Civiltà

«Qual è il limite del termine civiltà? È forse misurato dal progresso? Dal numero degli elettrodomestici, dall’uso degli smartphone? Oppure dipende dal fatto che si attraversi sulle strisce pedonali, che si rispettino le regole? Forse la somma di tanti parametri.

Ma forse si può definire civile una nazione o un continente che non permetta che si possa annullare la dignità di un popolo, come sta accadendo in Siria, nei campi profughi. Un fiume di gente in fila per il cibo, per l’acqua. Una foto che nessuno avrebbe mai voluto vedere, quella del campo Yarmouk, alla periferia di Damasco. Eppure è così. Ormai, dall’inizio di quella che fu definita la “primavera araba” (che di primaverile ha ben poco), dal 2011 le cose sono peggiorate.  In realtà non è una rivoluzione ma un vero e proprio conflitto, che vede contrapposte militarmente le forze governative a quelle dell’opposizione, iniziato il 15 marzo 2011 con le prime dimostrazioni pubbliche e che poi si è sviluppato in rivolte su scala nazionale, per poi divenire guerra civile.

Forse c’è sempre un’emergenza più emergente che fa passare in secondo piano questa disgrazia, certo è che non ci sono soluzioni all’orizzonte. Una parte del continente asiatico e dell’Africa del nord patisce la conseguenza di queste dissennate guerre. La povera gente scappa e si ammassa ai confini.

Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, l’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani, ha dichiarato che i leader europei dovrebbero vergognarsi. Io credo che abbia in parte ragione, per il fatto che spesso questi profughi, quando riescono ad arrivare in Europa, vengono praticamente rinchiusi in lager chiamati “centri d’accoglienza”; oppure, dopo viaggi estenuanti, si ritrovano di fronte a muri costruiti per impedire loro l’accesso, come in Grecia e in Bulgaria. D’altra parte la Bulgaria non si è mai sollevata completamente dagli effetti della dittatura comunista. Mentre la Grecia è stata da poco affondata dalle conseguenze dei dettati dell’Europa più ricca. In più, c’è di mezzo una crisi economica globale e la ristrettezza in cui versano quasi tutti i paesi europei. Non ultimo una crescente e dilagante ondata di odio verso queste persone, anche causato da episodi di illegalità. Ma non è questa una spiegazione.

Un profugo siriano intervistato in un campo bulgaro ha rilasciato questa dichiarazione: “Siamo arrivati dalla Siria fino alla Bulgaria perché vogliamo vivere. Ma siamo chiusi in questo campo e non sappiamo più nulla. Né del nostro futuro né del mondo”.

Ecco, forse queste parole sono il limite del termine Civiltà.»

©Futuro Europa®

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