Il delirio di Trump

Nella giornata sacra agli americani del 4 luglio, anniversario dell’indipendenza, Trump ha come sempre esaltato il proprio lavoro e la propria leadership del Paese, che è sempre più duramente e diffusamente contestata. In un delirio di autoesaltazione, si è presentato come il più grande Presidente della Storia e, come al solito, ha inveito contro la stampa che gli è ostile e che diffonderebbe solo “fake news”. Alla tragedia del Covid, che ha già causato 130.000 morti negli Stati Uniti, si è riferito, come al solito, per minimizzarla, esaltare l’azione del Governo e annunziare, per l’ennesima volta, che gli USA sono a due passi dal trionfare contro il virus e ne usciranno “più grandi che mai”. Questa volta, non ha dato per certa e vicina l’introduzione di un efficace vaccino, ma che altro potevano significare le sue parole?

Quando il Presidente di un grande Paese, che si suppone responsabile, fa previsioni di questo tipo, si è portati a credergli. E la terribile conseguenza è che, dappertutto in America, milioni di persone, tuttora seguaci di Trump, ne traggono ragione per non seguire le norme di sicurezza basiche suggerite dalle Autorità sanitarie (e applicate solo in alcuni Stati, per lo più governati dai democratici) come l’uso della mascherina protettiva.

Il triste fatto è che Trump (che un libro di sua nipote Mary, che dovrebbe uscire a fine luglio, se la Casa Bianca non riesce a bloccarlo, definisce “l’uomo più pericoloso del mondo”) ha per la verità dei fatti un disprezzo completo. Uno studio di alcuni ricercatori calcola che nei quasi quattro anni di mandato, ha detto almeno 16.000 falsità e menzogne. Ora poi, tutta la sua azione è concentrata sulla rielezione che si annuncia in salita. In questa prospettiva, ha chiaramente scelto due linee: quanto al virus, ignorare le cifre terribili, attribuirle a una stampa menzognera e nemica, intrattenere la speranza di una prossima uscita vittoriosa. Sul terreno politico, sta sfruttando l’ondata delle manifestazioni antirazziste (alcune violente) per attestarsi su posizioni di estrema destra capaci di conservargli l’appoggio dei suoi fanatici sostenitori (un misto di “suprematisti bianchi” degni del Ku Klux Klan, di etremisti religiosi, specie evangelisti e di bianchi poveri colpiti dalla crisi economica) recuperando però anche l’appoggio di un elettorato normale e moderato che è visceralmente nemico della violenza.

Chi chiede al Presidente gesti conciliatori adatti a superare la crescente scissione nel Paese, non tiene conto del fatto che a Trump non interessa conciliare. Sa che la massa delle minoranze e dei “liberal” è comunque contro di lui, ormai guarda e parla solo alla vasta area di destra che lo elesse nel 2016 e per questo il suo discorso è, e sempre più sarà nei prossimi mesi, incendiario. Facilitato, ahimè, dalla cecità della sinistra che si è imbarcata in un assurdo processo di revisione storica, che abbraccia personaggi ed eventi considerati sacri dalla maggioranza della memoria collettiva. Perciò Trump, parlando il 4 luglio al Monte Rushmore, ha potuto dire che l’America è sotto assedio di una “sinistra estremista e fascista”.

In tutto questo, non si può proprio dire che il fronte opposto, e il suo presunto rappresentante, Joe Biden (non ancora ufficialmente consacrato come candidato democratico alla Presidenza) sia molto presente ed efficace. È da sperare che non si affidi troppo ai sondaggi che lo danno in vantaggio di alcuni punti (lo stesso vantaggio lo aveva Hillary Clinton nel 2016 e, per l’assurdo gioco  del sistema elettorale americano, perse lo stesso, pur avendo milioni di voti popolari in più di Trump). Di fronte alla spregiudicata e violenta strategia trumpiana, solo una ampia e unitaria strategia d’attacco dell’opposizione può servire, ma per il momento non se ne vede un granché. Quello che si vede è una opposizione divisa, con una sinistra autolesionista e un candidato virtuale che non possiede il sufficiente carisma per unificarla. Perciò, le previsioni per le elezioni di novembre, per incredibile che ciò possa apparire a chi osserva i deliri trumpiani, debbono essere perlomeno riservate.

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