Riflessioni amare

«Mi domando: dove sono finiti i Gandhi, i Winston, le Margaret e le Golda? Ora siamo preda dei vari Silvio, Enrico, Matteo e via dicendo. Siamo nelle mani dei mediocri, di quelli che ce la fanno per soldi, per tigna o per fortuna. Non ci sono più le grandi menti, i grandi politici; quelli, per intenderci, in grado di guidare un popolo nel nome di un’idea, desiderosi di far vivere le persone in modo dignitoso, portatori sani di idee originali. Ora intorno a noi il piattume della mediocrità. Perché ormai questo è: siamo un paese di mediocri.

Le idee innovative restano relegate in qualche scantinato e – invece si mette in moto il redditometro, invece di spendere tanti denari per combattere così l’evasione fiscale – forse diminuendo un po’ la pressione si potrebbe ottenere lo stesso risultato con meno sforzo. Ma tutto questo fa parte del parto plurigemellare delle menti di tanti incapaci che sono nei posti di potere. Sembra quasi che appena raggiunte quelle poltrone, il buon senso svanisca improvvisamente.

Ho letto da poco la dichiarazione del nostro former ministro degli esteri Terzi: noi non siamo all’altezza, ha dichiarato. Lo penso anche io vedendo la gente che si aggira nei palazzi. E allora la domanda è unica: cosa possiamo fare? Ci mettiamo ad aspettare un messia laico? Consultiamo i tarocchi? Non so cosa sia meglio. Certo è che presto saremo richiamati al voto; questi, così come son messi, con Silvio aggrappato allo scranno, non andranno da nessuna parte. Forse allora sarà il caso di provare a dire la nostra.

Ho molta poca fiducia e sinceramente mi sento pronta a votare anche Cetto La Qualunque pur di non vedere più in giro facce come quelle della Berlusconi Girls, di certi depressi cronici come i vari Civati e Fassina. Ma scrivo tutto questo “mentendo sapendo di mentina”. Ecco il risultato di tanta mediocrità: il cittadino qualunque, categoria alla quale appartengo, è mediocre anch’esso; è diventato come l’avventore di un bar dove il caffè è schifoso: lo beve disgustato, ma meglio di niente, non osa più cambiare convinto che ormai esista solo il peggio.

A settembre, quando  l’uva è matura e il fico pende, sapremo meglio di che morte moriremo; solo che a settembre a noi, oltre al fico, penderà parecchio anche molto altro!»

© Futuro Europa

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