UE, indagine sulla violenza contro le donne

L’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) ha recentemente condotto una indagine a livello dei 28 stati membri sui casi di violenza contro le donne. I dati raccolti tramite intervista sono stati svolti su un campione di 42.000 donne ed ha evidenziato come la maggior parte dei casi di violenza non venga denunciati alle forze di polizia e nemmeno alle organizzazioni che si battono a difesa delle vittime. E’ stato altresì posto l’accento su come i casi riportati coinvolgano di riflesso anche parenti e amici delle vittime. Sconcertante e preoccupante il rilievo che meno del 20% dei casi riportati siano riconducibili all’esterno della propria casa e che l’uomo fosse conosciuto dalla vittima, se non addirittura parente stretto o amico intimo di famiglia.

L’inchiesta è partita da una richiesta da parte del Consiglio e del Parlamento UE datata 2010, si è svolta nel 2012 ed è stata pubblicata nel 2014 prendendo a base un minimo di 1.500 donne per paese membro. Ben il 33% delle donne ha dichiarato di avere subito, a partire dal compimento dei 15 anni, una qualche forma di violenza in un coacervo di azioni che spazia dal semplice colpo, alla tirata di capelli, alla violenza sessuale vera e propria con o senza l’uso di armi. Per l’appunto lo stupro è stato ammesso da una donna su venti.

Può sembrare sorprendente, ma è proprio la civile Europa del nord ad aggiudicarsi la palma di pecora nera nel rispetto dei diritti delle donne, la Lituania ‘vanta’ una percentuale del 30% che sale addirittura al 40% nel caso di Danimarca e Finlandia. L’Italia si pone verso il basso della classifica con un 15%, ma prima di inneggiare alla virtù del nostro paese, è da mettere in luce che il dato in generale pare riflettere un diverso ‘sentire’ la violenza subita. Oltre una maggiore difficoltà a raccontare l’accaduto, il comprendere certi atti come ‘violenza subita’ è una percezione diversa tra i paesi del nord e quelli del sud. Nello specifico paesi come la Finlandia ritengono al 70% che la violenza verso le donne sia un problema comune, e la media di risposte in tal senso è, come si è visto, alta. Al contrario in Portogallo ed Italia fino al 90% delle donne ritiene la violenza nel proprio paese un problema dilagante, ma la percentuale di risposte in tal senso è decisamente bassa, percezione e risultati in questi casi non combaciano per i motivi sopra descritti. Pare che certi tipi di avances oltre il tollerabile siano visti come violenza nei paesi nordici, ma come forma di galanteria eccessiva nell’area mediterranea, oltre una culturalmente ritrosia a raccontare i fatti personali avvenuti, pur se in forma anonima e statistica.

Per comprendere la differenza tra i casi denunciati e quelli reali basta riportare le statistiche ufficiali della UE, da cui si desume che 13 milioni di donne hanno subito violenza fisica e 3,7 milioni di donne di tipo sessuale nel corso dei 12 mesi precedenti le interviste dell’indagine (rispettivamente il 7 % ed il 2% delle donne di età compresa fra i 18 e i 74 anni nell’UE). Andrebbero poi aggiunti i casi di violenza psicologica e di stalkering con invio di messaggi o telefonate ad esempio.

Non deve passare in secondo piano che l’indagine è stata svolta non in rapporto semplicemente alla violenza contro le donne, ma in riferimento alla violazione dei diritti fondamentali della persona come riportato nel dettato dell’articolo 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea ove si afferma che la dignità umana è inviolabile; essa deve essere rispettata e tutelata. L’articolo 2 garantisce il diritto alla vita e l’articolo 4 la proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti. L’articolo 21 riconosce il diritto alla non discriminazione fondata sul sesso e l’articolo 47 assicura il diritto di accesso alla giustizia.

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Un Commento

  • Per amore della giustizia, bisognerebbe dare dati anche sulla violenza delle donne contro gli uomini.

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