Il sogno biondo di una generazione

Ci sono sogni più lunghi della notte. Potrebbe essere il primo verso di una poesia. Il sogno di Gordiano Lupi (ma non solo il suo), da quando ancora giovinetto fu folgorato dalla bellezza sublime di una quasi sconosciuta ragazzina poco più grande di lui apparsa d’improvviso sul telo bianco di un cinematografo, è più lungo di mille e mille notti. La ragazzina quasi minorenne si chiamava Gloria. Si chiama Gloria. Si chiamerà e sarà per sempre Gloria.

Sogno e poesia (perché gli occhi di Gloria, e non solo gli occhi, sono sogno e poesia), rimpianti di un tempo che non tornerà più, amore cinefilo incondizionato e non solo cinefilo, si fondono e confondono mirabilmente in questo libro che è omaggio a lei, la divina dallo sguardo dolce e assassino, il volto di un angelo tentatore e il corpo che è perfezione d’artista. Gloria Guida, all’anagrafe è di Merano. Ma è poi diventata bolognese (casalecchiese) come chi vi scrive. Un po’ di sano campanilismo non guasta, neppure nelle presentazioni. Gordiano Lupi, non contento di averle dedicato – almeno in parte – un primo libro anni fa (Le dive nude, pubblicato da Profondo Rosso) e in tempi recenti l’e-book Gloria Guida – La Marilyn Monroe degli anni ’70, riprende quest’ultimo lavoro, lo rivede, lo integra e – che il dio della settima arte gliene renda merito – decide oggi di pubblicarlo in libro con i fogli di carta. Da sfogliare e assaporarne il profumo.

Non me ne vogliano gli alberi svedesi o amazzonici. Non moriranno, vivono e vivranno sempre sulle scansie delle nostre librerie o in quelle delle biblioteche di mezzo mondo. A chi vi scrive queste poche righe, l’Autore ha commissionato la stesura di una filmografia di Gloria. Scrivere titoli e aggiungere qualche dato tecnico abbastanza insignificante – pratica seguita dai cattedratici della storia e della critica cinematografica – mi sembrava riduttivo. Nelle schede dei film ci ho messo di tutto e di più. Forse convinto che anche a Gloria potrebbe far piacere trovare il nome di una parrucchiera di cui si era dimenticata, un generico che recitò una battuta insieme a lei o un elettricista che procurò corti circuiti ammaliato dalla sua bellezza. Non contento ho aggiunto stralci dalle documentazioni redatte dai Censori. Spesso e volentieri, oltre a sbrigativi “vietato ai minori” (perché qualche tetta e culetto non erano cose per ragazzini brufolosi) sono fonte d’ (in)volontaria ilarità le motivazioni che determinarono tali divieti, compresa la parolaccia ben evidenziata e avallata con tanto di timbro e firma in calce a voler dimostrare che a loro, i Censori, non sfuggiva proprio niente, neppure un sospiro. E, per non farmi (e farvi) mancare nulla non potevano mancare, a corredo del tutto, le luminose e illuminate recensioni – scritte frettolosamente sul tovagliolo di carta del ristorante – dai critici coevi. E qui il discorso s’allargherebbe e anche di molto.

Va detto che i film di Gloria (ma non solo i suoi, ché era in buona compagnia) i togati in cattedra li delegavano – fatte le debite eccezioni – ai loro vice o a quelli che siglavano con le iniziali per non farsi riconoscere dal lettore a cui ben poco interessava chi fosse il firmatario della quasi scontata stroncatura. Perché, da sempre, c’è un critico ben più importante di quello pagato da giornali o riviste ed è colui che paga il biglietto. Lo spettatore. Che, da subito, premiò i film della Nostra facendo la fila ai botteghini. Il discorso sull’ astigmatismo miopico o ipermetropico della critica meriterebbe un lungo approfondimento, ma mi fermo qui. Come diceva l’amico Morando Morandini (purtroppo da poco scomparso), che in quanto a demolizioni critiche non era secondo a nessuno, “tanto le presentazioni le leggo solo io, quindi siate brevi e concisi”.

