Il Discorso

«Sandro Pertini è stato Presidente della Repubblica Italiana dal 1978 al 1985. Un periodo storico non certo facile, un periodo minato dal terrorismo, dai sequestri di persona, dalla lotta armata contro lo Stato. Eppure lui nel suo discorso era sempre ottimista. Diceva: c’è la disoccupazione ma io credo nella gioventù, i giovani non hanno bisogno di sermoni ma hanno bisogno di esempi di onestà, coerenza e altruismo. Discorsi quasi innocenti, umili.

Nel 1981 il suo discorso è scritto con il cuore rivolto alla Polonia: “Vi è in me molta preoccupazione e molta tristezza; mai Presidenza della Repubblica è stata tanto tormentata come la mia”. È un anno difficile: in Egitto la speranza di democrazia del popolo è morta insieme a Sadat, barbaramente assassinato; in Europa la Russia ruggisce contro i Polacchi, l’Iran e l’Iraq si massacrano tra loro e gli Israeliani continuano a occupare territori non loro; per la prima volta nell’era moderna, un Papa è oggetto di attentato. Pertini non sapeva, ignaro, che i tempi futuri sarebbero stati ancora peggiori.

Quest’anno, il discorso di Giorgio Napolitano ha avuto un incipit di grande impatto: l’anno forse peggiore della Repubblica, lo ha definito. Un anno in cui si è minata la stabilità dello Stato (ma anche un anno in cui sono state sgretolate le certezze e le sacralità con un nuovo Papa senza che morisse il precedente), una nuova forza politica fatta da urlatori e semi rivoluzionari senza nessuna preparazione in merito, una specie di esercito dei Mille dei poveri, straccione nell’animo, un manipolo di persone senza cultura che hanno occupato gli scranni e cominciato a insultare tutto e tutti. La politica, moribonda, non ha saputo reggere l’impatto e sono emerse le mezze figure, le mezze persone; solo la Chiesa ha avuto il privilegio dell’umile Francesco, un uomo per il cambiamento.

“Il coraggio degli italiani è in questo momento l’ingrediente decisivo per far scattare nel 2014 quella ripresa di cui l’Italia ha così acuto bisogno” ha detto il Presidente Napolitano. Ma a me è sembrata forse un po’ retorica, il coraggio è nobile ma le troppe tasse non lo sono. Un sistema politico così in cancrena si può salvare solo con le amputazioni. E se tutti dobbiamo fare sacrifici amputiamo tanti privilegi ma facciamolo davvero. È immorale per una sola persona guadagnare tanto ed è incivile per una società civile accettare che ci siano tanti poveri.

E queste benedette riforme che vengano fatte! E Giorgio Napolitano, Presidente suo malgrado, è la dimostrazione dell’incapacità di ricambio della classe politica. Dove sono gli uomini e le donne capaci di questa Nazione? A chi affideremo l’Italia? Certo non ai soliti noti che già tanti guai hanno prodotto. E comunque ho trovato di cattivissimo gusto l’idea di un controdiscorso da parte del capocomico di Genova: le critiche servono quando sono costruttive, altrimenti sono chiacchiere di paese.

Credo che sia stato molto difficile per il nostro Presidente pronunciare questo discorso: in un mese sono state chiuse quasi mille imprese ed ormai dalle parole è fondamentale passare ai fatti. Altrimenti non ci saranno più cittadini a cui indirizzare il messaggio di fine anno ma solo schiere di poveri in fila alla Caritas.»

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