Francia, orrore senza fine

Quando il Paese era ancora sotto lo choc della decapitazione dell’insegnante Samuel Paty, la Francia ha subito nuovi e più cruenti attacchi terroristici. A Nizza tre persone sono state accoltellate in una chiesa, ad Avignone c’è stato il tentativo di accoltellare un agente di polizia, a Gedda il guardiano del Consolato francese è stato attaccato (ma è stato arrestato il colpevole). L’attentatore di Avignone è stato abbattuto dalla polizia, a Nizza questa è intervenuta subito e ha ferito e arrestato il terrorista. Segno dell’attenzione e della rapidità con cui agiscono le Forze dell’Ordine, ma non basta. Il Primo Ministro francese Castex ha dichiarato: la nostra reazione sarà “ferma e implacabile”. Parole dure e giuste, ma parole. Si vedrà cosa faranno nelle prossime settimane le Autorità francesi per identificare ed estirpare i nidi di quello che il Sindaco di Nizza ha definito a ragione “islamo-barbarie-fascista”. Ricordiamoci che il primo dovere dello Stato è garantire la sicurezza dei cittadini. Non solo intervenendo a cose fatte, ma prevenendo. Ed eliminare la minaccia terroristica islamica deve essere una priorità assoluta.

Detto questo, è spontaneo chiedersi perché sia la civilissima Francia, accogliente patria della diversità, ad essere la più colpita. La risposta (oltre a quella, ovvia, che è il Paese con la più alta percentuale di immigrati musulmani) è che è il Paese storicamente difensore della laicità, che ne ha fatto un valore assoluto. A mio avviso, questa difesa – sempre necessaria – è talvolta condotta  in modo sbagliato: già ai tempi di Charlie Hebdo avevo pensato e scritto che le famose caricature di Maometto erano una inutile e stolta provocazione, un insulto per la mentalità certo arretrata e fanatica di molti credenti. Il caso Paty lo conferma, e ora quello di Nizza, che non per niente segue a una dichiarazione di Macron che ha difeso esplicitamente le caricature, tanto da sollevare una importante ondata di protesta in buona parte dell’Islam.

Mi chiedo perché sia tanto difficile coniugare una lotta (che, sì, deve essere ferma e spietata) contro ogni forma di terrorismo, con il rispetto o almeno con l’assenza di insulti alle credenze altrui. Non è segno di debolezza, ma di semplice buon senso e la sua assenza si paga con un prezzo di sangue.

I Paesi europei devono liberarsi con ogni mezzo e senza esitazioni di ogni focolaio di fanatismo islamico generatore di violenza. Uno degli strumenti è convincere le comunità islamiche, fatte in gran parte di gente pacifica, a cooperare con questa azione, e per riuscirci se ne devono rispettare le credenze profonde, esigendo al tempo stesso lo stretto rispetto delle nostre leggi e dei nostri costumi e allontanando “senza pietà” chi non lo accetta. Altrimenti si aprirà inevitabilmente la strada a ogni tipo di insensato contro-fanatismo alla Le Pen.

Adesso viene fuori che il tunisino ventunenne autore del sanguinario attentato di Nizza era sbarcato a Lampedusa il 6 ottobre e il 9 ottobre era a Bari, dove era stato schedato come immigrante illegale. Aveva in tasca un documento della CRI che ha permesso ai francesi di identificarlo. A tutt’oggi – 29 ottobre, mentre scriviamo – le Autorità italiane si chiedono come abbia potuto lasciare il centro detenzione di Bari e ritrovarsi sulla Costa Azzurra. Viene da pensare che sia sbarcato in Italia già pensando di trasferirsi in Francia e che qualcuno lo abbia aiutato a muoversi. È certo che un’indagine approfondita è necessaria per scoprire eventuali complicità o errori che gli abbiano consentito di muoversi liberamente in Italia ed evitare il rimpatrio e, se ci sono stati, severamente punirli.

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