Cronache dai Palazzi

Incassata la fiducia, Renzi decide di trascorrere il suo primo giorno di Governo fuori dal Palazzo confermando la sua vocazione come ‘sindaco d’Italia’. Il neopremier, tra ovazioni e forconi, si lancia tra la gente di Treviso stringendo la mano ai bambini di una scuola multietnica e lancia una nuova casella mail per segnalare tutto ciò “che non va”. Il Governo farà poi i ‘compiti a casa’. Per Matteo Renzi la scuola rappresenta “la via per uscire dalla crisi” mentre per le imprese promette un taglio di 10 miliardi del cuneo fiscale anche se non è ancora chiaro dove recapitare le risorse. Si confida molto sulla spending review ma le indiscrezioni secondo cui sarebbero stati individuati 10 miliardi di tagli possibili sono state immediatamente smentite.

Matteo Renzi sembra essere consapevole che la strada da percorrere è piena di ostacoli ma non intende abbandonare la sua atmosfera da ‘sogno’. “C’è il dolore e le difficoltà – precisa Renzi – ma anche l’attesa e la speranza. Sono consapevole del durissimo lavoro da fare”.  Allergico alle liturgie e ai convenevoli, Renzi passeggia tra la folla schivando le arance e quando viene accusato di scarsa concretezza sfodera il suo Jobs act che dovrebbe essere “sostanzialmente pronto” per il 17 marzo, giorno in cui è previsto il bilaterale con Angela Merkel.

La riduzione del cuneo fiscale rappresenta la rivoluzione tanto attesa anche in Viale dell’Astronomia, dove il leader degli imprenditori si compiace con Renzi per aver captato i problemi su cui intervenire ma annuncia di poter formulare un giudizio sul nuovo Governo solo dopo aver verificato la realizzazione di alcune ‘promesse’. Al di là della simpatia personale, Squinzi concede a Renzi un’apertura con “riserva”. Il nuovo Governo deve fare sul serio “approfittando di una rinnovata fiducia dei mercati con lo spread ai minimi, deve ottenere margini di flessibilità concessi dal Patto di Stabilità in cambio di un serio programma di riforme”. Squinzi cita i dati Istat e ricorda che “stiamo strisciando sul fondo” dato che dal 2011 l’Italia ha perso un quarto del suo prodotto industriale, con 100 mila imprese chiuse. “Abbiamo perso 15 miliardi – sottolinea Squinzi con durezza – per l’incapacità del Governo a dare soldi, ma anche dove sono stati dati c’è stata una polverizzazione senza senso”. I 10 miliardi promessi ora da Renzi sono gli stessi 10 miliardi di taglio al cuneo promessi all’inizio da Letta, poi diventati 5 e alla fine ridotti a 1,1 miliardi come nell’ultima versione della legge di Stabilità. Se i tagli alle tasse subiranno una simile inversione di tendenza, se la semplificazione amministrativa non sarà all’altezza, se la riforma della legge previdenziale voluta dalla Fornero non decollerà, il nuovo premier – nonostante il suo entusiasmo e la “baldanza”, nonostante la gran voglia di “cambiare verso” – rischia anch’egli la polverizzazione.

Per agganciare la ripresa occorre realizzare le riforme necessarie, le stesse riforme che Angelino Alfano promette ad Angela Merkel, a Berlino nella sede del Ppe. La cancelliera ha voluto approfondire la questione del nuovo Governo con il leader di Ncd, annunciandogli inoltre che la Cdu sosterrà l’ingresso del Nuovo centrodestra nel Ppe al prossimo congresso di Dublino. Alfano ha comunque puntualizzato ad Angela Merkel che “dell’Europa ci sono cose che non piacciono” e affinché “l’Unione sia comprensibile” il cambiamento “è necessario”. La cancelliera ha a sua volta rimarcato il “ruolo di responsabilità” di Ncd che rappresenterebbe “una linea di ragionevolezza” necessaria per arginare le “pulsioni” antieuropeiste che serpeggiano all’interno dell’opinione pubblica in Italia.

