Africa Occidentale, un freno allo sviluppo

Se andiamo a vedere il nuovo indice relativo all’impegno dei Paesi a ridurre le diseguaglianze divulgato dall’ONG Oxfam e dell’International Finance Development (IFD), l’Africa Occidentale non fa una bellissima figura.

“La ricchezza accumulata da 5 dei nigeriani più ricchi tocca i 29,9 miliardi di dollari, ossia più dell’intero bilancio del Paese nel 2017”; “In  Ghana, una ragazza proveniente da una famiglia povera ha 14 volte  più di probabilità di non andare a scuola che una proveniente da famiglia ricca”. Due esempi tra presi a caso tra tanti altri e che sono una costante toccante di cui abbonda l’ultimo rapporto Oxfam sulla “crisi delle diseguaglianze in Africa Occidentale”. Tanti numeri e paragoni per dimostrare una cosa: il divario tra ricchi e poveri in Africa Occidentale è abissale e non va che aumentando. Mentre una crescente minoranza diventa sempre più ricca, la maggioranza della popolazione non ha accesso a servizi essenziali come l’istruzione, la sanità o un impiego dignitoso. Cosa fanno i Governi per ridurre queste crescenti diseguaglianze? Si interessano della questione?

L’indice regionale di Oxfam relativo all’impegno a ridurre le diseguaglianze (RRI) ha permesso di valutare l’azione dei pubblici poteri di quindici Paesi membri della Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Ecowas/Cedeao:  Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo) e della Mauritania. E questo studiando i dati raccolti in grandi campi riconosciuti nell’essere essenziali nella lotta contro la diseguaglianza: stanziare spese progressive in settori come l’istruzione, la sanità e la protezione sociale;  tassare maggiormente i più ricchi rispetto ai più poveri; pagare i lavoratori con un salario minimo dignitoso. La conclusione è drastica: “i Governi dell’Africa Occidentale esacerbano le diseguaglianze e finanziano insufficientemente i servizi pubblici, come la sanità e l’istruzione, il tutto tassando in modo infinitesimale le imprese e i più ricchi”. “Se prendiamo i cinque blocchi economici dell’Africa, l’Africa Occidentale rimane molto indietro”, spiega il rapporto. I cittadini dell’Africa Occidentale vivono guidati da Governi il cui impegno a ridurre le diseguaglianze non arriva neanche alla metà dei loro omologhi dell’Africa Orientale o Australe.

L’indice che mette in risalto l’RRI deve permettere ai Paesi della regione di rendersi conto che hanno moltissimo da fare, sostiene il direttore regionale di Oxfam International per l’Africa Occidentale Adama Coulibaly. Per molto tempo gli economisti hanno pensato che finché c’è crescita, c’è più ricchezza per tutti, che tutti beneficiano di una crescita importante. Come spiegare allora che in Paesi come la Costa d’Avorio, il Ghana e il Senegal, che nel 2018 sono stati tra le dieci economie dalla crescita più veloce al mondo,anche il numero delle persone definite in totale povertà è aumentato? In questi ultimi anni il Fondo Monetario Internazionale (FMI) si è reso conto che una crescita iniqua era di fatto non solo un freno alla riduzione della povertà, ma anche un freno alla crescita futura. Come spiega Susana Ruiz, responsabile del polo giustizia fiscale presso Oxfam International, “gli Stati coinvolti devono agire adesso. I Governi possono, attraverso politiche ben condotte, cambiare le cose”. I rapporto fa l’esempio del Burkina Faso e del Senegal che, “attraverso i loro modesti investimenti in politiche di spesa sociale progressiva, sono eccezioni degne di nota”.

I redattori del rapporto propongono un’Agenda politica che, a sentir loro, permetterà di ridurre “considerevolmente” le diseguaglianze in Africa Occidentale. Ai Governi vengono rivolte cinque raccomandazioni, come l’aumento delle spese sociali, consentita dallo sviluppo di una tassazione progressiva che aumenterebbe il gettito fiscale, il rafforzamento della protezione del mercato del lavoro e degli investimenti nell’agricoltura. Altri consigli vengono indirizzati all’Ecowas/Cedeao affinché l’organo riconosca almeno la crisi delle diseguaglianze, che ne faccia un cavallo di battaglia e incoraggi un “livellamento verso l’alto”. “In generale, riteniamo che l’Ecowas/Cedeao dovrebbe impegnarsi molto di più di quanto abbia fatto finora”, afferma Adama Coulibaly. Pare che quest’ultimo sia apparso “sensibile” al problema. Questo “interesse” va ora trasformato in ferma volontà politica affinché la crescita dell’Africa Occidentale non lasci la maggioranza della sua popolazione ai margini.

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