Cronache dai Palazzi
Non è una questione di destra o di sinistra, servono i fatti. Gli eventi degli ultimi giorni, tra autotrasportatori e giovani ribelli, sembrano non avere un colore politico. Nel mirino la crisi sociale, il carovita, il disagio di una società, pur non giustificando manifestazioni di violenza.
La violenza esplosa nelle piazze, inizialmente a margine di cortei contro il caro vita, ha come protagonisti giovanissimi tra i 12 e i 17 anni la cui manifestazione eccessiva è sfociata in violenza contro alcune realtà commerciali appartenenti a brand molto noti simboli di uno status socioeconomico medio-alto. Dinamiche violente emulate e alimentate dal mondo dei social in cui giovani e giovanissimi sono immersi. Le istituzioni hanno reagito per decreto e mandando 500 militari dell’esercito per garantire un controllo più dinamico e capillare del territorio.
“La forbice economica va allargandosi e non solo: l’ascensore sociale si è bloccato”. Si tratta di “ragazzi che ritengono che il patto sociale si sia rotto e si rifugiano in un altro mondo”, afferma il sindaco Sala riferendosi ai fatti verificatesi nella sua città. Occorre monitorare la situazione giovanile e “andare sempre più anche verso le povertà educative: verso chi non va a scuola, chi rifiuta un certo tipo di modelli”, afferma il sindaco di Milano, anche se tutto questo “è molto difficile”. Sul fronte politico ed operativo occorre coordinamento e dialogo tra i vari livelli: “Se ci dividiamo tra destra e sinistra, governo e città, centri e periferie, non ne usciamo più”, ammonisce Sala ipotizzando la strutturazione di “un piano nazionale per l’adolescenza, che venga costruito insieme alle città”, oltre ad affrontare il tema della sicurezza sia da destra sia da sinistra. La sicurezza dovrebbe essere una questione bipartisan e non uno spartiacque elettorale. Sala sottolinea per l’appunto l’importanza di garantire la sicurezza: “In questa fase critica prima di tutto viene il controllo e la repressione di questi fenomeni”. A proposito dei cinquecento militari dell’Esercito inviati a Milano, inoltre, il sindaco Sala ha dichiarato di non essere “per niente contrario” purché sia “una misura davvero temporanea”.
Sicurezza che non vuol dire altra violenza bensì senso civico, responsabilità, inclusione, una democrazia costruttiva che sappia dosare la repressione e nel contempo garantire i diritti fondamentali, costruire dei legami all’interno di ogni comunità a vari livelli, fronteggiando l’avanzata dei social che non vuol dire eliminarli ma per l’appunto fronteggiarli, per evitare che si trasformino in facilitatori di aggregazioni violente.
L’ondata di violenza proviene da una capillare organizzazione degli scontri sui social e via chat. E per decreto il governo ha per l’appunto introdotto una stretta specifica per coloro che utilizzano strumenti informatici e telematici, come gruppo WhatsApp, Telegram o social, per organizzare, promuovere o coordinare manifestazioni violente o dare il via agli episodi di guerriglia urbana. In questo contesto le pene risultano severissime e possono arrivare fino a 12 anni di reclusione.
Il modello ipotizzato da un’eventuale regia dietro alle proteste dei giovani e dei giovanissimi è essere fluidi, mobili, permeabili come l’acqua. Lo slogan “essere come l’acqua” si ispira al celebre motto di Bruce Lee “Be water, my friend”, un concetto che descrive una strategia di protesta e di guerriglia urbana che si manifesta per l’appunto in maniera “fluida” e come l’acqua inonda e, nel momento in cui non è contenuta, dilaga occupando tutto lo spazio a disposizione, anche distruggendo. L’acqua assume la forma del contenitore che eventualmente la contiene e se non è contenuta non ha forma ma dilaga e può distruggere, travolgere, permeare ogni spazio, senza capo né coda. Quest’ultimo concetto richiama l’assenza di strutture conclamate; la folla strabordante di ragazzi che inonda le piazze in questi giorni, proprio come l’acqua che non ha una forma propria, non risponde a una precisa identità politica, e i leader non sono visibili.
È una folla caotica, spontanea, un epifenomeno che si muove in maniera disordinata e discontinua che risponde chiaramente alla logica dei social network (soprattutto TikTok) dove il movimento è istantaneo, dove tutto scorre in maniera nevrotica e vacua, dove le parole, i gesti, le immagini, i contesti, sono elementi disconnessi, discontinui, inafferrabili.
