Rassegna stampa estera

Ancora Lampedusa triste protagonista della Stampa Estera. Malgrado gli exploit perpetrati da alcuni nostri politici di primissimo piano, al limite del credibile per molti osservatori esteri e dei quali riporteremo qualche riga, il tragico naufragio sembra finalmente aver messo in moto un motore ingolfato da tempo. Tanti i titoli che marcano il sentimento di sfiducia che giustamente vive negli animi dei lampedusani e che ha fatto volare parole dure nei confronti dei leader europei arrivati sull’isola mercoledì scorso per rendere omaggio alle vittime e cercare di far sentire la vicinanza delle  istituzioni (BBC News, Lampedusa migrants: EU chief and Itali PM heckled on visit, Richard Heuzé – Le Figaro, La colère de Lampedusa contre Bruxelles), molti articoli fanno percepire che il problema non è più “italiano”, ma europeo (Europe 1: L’Europe qu’on ne veut pas voir, Deutche Welle, A shocked Barroso promised help in Lampedusa). Sarà la volta buona?

Interessante l’analisi di Christian Makarian scritta per L’Express lo scorso 8 Ottobre e dal titolo significativo (per il gioco di parole in francese): Lampedusa: mouroir de l’Europe, miroir de l’Europe (Lampedusa: terra di morti, o specchio d’Europa?)e che racchiude quello che in tanti pensano. Il giornalista scrive:” Mentre non passa mese senza che un nuovo naufragio, come quello di Lampedusa non lasci sulle coste Sud dell’Europa dei cadaveri di disperati, è diventata  comoda prassi accusare in ogni momento la passività dell’Europa” e spiega che, se è vero che molti di noi (noi europei) si sono “asuefatti” a questi drammi ormai giornalieri, la colpa non è solo delle istituzioni di Bruxelles, che non brillano forse per simpatia, ma che fanno il loro lavoro, “il rifiuto dell’inaccettabile, che si svolge alle nostre porte, deve essere collegato ad altri fattori scatenanti che non sono all’emozione. A cominciare dall’analisi politica di questo stato dei fatti”. Makarian si rifà al Trattato di Amsterdam del 1997 e alle disposizioni che ne sono seguite sulla “gestione” dei migranti, sostenendo che il concatenarsi di interessi interni ad ogni Stato (per esempio la cattiva reazione dei leader estremisti se fosse solo Bruxelles ad occuparsi della questione) e ovviamente il “nascondere la testa sotto la sabbia” dell’UE non risponde “in niente al carattere emorragico del problema (…)  si impone un cambiamento radicale della politica migratoria, il quale suppone una migliore ripartizione intereuropea, una intensificazione della lotta contro le reti criminali di scafisti, una sorveglianza maggiore delle imbarcazioni e dei mezzi più forti nel salvataggio in mare”. Ma operare solo su questo fronte significherebbe per il giornalista erigere una diga, e ciò non basterebbe a risolvere il problema. “Ciò che va fatto, come l’esempio spagnolo lo dimostra in modo positivo, è solo agendo alla fonte dell’immigrazione, istaurando programmi di cooperazione in Africa stessa, sia sul piano economico che della sicurezza, che si avrà un’azione efficace. Dominare l’immigrazione è un’ambizione, una proposito, non una rinuncia, né una ritirata. Almeno se vogliamo che Lampedusa la terra dove muore non diventi lo specchio dell’Europa”.

Philippe Ridet su Le Monde dell’8 Ottobre (En Italie, la repressive et inefficace loi Bossi-Fini sur l’immigration en débat)riprende il tema “immigrazione”, ma puntando il dito sulla discussa legge Bossi-Fini, definendola un vero fallimento tanto che “resa ancora più dura nel 2009, con l’introduzione del reato di immigrazione clandestina passabile di prigione, le legge è stata applicata raramente. Non è riuscita a strozzare i flussi migratori. Appena votata, 5000 persone arrivate dalla Tunisia sono sbarcate nel giro di 48 ore a Lampedusa. La sua nomea non è uscita dalle frontiere dello Stivale e in Eritrea come in Somalia e in Siria, i due uomini forti dell’Italia degli anni 2000 sono delle tigri di carta” (…)  Sempre Ridet, sul suo Blog “Campagne d’Italie” si diletta a descrivere l’intervento di Grillo-Casaleggio nei confronti dell’emendamento presentato dai “loro” parlamentari che voleva sopprimere il reato di immigrazione clandestina. Il giornalista descrive con la solita pungente ironia l’intervento dei due (due?) e scrive “Grillo e Casaleggio fanno dunque politica, all’antica. Come gli altri. Forse peggio degli altri visto che avevano promesso di rimpiazzare gli eletti con una nuova razza di cittadini deputati e senatori, onesti, esperti e riflessivi. Le maschere cadono. Dopo l’espulsione dei ribelli, la condanna del mandato imperativo, gli appelli ai fascisti di Casa Pound durante la campagna, il rifiuto di modificare la legge del sangue, il M5S marca il  territorio. Tutto a Destra.”

Già, la poca serietà con la quale vengono presi i nostri politici è un altro dei temi caldi della Stampa estera e i titoli di grandi e popolari testate come Bloomberg e The Guardian fanno riflettere. Se da una parte si denota sarcasmo come nell’articolo di Ed Vulliamy (The Guradian 6 Ottobre) che paragona la sceneggiata del  voto al Senato e (secondo il giornalista) conseguente caduta del Cavaliere “degna di un Caravaggio”, un “capolavoro dell’epoca Barocca”, Alessandra Migliaccio e Andrew Frye, parlano dello stesso evento analizzando il comportamento del nostro Primo Ministro (Bloomberg, 6 Ottobre) che ha agito in piena sintonia con il credo di Machiavelli. Parlando del momento della fiducia, i due giornalisti scrivono: “Ha marcato il trionfo del metodo della vecchia scuola, quella con la quale Berlusconi era entrato in competizione ai suoi esordi, attaccando gli iniziati e usando le sue televisioni per supportare le sue ambizioni politiche”.

Certamente la saga di Berlusconi sembra poca roba di fronte alla catastrofe di Lampedusa, una saga che probabilmente continuerà, come ogni feuilleton degno di questo nome, con colpi di scena vari. La saga che ci auguriamo sia giunta al suo termine è quella dei migranti.

©Futuro Europa®

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