Italicum, i punti del dibattito

Preferenze, soglia minima per l’accesso alla Camera e premio di maggioranza. Sono essenzialmente tre i punti più dibattuti dell’Italicum, la proposta di nuova legge elettorale discussa tra il segretario del Pd, Matteo Renzi, e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, nell’incontro di qualche giorno fa al Nazareno.

Liste bloccate – L’Italicum non prevede le preferenze, ma liste bloccate di 5 o 6 candidati scelti da ogni partito. Il no alle preferenze è una condizione richiesta da Forza Italia, Matteo Renzi si è sempre detto favorevole. Pro e contro: maggiore democrazia e scelta diretta del candidato da eleggere; costi troppo elevati per la campagna elettorale e pericolo di voti controllati dalla criminalità organizzata. Le ragioni di chi è a favore delle preferenze si scontrano con chi non le ritiene necessarie. In queste ore si sta discutendo per tentare una mediazione con l’introduzione del meccanismo delle primarie che consentirebbe ai cittadini di scegliere i candidati. Sarebbero, comunque, facoltative. In sintesi, contraria alle preferenze è Forza Italia, con qualche eccezione. Il ministro per il Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, si è smarcato dal premier Enrico Letta, dichiarando che le preferenze “farebbero aumentare a dismisura i costi per la campagna elettorale e priverebbero il Parlamento di competenze e professionalità indispensabili”. A favore della scelta del candidato si schierano tutte le altre forze politiche.

Sbarramento – La bozza preliminare dell’Italicum prevede una soglia minima del 5 per cento (o poco meno) per l’accesso al Parlamento dei partiti in coalizione, mentre sale fino all’8 per cento per quelli che si presentano in solitaria. Un’ipotesi che, se si votasse oggi secondo i sondaggi diffusi dalla Ipsos di Nando Pagnoncelli, taglierebbe fuori dalle Camere Scelta Civica, Udc, Sel e Lega. A sedere in Parlamento sarebbero soltanto Pd, Forza Italia, M5S e probabilmente Nuovo Centrodestra. Si discute per abbassare la soglia al 4 per cento, come già previsto dal Porcellum. In questo modo rientrerebbe in gioco la Lega e le altre forze politiche avrebbero qualche possibilità in più.

Premio di maggioranza – L’ultimo punto dibattuto è il premio di maggioranza che scatterebbe se nel primo turno uno schieramento superasse la barriera del 35 per cento (o poco più). Il premio si dovrebbe attestare attorno al 19 o 20 per cento. Qualora nessuno superasse la soglia al primo turno, è previsto un doppio turno di coalizione. Il rischio è che la percentuale del premio sia troppo grande e la soglia troppo bassa. Ci si potrebbe imbattere, in buona sostanza, nelle stesse criticità che hanno fatto pronunciare la Consulta sull’incostituzionalità del Porcellum. Il Pd è disponibile ad alzare la soglia al 38 per cento, Forza Italia preme perché rimanga al 35. E’ possibile che si riesca a mediare, alzandola di un paio di punti, fino al 37 per cento.

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