Un meccanismo che rispecchia la tattica “mordi e fuggi”, dello scrolling. I manifestanti evitano per lo più lo scontro statico e frontale con le forze dell’ordine. Nel momento in cui le forze di polizia avanzano e fronteggiano la folla con i mezzi a loro disposizione come gli idranti, i manifestanti delle piazze di questi giorni si disperdono, cercano di fuggire, i gruppi si frammentano istantaneamente per ricomporsi velocemente in altri luoghi in maniera “fluida” come l’acqua. Emblematico a tale proposito il motto d’ordine circolato nelle chat: “Sfascia, prendi, scappa”. Distruggere, predare, fuggire. La filosofia del “Be Water” che caratterizza anche le recenti rivolte nelle banlieue francesi, viene messa in atto per aggirare i dispositivi di sicurezza tradizionali rendendo imprevedibili i movimenti della folla in azione.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio preme sulla necessità di “ampliare la capienza delle carceri giovanili” e nel contempo “trovare accordi in modo che dei settori di carceri e di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano essere invece destinati ai minori”. Misure non condivise dalle forze di opposizione che sottolineano il contrasto con lo spirito della Costituzione. “Le uniche prospettive che questo governo sa offrire alle nuove generazioni sono il carcere e la precarietà”, ammonisce Elly Schlein aggiungendo che non si può “continuare a criminalizzare una generazione”. Schlein tenta anche un elenco di priorità a favore dei più giovani: “Salario minimo, abolizione degli stage gratuiti, contrasto alla precarietà, borse di studio, fondo per l’affitto, un grande piano casa”. E ipotizzando un prossimo futuro post elezioni la leader dem afferma: “Non è un Paese per giovani ma lo renderemo tale”.
Per il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, “all’origine di queste violenze non ci sono le difficoltà economiche. C’è un’allarmante mancanza di valori”. Analizzando le azioni dei manifestanti, Valditara sottolinea: “Se andiamo a guardare quello che si scambiano nelle chat, quello che hanno fatto andando a devastare negozi di abiti e oggetti griffati, io vedo l’espressione di un degrado morale e culturale molto forte. Chi in famiglia ha acquisito valori solidi non spacca, non ruba”. Premendo sul tema della “legalità”, il ministro dell’Istruzione ribadisce che “va repressa anche l’illegalità minore che poi porta a certi comportamenti”. In sostanza “tutti”, italiani e stranieri, “devono capire che non ci si può comportare fuori dalle regole”. La scuola a sua volta deve “educare al rispetto, alle relazioni corrette, all’empatia al contrasto di ogni forma di violenza. Sono i principi che noi abbiamo messo per la prima volta nei programmi scolastici come obiettivi obbligatori”, spiega il ministro Valditara in un’intervista al Corriere della Sera in cui cita anche “i cattivi maestri” che sarebbero “quelli che ancora oggi continuano a delegittimare l’autorità, a sminuire il principio di responsabilità individuale, a parlare solo di diritti e mai di doveri”.
In questo contesto, come ipotizzato anche dal ministro dell’Interno Piantedosi, occorre bilanciare repressione e prevenzione, democrazia e libertà. Di fronte alle telecamere di Rai Uno il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha a sua volta ricordato il nuovo Decreto Sicurezza che contiene il nuovo reato di violenza organizzata e la stretta di responsabilità dei minorenni, puntualizzando: “Ci siamo attrezzati, in occasione di queste manifestazioni il decreto sarà pienamente operativo”. Nel contempo Mantovano auspica “che il diritto di manifestare avvenga nel rispetto delle regole, perché la violenza non c’entra nulla con la democrazia”.
Da un altro fronte il capo della Polizia, Vittorio Pisani, nel corso di un’intervista su Sky Tg24 cerca di ristabilire un equilibrio gettando acqua sul fuoco, e affermando: “Non siamo la controparte dei manifestanti, non siamo la controparte dei cittadini. Anzi, siamo coloro che devono garantire l’esercizio delle libertà e dei diritti fondamentali”. In questo contesto si inseriscono “diverse iniziative” a favore dei più giovani come “i percorsi di legalità” all’interno delle scuole e vari master nelle Università orientati alla sicurezza e alla cybersicurezza.
Al centro del dibattito pubblico vi è anche la questione della stretta sui social ed eventuali divieti per gli under 15 come è stato annunciato in altri Paesi tra cui Danimarca, Spagna, Norvegia, Austria e di recente anche in Grecia. In Francia il divieto under 15 non è stato approvato e in Germania nuove norme sono in fase di studio. In discussione l’accesso a piattaforme come Tik Tok, Instagram e Facebook affidando alle società digitali la responsabilità di verificare l’età degli utenti. In Italia un emendamento al decreto sui cortei, il ddl S. 1136 all’esame della commissione del Senato, contiene una proposta bipartisan che prevede la soglia dei 15 anni sulla scia dell’ EU Kids Act presentato dalla Commissione europea. La proposta della Commissione Ue – il divieto dei social sotto i 13 anni, l’accesso supervisionato dai genitori tra i 13 e i 14 anni e account autonomi dai 15 anni – deve a sua volta ancora essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea.
In definitiva, l’emergenza educativa consiste nel rafforzare gli strumenti cognitivi e culturali dei minori (e non solo) per poter stare online in maniera consapevole e responsabile.
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