La Merkel vorrebbe scavare nelle vicende italiane e, in particolare, vorrebbe approfondire la questione del 3% (e quindi il pareggio strutturale di bilancio) che sembra non preoccupare il neopremier. Per la prima volta un presidente del Consiglio non mostra la solita preoccupazione nei confronti dei diktat europei e non imposta una politica economica seguendo le raccomandazioni, gli indirizzi e le richieste della Commissione europea. Anche il presidente Napolitano – a Catania per celebrare i successi del distretto industriale del sud-est – sottolinea che la crisi del debito sovrano e l’aggiustamento dei conti pubblici “hanno assorbito tutte le attenzioni e le energie dell’Europa” ed è quindi giunta l’ora di spostare l’attenzione su “altre politiche”.

Alfano rassicura comunque “frau Angela” e assicura che il nuovo governo non vuole “rovinare i conti dello Stato né gravare i cittadini di nuove tasse”. L’obiettivo prioritario è “la diminuzione del carico fiscale sul lavoro” che verrà affrontata “attraverso il taglio della spesa”, e solo dopo aver varato le riforme il governo potrà affrontare “il tema del 3%”.

Per ora l’europeismo di Renzi si concentra sull’adesione al Pse che il neosegretario è riuscito a strappare al suo partito dopo anni di estenuanti divisioni tra diessini e cattolici democratici. Per il presidente del Pse, Serghei Stanishev, è “un momento storico” perché senza il Pd “la famiglia socialista europea era incompleta”. L’adesione al Pse provoca comunque una ferita nel Pd e, nonostante gli impegni internazionali, il segretario premier fissa una nuova riunione della Direzione per tentare di ricomporre i rapporti interni. “Da febbraio ad oggi abbiamo avuto una straordinaria sequenza di risultati”, ricorda ai suoi Renzi, che ora sembra disporre anche dell’appoggio del granitico Massimo D’Alema, disposto a ‘dargli una mano’ (complici le ultime vicende governative).

A proposito di Pse e di avvicinamento alla socialdemocrazia, per Massimo D’Alema non si tratta di “una resa” ma di “un grande passo avanti”. Nel dibattito con Beppe Fioroni (ex Ppi) – che ritiene l’ingresso del Pd nel Pse un passaggio affrontato con troppa “superficialità” se non addirittura un “errore molto grave” – D’Alema conferma la linea del segretario, e afferma: “C’è chi  non vuole morire democristiano, chi non vuole morire socialista. Mi atterrei alla prima parte che ci mette tutti d’accordo”. Per D’Alema l’adesione al Pse rappresenta “un forte impegno innovativo” e, in questo modo, il Pd contribuisce a “creare una vera forza politica europea progressista, dalla politica economica ad una svolta in politica estera europea”.

Il Pd attraversa quindi importanti cambiamenti interni che inevitabilmente si ripercuotono sulle vicende del Governo. La scelta di cambiare premier affidando la leadership dell’esecutivo a Matteo Renzi rappresenta un’evidente operazione di personalizzazione finalizzata al rafforzamento del Pd, che dovrà sfidare a testa alta gli avversari – a partire dalle prossime Elezioni europee – all’interno di un quadro politico sempre più bipolarizzato anche in Europa. Il premier in carica sogna il trionfo alle Europee e l’adesione al Pse  corrisponde ad una mossa strategica ben precisa.

Infine se dal nuovo Governo ci si può attendere davvero ‘la svolta’ è ancora molto presto per dirlo. Si tratta di “an hipothetical question”, come ha affermato da Catania il presidente Napolitano che invita tutti a “non esagerare” con atteggiamenti eccessivamente fideistici. La situazione dell’Italia è molto complicata e agganciare il treno della ripresa sarà un’impresa ardua e faticosa che dovrà essere portata avanti con impegno e responsabilità, anche in Europa dove il rigoroso aggiustamento dei conti pubblici ha finora penalizzato la strutturazione di politiche industriali più efficaci.

“Il dibattito sull’Europa è un tema che non finisce”, ha rimarcato Renzi, e l’adesione al Pse è nel contempo un “punto di arrivo” e un “punto di partenza”.

©Futuro Europa®

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