L’invito di Gordiano Lupi è stato occasione unica e irripetibile, per (ri)vedermi tutti i ventisette film (per il grande schermo) interpretati da Gloria. Più o meno quarantacinque ore di meravigliose visioni, interrotte soltanto dagli inopportuni richiami di Morfeo. Col risultato che poi, la ragazza mi è apparsa in sogno per una settimana vestita da novizia in Avere vent’anni, correre sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro ne Il triangolo delle Bermude o fare l’infermiera di notte in una casa stregata. Inconvenienti di piacevoli incubi notturni.

Della signora Guida, figlia di Giorgio Guida e sposata con Giorgio Guidi (sarà casuale? Io, convinto sostenitore che a governarci sia il caso, ora nutro qualche dubbio), leggerete vita morte e miracoli (cinematografici) nel libro di Lupi. Che ha meriti non di poco conto. L’autore, che pure ammira l’attrice senza se e senza ma, non si pone problemi nel giudicare negativamente certi film mal riusciti, certe operazioni commerciali fini a sé stesse, certe sceneggiature o regie che meritavano e meritano non troppa considerazione. È compito dello storico e del critico (serio) non glorificare (mi sia consentito il gioco di parole) aprioristicamente ma affrontare la materia trattata con obiettività. Lupi, lodevolmente, lo fa. Così come mette gioiosi e giustificati punti esclamativi laddove è il caso di farlo, perché la filmografia di Gloria è anche, e spesso, vero cinema. Di gradevole intrattenimento o d’autore con ambizioni alte. Vederla per le strade di Bologna dare gas al suo motorino Garelli in L’affittacamere, ammirarne il culetto nel discutibile ma interessante e anticonformista film di Liverani Il solco di pesca, incontrarla maliziosa liceale o massacrata da quel simpatico geniale regista che fu di Leo, sono solo dettagli. È sempre lei, Gloria. Altro merito di Lupi (e questo lo scoprirà il lettore) è l’aver sezionato chirurgicamente ogni film, raccontandocelo sequenza dopo sequenza. Invitandoci, semmai non l’avessimo ancora fatto, a rivederlo, gustarlo, anche con un opportuno fermo immagine o un rewind per scoprire un dettaglio sfuggito, un dialogo divertente da riascoltare. Perché un conto è la parola scritta e un altro è l’immagine o la parola ascoltata. Non è mio compito, qui, analizzare i film interpretati dalla divina Gloria.

Spendo con anima e cuore qualche parola (confidando nella comprensione dell’Autore e di Lei). La filmografia di Gloria Guida è fra le più brevi, in assoluto, di tutta la storia del cinema (escludendo, naturalmente, i fulmini a ciel sereno, non gratificati da piacevoli successivi tuoni). 1974-1982, sempre da protagonista. Una intensa overdose di cinema che ancora ci riempie serate di nostalgie. Usata, strumentalizzata da cineasti senza scrupoli? Solo in cerca di una ragazzina per soddisfare voglie di un pubblico privato da altre erotiche alternative? Sarà il tempo a dircelo. Erano, quelli, anni che con gli occhi di oggi, difficilmente possiamo decifrare. Andrebbero in tilt anche Freud e suoi allievi.

Gloria è stata (e quanto vorremmo lo fosse ancora!) interprete di razza. Oggi, come lei, ne incontriamo poche. Commediante perfetta in film perfetti di Steno, Capitani e Corbucci (quelli che, personalmente, preferisco). Recita anche con un maestro come Dino Risi, che però – con Sesso e volentieri – s i era momentaneamente dimenticato di essere un maestro vestendo i panni meno eleganti del semplice intrattenitore. Ma sarà il film di Fernando di Leo che ci lascerà per sempre il ricordo dell’attrice vera. Essere protagonista di un capolavoro (tale ritengo sia Avere vent’anni) è un bel traguardo raggiunto. Anche se nella vita c’è sempre un altro traguardo, e un altro ancora da superare a braccia levate al cielo. Sarà, questa, la bio-filmografia definitiva di Gloria Guida? Non ci è dato saperlo. Se un giorno la Nostra Amata decidesse di tornare davanti a una macchina da presa sono certo che Gordiano Lupi si metterebbe al computer pigiando felice sulla tastiera per scrivere altre parole e altri pensieri su di lei. Perché, come ho scritto in principio, ci sono sogni più lunghi della notte.

[L’articolo è testo della presentazione al libro di Gordiano Lupi “Gloria Guida – Il sogno biondo di una generazione”, Edizioni Il Foglio – NdR]

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