Il Paese surreale

Nel corso della mia lunga esperienza politica ne ho viste tante, ma quelle alle quali sto assistendo negli ultimi tempi hanno davvero del surreale. Al Senato, nel corso del dibattito sulla fiducia al Governo Letta, ancora una volta Berlusconi, con il solito cinismo che lo caratterizza, ha saputo smentire sé stesso e i suoi parlamentari ai quali pochi attimi prima aveva chiesto il voto contrario, annunciando il voto favorevole di quello che gli restava del Pdl.

E’ vero, una volta Giulio Andreotti, nel corso di un congresso Dc che rischiava di metterlo in minoranza, mi spiegò che questo non sarebbe successo perché: “Caro Salatto”, mi disse, “in politica o si ha la maggioranza, o si fa l’unità…”. Regola d’oro per la quale il divo Giulio non andò mai in minoranza e men che meno all’opposizione. E questo perché: “E’ meglio tirare a campare che tirare le cuoia…”. Dunque il Cavaliere ha evitato rocambolescamente di finire all’opposizione nel Parlamento dimostrando – se ce ne era bisogno – che la nascita di Forza Italia è guidata da un padre-padrone al quale tutti si attengono senza proferire parola. Ma allora l’elettorato che nei sondaggi lo seguiva a spada tratta mentre affossava il Governo, cosa farà ora che è stato inopinatamente tradito? E i suoi falchi, cosa potranno più dire ad Alfano e agli altri che invece prima di loro avevano, con dignità, coraggio e lungimiranza, annunciato di voler sostenere Letta per il bene del Paese? A cosa è servita dunque tutta la sceneggiata delle dimissioni dal Parlamento dei pidiellini, dell’ordine perentorio ai ministri di uscire dal Governo, se poi tutto è finito in burla?

La cosa tragica è che di tutto questo ci hanno rimesso gli italiani con l’aumento dell’Iva al 22 per cento, il rialzo dello spread, il calo della borsa di Milano. E ci ha rimesso l’immagine della nostra politica nel mondo intero. Grande capolavoro di un Berlusconi ormai vittima della sindrome di Napoleone che alle porte di Mosca ha dovuto ritirarsi con un esercito semidistrutto. A questo punto credo valga la pena di dire basta con le discussioni intorno al Cavaliere, ai suoi guai, al suo mutevole umore. Non ne vale la pena. La nuova generazione politica – che questa volta sì ha vinto con razionalità e responsabilità nei partiti – nel Governo si dedichi ai problemi che attanagliano i cittadini, la nostra società nel suo complesso, per trovare soluzioni possibili a questa crisi che, non essendo solo italiana, ha assunto dimensioni fin qui sconosciute. Tutto ciò saprà rendere nuovamente nobile l’impegno di ognuno al servizio di quel bene pubblico che negli ultimi anni è stato posposto agli interessi personali

Mi auguro che Alfano e quanti lo hanno seguito si attestino su posizioni autonome e contribuiscano a dar vita a un unico contenitore italiano nel PPE che sia punto di riferimento per l’elettorato moderato sin qui disorientato e sfiduciato. Lo si faccia con l’Udc, con Lista Civica e con quanti altri in modo da contare come italiani, dopo le elezioni europee del 2014, sempre più nel PPE. La prossima non potrà non essere una legislatura costituente che porti avanti riforme istituzionali e la revisione di alcuni trattati in modo da ridare benessere e ruolo a tutto il Vecchio Continente. Se questo avverrà, e io ne sono fiducioso, alla fine potremo anche ringraziare Silvio Berlusconi di averci liberato da una situazione incresciosa: quella di aver trasformato il teatrino della politica da lui tanto vituperato in un cabaret che fin qui ha dato un’immagine forse divertente, ma sicuramente penosa della nostra Italia dentro e fuori i confini nazionali.

Conclusione: non tutti i mali vengono per nuocere!

©Futuro Europa®

[NdR – L’autore dell’articolo è eurodeputato del PPE e vicepresidente della delegazione Popolari per l’Europa al Parlamento europeo]

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Un Commento

  • Gentil.mo On.Salatto,
    in questi giorni si stanno ripetendo le solite scenette che si sono viste nel passato dell’intera storia italiana: l’incapacità e la non volontà dei nostri politici di tutelare gli italiani e gli interessi degli italiani, che quasi mai risultano compatibili con gli interessi delle varie caste, di qualsiasi natura esse siano.
    È inutile dire che difficilmente riusciremo a uscire dal pantano in cui ci siamo cacciati, se non cambia il nostro motore economico e politico; ecco perché si rende necessario un vero ricambio politico e generazionale che permetta all’Italia di liberarsi del giogo al quale le furberie e le inefficienze della nostra politica repubblicana ci hanno imbrigliato con la favola dell’Europa unita e dei conti pubblici in ordine.
    Distinti saluti
    Antonio Tribuzio

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