival in cui non si è “solo” parlato di giornalismo, ma “fatto” giornalismo. Una cinque giorni di confronti, workshop, interviste, musica, spettacoli e documentari.

La presentazione, a Perugia, l’hanno fatta su Facebook-live sulla pagina @International Journalism Festival e sono intervenuti, oltre ad Arianna Ciccone e Christopher Potter, fondatori e direttori: Catiuscia Marini, Presidente della Regione Umbria, che con gli organizzatori hanno colto l’occasione per siglare un Protocollo d’intesa rivolto alla valorizzazione dell’Umbria anche sotto il profilo strettamente turistico e non solo culturale.

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