Italia delle Regioni

Il prossimo ciclo di fondi comunitari dovrà puntare  prioritariamente su politiche urbane e territoriali. “Investire sulla coesione del sistema urbano e territoriale italiano deve essere un obiettivo centrale nel prossimo ciclo di programmazione dei fondi europei 2021-2027. All’Italia serve una dose massiccia di investimenti per recuperare produttività e diffondere innovazione tecnologica ed organizzativa ma anche per dare nuova qualità al lavoro umano e salvaguardia all’ambiente naturale”.

Queste le dichiarazioni del direttore dell’ Istituto per la Finanza e l’Economia Locale – Ifel, Pierciro Galeone, in apertura dei lavori del convegno sulle “Politiche per l’Europa delle città e dei territori” che Anci e Ifel hanno organizzato il 9 maggio  scorso  in occasione della festa dell’Europa.  Secondo Galeone va costruita “una prospettiva di sviluppo sostenibile che ha bisogno di coesione urbana e territoriale , cioè di una crescita equilibrata del tessuto delle città (grandi, medie e piccole) e del loro rapporto con il territorio”. “Investire sul policentrismo italiano – ha aggiunto – vuol dire evitare tre nemici della coesione e della sostenibilità: la congestione dei grandi centri, l’isolamento di quelli minori, l’abbandono dei territori. Servono aree metropolitane attraenti e innovative ma al servizio dei territori; reti di città medie caratterizzate da alta qualità della vita e efficiente mobilità urbana e interurbana; centri minori connessi alle reti della protezione ambientale e del turismo sostenibile”.

Durante il convegno, partendo dalle esperienze in corso riconducibili a vario titolo ad un’agenda urbana (come il PON Metro, gli assi urbani dei POR, i patti per le città, il piano città, il bando sulle periferie, ecc.) si è cercato di capire come definire gli ambiti di intervento territoriale del prossimo ciclo di investimenti europei, tenendo conto anche delle esigenze dell’aree periferiche, non-urbane, rurali e\o interne, così come trattate nell’ambito della Strategia nazionale per le aree interne, degli interventi promossi nei partenariati locali del fondo di sviluppo rurale o di altre misure della politica ordinaria.

Da parte sua Micaela Fanelli, rappresentante Anci nell’Agenzia di Coesione, ha evidenziato come “l’Associazione si è battuta in sede Ue per avere politiche rivolte anche a piccoli comuni raggiungendo, all’interno del nuovo ciclo finanziario, un appostamento certo di risorse, un miliardo e mezzo se l’attuale stima viene rispettata e ottenuto che sia al centro del nuovo fondo di sviluppo regionale”.

A suo parere si tratta “di un grande risultato ottenuto dal Comitato delle Regioni e che va difeso anche dopo queste elezioni europee”. Per questo motivo “va creato un sistema tra Stati per interpretare le politiche rivolte ai piccoli comuni non solo come politiche tradizionali, ma che riescano a mettere al centro le comunità progettando un modo nuovo che renda le politiche Ue più coerenti con quelle nazionali di coesione per aiutare al meglio i territori”.

In ambito regionale, Donato Toma, presidente della Regione Molise, che ha presieduto la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome del 9 maggio ha dichiarato:  “Oggi, in Conferenza Stato-Regioni, abbiamo espresso l’intesa sul Decreto che ripartisce 4 miliardi destinati alle Regioni per investimenti in sanità. E’ un fatto importante che attendevamo da quando, a dicembre dello scorso anno, abbiamo raggiunto con il Governo un accordo proprio per tale scopo.  E’ il segnale che quando si agisce sulla base della concertazione istituzionale e con il coinvolgimento diretto delle Regioni si possono raggiungere traguardi importanti. Un metodo fruttuoso che il Governo dovrebbe tenere in maggiore considerazione anche in altri settori. In questo caso, poi, questa Intesa ha una valenza particolare perché avvierà, subito dopo l’emanazione della delibera Cipe relativa a tale riparto, una serie di interventi di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico delle strutture sanitarie che, come sappiamo, in molte situazioni, sono vetuste e obsolete”.

L’Intesa di oggi oltre a ripartire 4 miliardi alle Regioni prevede l’accantonamento di una riserva di ulteriori 695 milioni di cui 60 per la realizzazione di 6 Centri di eccellenza per sviluppare una rete nazionale in grado di effettuare attività di ricerca, produzione e trattamento del paziente affetto da patologie tumorali eleggibili alla terapia genica CAR T-Cell (che saranno assegnati con un successivo provvedimento) e 635 milioni quale riserva per interventi urgenti.

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