Due mondi divergenti

È un dato di fatto che l’Europa, nel suo insieme, va a destra e che, comunque, il peso della sinistra nei vari paesi dell’UE è quasi dappertutto scaduto. Al contrario, in America Latina sono la sinistra e il populismo che vengono conquistando il potere in aree sempre più ampie: non sono solo Cuba, Venezuela, Nicaragua, Messico, Bolivia, Argentina, ora si è aggiunto il Perù, dove il candidato di sinistra, Castillo, è stato eletto Presidente e per prima cosa ha scelto come Primo Ministro un membro del Partito marxista. Nel 2022 si rinnoverà la carica di Presidente in Brasile, il paese più grande e influente del Sudamerica, e le previsioni generali sono che il Presidente Bolsonaro, di estrema destra, può essere sconfitto dall’ex Presidente Lula da Silva o da un candidato scelto e appoggiato da quest’ultimo. In Cile, le elezioni per un’Assemblea Costituente hanno visto il vantaggio dei partiti della sinistra, anche se il Presidente resta per ora di destra.

Come spiegare queste linee divergenti tra Europa e Sudamerica? Naturalmente ci sono spiegazioni puntuali, prima fra tutte la pandemia che ha mietuto molte più vittime e danneggiato più l’economia in America Latina che in Europa e che in molti Paesi (soprattutto in Brasile) è stata gestita in modo catastrofico dai governi locali. Ma ragioni di fondo non mancano: i Paesi europei sono per lo più ricchi, molti problemi di eguaglianza sociale sono stati superati, le questioni che preoccupano di più le popolazioni sono la sicurezza e l’immigrazione, e pesa anche una certa insofferenza per gli eccessi burocratici e per i controlli minuziosi di Bruxelles. A torto, secondo me, ma non illogicamente, c’è il sentimento che queste questioni possano essere affrontate dai partiti di destra, che propongono soluzioni semplicistiche e per questo seducenti.

In Sudamerica, i problemi strutturali, economici e sociali, sono ancora del tutto aperti e nessun governo moderato o di destra è riuscito a risolverli. È del tutto discutibile pensare che possano essere risolti dal populismo di sinistra, che l’esperienza dimostra aver dappertutto peggiorato le cose e aperto – come a Cuba – ferite insanabili nella società.

Ma in politica, le percezioni e – diciamolo pure – le illusioni contano, ahimè, quanto e più dei fatti. E un elemento della meccanica democratica è che un sentimento prevalente in un determinato momento, si trasforma in risultati elettorali destinati a durare e pesare per anni. Anni durante i quali demagogia e del populismo provocano guasti che sono poi quasi impossibili da rimediare.

Un tempo, due elementi facevano da argine e da contrappeso: i militari e gli Stati Uniti. Oggi, che piaccia o no, ambedue queste forze sono inoperanti se non, nel caso dei militari, spesso complici (come a Cuba, Venezuela e Nicaragua) dei peggiori regimi populisti dei quali godono il favore e di cui, il più delle volte, condividono la corruzione.

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