Referendum, le ragioni del SI e quelle del NO

Anche se il dibattito entrerà nel vivo soltanto nel mese di settembre, gli schieramenti pro e contro il Referendum costituzionale stanno già affilando i coltelli per la battaglia che porterà alla consultazione popolare il prossimo novembre.

Il fronte del SI, sostenuto ovviamente dal Premier Renzi e parte dei filogovernativi di NCD, ha di fatto un vantaggio competitivo nella divulgazione delle proprie ragioni ben superiori al Fronte del NO. Quest’ultimo è oltretutto molto più ampio ed eterogeneo rispetto a quello del SI, ma la diversità così radicale dei suoi sostenitori lo mette in una posizione di svantaggio che non solo complica la comunicazione della campagna referendaria ma soprattutto ha delle difficoltà oggettive nello spiegare le proprie ragioni.

Andiamo con ordine. Chi porta avanti le ragioni del SI, ossia il Pd, ha in primo luogo lanciato una sorta di referendum su Renzi e il Governo. Al di là del possibile successo o meno, sarà fondamentale capire anche affluenza e percentuali tra SI e NO. Le principali tematiche portate a sostegno sono l’abolizione del bicameralismo perfetto, l’eliminazione del Cnel, la definitiva cancellazione delle Province che completa il percorso della legge Delrio e il cosiddetto regionalismo differenziato con la revisione delle competenze tra Stato e Regioni. Il tutto confezionato da importanti slogan propagandistici e non troppo poche velate critiche a chi dovesse sostenere la fazione opposta.

E nella guerra tra guelfi e ghibellini sono esattamente le stesse ragioni che vengono portate avanti per il SI a contrapporsi al Governo. I sostenitori del NO contestano principalmente una serie di risvolti tecnici che l’approvazione della riforma causerebbe. Ovviamente la ragione principe che muove il comitato del NO è la possibilità che se dovesse essere respinta la riforma, come da sua stessa ammissione, Renzi aprirebbe una crisi di Governo che rimescolerebbe tutte le carte in gioco nella politica italiana, in primis la revisione dell’italicum.

Ma i due principali oggetti del contendere sono sostanzialmente il Senato federale e la riduzione delle competenze delle Regioni. Il Senato, così come pensato, sarà composto da amministratori regionali e comunali che si occuperanno principalmente di materie legate agli enti locali con una serie di confuse rivisitazioni dei procedimenti legislativi nelle competenze tra le due Camere. I Senatori non sarebbero più eletti direttamente ma dovranno essere indicati in sede di rinnovi delle Assemblee regionali e comunali.

L’altra partita è appunto quella del regionalismo differenziato. Revocando parte delle competenze delle Regioni e demandando al Governo la facoltà di decidere eventualmente quali competenze, sulla base di indefiniti criteri, riconsegnare nelle mani delle Regioni. Questo procedimento metterebbe ovviamente in contrapposizione le Regioni di colore differente a quello del Governo scatenando faide dannose per i cittadini.

Insomma una serie di elementi animeranno la battaglia referendaria ma il vero oggetto del contendere sarà Renzi SI o Renzi NO. Al netto delle posizioni dei due comitati, molto si giocherà nel Palazzo chiudendo accordi tra centrodestra e centrosinistra che possano portare a una legge elettorale che riesca a scongiurare il rischio Governo 5 stelle.

©Futuro Europa®

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