Gli sfigati?

Risale ad alcuni mesi fa la notizia di una ragazza che ha ricevuto una sanzione o una querela (le notizie sul punto non sono esaustive), per oltraggio ai defunti; la giovane aveva definito “quattro sfigati” i soldati della Brigata 223 Fanteria Etna, caduti durante la prima guerra mondiale. Sull’operato dei Carabinieri deciderà l’autorità competente; sull’opinione della ragazza ognuno è libero di avere la propria idea, nel rispetto di quella altrui. Ma è sul termine sfigato che viene da riflettere.

Chissà quando è nato questo termine che, verosimilmente, ha le sue radici nel voler descrivere colui che si trova senza una donna e, pertanto, è oggetto del ludibrio degli amici o compagni di gruppo che usano il termine nelle sue accezioni più deleterie. E’ pertanto sfigato non solo chi non ha una ragazza, ma anche chi non ha fortuna e, cercando in qualche libro scopriamo che sull’enciclopedia Sonzogno, stampata nel periodo in cui Vittorio Emanuele II era Imperatore, da sfienato si passa direttamente a sfigliolare; due parole quasi dimenticate, forse non più in uso perché tipiche di un’attività agricola oggi passata di moda, sostituiti dal più accattivante petaloso.

Ma sfigato è un termine che è entrato nel linguaggio comune, ed anche faccia da sfigato è insulto che caratterizza magari coloro che ad una festa o ad un apericena, stanno da soli in disparte. Quelli di cui, una volta, si diceva fanno tappezzeria. Ed anche questo è un termine che probabilmente passerà in disuso.

Ma chi è veramente uno sfigato? Uno a cui dice male tutto? Un depresso? Se pensiamo che uno dei tanti dizionari on line indica tra i suoi sinonimi depresso e fallito, e tra i contrari tosto e bullo, sicuramente la definizione di sfigato è decisamente deleteria e offensiva.

Ma per fortuna questo termine, da poco introdotto nella nostra lingua e ormai accettato, è ancora abbastanza generico al punto di poter ancora sperare di avere qualche possibilità di una diversa interpretazione, magari meno negativa. O forse più aderente a qualche realtà diversa, anche se il riconoscimento di sfigato sulla Treccani è connesso alla mancanza di fortuna. Notato che molti lo dicono di sé stessi con tono di commiserazione? Molto in uso tra gli studenti: “Mi hanno bocciato all’esame per la quarta volta. È proprio sfiga la mia”. Oppure: “Nel mio canale il prof è il più stronzo. Che sfiga”.

Usiamolo allora nel senso di mancanza di fortuna, forse rende meglio l’idea. E quindi potremmo anche dire che i ragazzi della Brigata di Fanteria Etna non sono stati fortunati, come del resto molti altri loro commilitoni e coetanei, rispetto ad altri che hanno visto la fine di quella guerra e oggi godono di questa mancanza di rispetto da parte di qualcuno che, con poco timore di essere smentito, ha studiato la rivoluzione francese con i cartoni animati di Lady Oscar.

Ma allora chi sono gli sfigati? Ognuno è libero di fare la propria scelta; per qualcuno sfigato potrebbe essere chi è astemio e non può godere il piacere di un buon bicchiere di vino, mentre per altri è sfigato il tifoso di quella squadra che non vincerà mai niente. Libertà di pensiero e di interpretazione.

E allora ci possiamo permettere di prendere posizione, e definire sfigato chi non conosce Jack Mandolino. Sì, loro non sanno che cosa si sono persi. È anche sfigato chi non ha mai visto Carosello ed è cresciuto con la pubblicità dei cartoni giapponesi; anzi, è maggiormente sfigato perché oggi Carosello può vederlo su YouTube e preferisce, magari, la replica della terza serie del Trono di Spade. Ma è sfigato anche chi non ha perso milioni di calorie giocando a flipper o ballando davanti ad un juke box; doppiamente sfigato perché ne ha accumulate miliardi ascoltando musica seduto con l’IPhone e giocando alla playstation, invece che a nascondino o guardie e ladri. E’ sfigato chi guarda i video di Achille Lauro e Sfera Ebbasta e si è perso Simon e Garfunkel al Concerto a Central Park, o anche solo Lucio Battisti alla radio, senza poterlo vedere cantare.

È sfigato anche chi non ha letto almeno un libro di Sandokan, o Giulio Verne, ma conosce la saga di Henry Potter direttamente dai film perché i libri della Rowland non hanno le figure. È sfigato chi non ha mai messo in moto una vecchia 500 alzando la levetta dell’aria e chi non ha mangiato un uovo di gallina caldo appena fatto. E anche chi non ha passato almeno un pomeriggio della domenica con l’orecchio alla radiolina per sapere se la sua squadra avesse vinto o no, mentre passeggiava con la famiglia.

Potremmo andare avanti a lungo, ma che cosa c’è di buono al termine di tutto ciò, è che tutti quelli che qui sono stati definiti sfigati, pensano lo stesso di chi quelle esperienze le ha fatte. Del resto, “de gustibus sputacchiandum est”.

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