Roma, MetroC “contronatura”

A Roma procedono i lavori di ampliamento della linea della Metro C, nonostante le proteste e le difficoltà. Il nuovo tratto T3, che permette il collegamento tra le stazioni San Giovanni e Colosseo-Fori Imperiali, è certo immancabile, ma il costo a livello ambientale e storico-culturale risulta essere alto, quasi proibitivo.

Questa volta non si ha a che fare con problemi burocratici o economici, ad esempio il reperimento di fondi; la situazione infatti è differente ed è relativa all’aspetto logistico. La parziale pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali non ha interdetto il passaggio di autobus, taxi e bus a 2 piani. Si sono così realizzati cantieri dell’impresa bolognese Breda Menarini più ristretti lungo la via, rifacendosi sui giardini di Villa Rivaldi. Nel sito si sta ultimando l’installazione dei poli gestionali, dei magazzini per i materiali necessari e degli alloggi temporanei per gli operai. È necessario lo sbancamento per eguagliare l’area al livello stradale e dunque recuperare spazio vitale per l’operazione. Il Belvedere Cederna è già stato spianato.

Ora dimenticatevi del luogo in riferimento alla programmazione concertistica e cinematografica. Il posto, dove i Romani possono aver trascorso momenti indimenticabili, non c’è più. Si è iniziato con la rimozione della rampa d’accesso per dare spazio alle future palizzate in cemento, dunque proseguire e colpire il patrimonio arbusto-arboreo della cinquecentesca Villa Rivaldi.

Un momentaneo arresto dell’opera ingegneristica ha dato i suoi frutti e molto probabilmente sventato il peggio. Tuttavia dei 60 esemplari di pino, palma, cedro, quercia e ailante, ne sono stati abbattuti 40. Sorte comune è per 2 alberi sui 4 stabiliti precedentemente da rimuovere. Si salveranno in questo modo 12 alberi e Roma dovrà aspettare 50 anni per tornare alla condizione odierna. A ogni albero tagliato corrispondono 4 alberi da piantare, nella cui crescita confidare aspettando con somma pazienza, pazienza da lasciare in eredità alla propria progenie. I cittadini verranno interessati da un cambiamento che colpisce la zona più importante di Roma dal punto di vista d’attrattività turistica. La tutela da parte del Codice dei beni culturali non ne ha limitato il danneggiamento e la distruzione. Accese le ruspe, l’azienda Roma-Metropolitane non ha voluto sentire ragioni e non ha accettato le alternative proposte, come la pedonalizzazione da largo Corrado Ricci al Colosseo.

Una ferita profonda e a suo modo analoga era stata quella inferta nel periodo 1924-1932 e legata alla realizzazione di via dell’Impero. L’intervento aveva comportato il totale sbancamento della Velia, la collina occupata dalla maggior parte dei giardini di Villa Rinaldi, con tanto di perdita di arredi rinascimentali e barocchi. E oggi si parla nuovamente di perdita.

Massimo Palombi, il Presidente di Roma-Metropolitane, in questi giorni raccolto in un silenzio stampa serafico, ci aveva avvisati all’inizio dell’estensione della linea C. Aveva annunciato che il tratto T3 sarebbe stato il più delicato, in quanto il più vicino al picco dell’area archeologica. “L’area archeologica crea un problema soprattutto per le stazioni, perché la linea viaggia a 35-40 km sotto terra per cui non incontra lo strato archeologico, se non quando ci sono le stazioni”. Ecco il motivo per cui si tratta di appena all’incirca 3 km da realizzare in 84 mesi a partire dal 15 aprile 2013 con 792 milioni di euro e le migliori tecnologie.

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