Nuvoloni di mezzo Agosto

Confesso qualche nostalgia per i ferragosti di un tempo: quei giorni assolati e sospesi nel tempo, in cui la vita quotidiana si prendeva una vacanza, la gente dimenticava le noie di tutti i giorni lasciandosi cullare dalle canzoni estive di Gino Paoli, le città erano afose e deserte e i giornali non sapevano di che parlare e si dedicavano a curiosità e fatti di cronaca spicciola. Ripensarci è rivedere un film in bianco e nero degli anni Cinquanta e Sessanta, un’Italia più povera e migliore. Ho la triste impressione che quei ferragosti, così come quell’Italia ingenua e felice, non torneranno più.

Quest’anno, la rituale spensieratezza estiva è stata coperta da pesanti nuvoloni, che la stampa impietosa ha provveduto ad amplificarci: non lontano da noi, la tragedia egiziana; in casa nostra, il tormentone sul futuro personale e politico di Berlusconi, incombente fantasma dal quale si pretende far dipendere le sorti del Paese.

Sull’Egitto è difficile, ma necessario, mantenere la lucidità. La repressione in corso da parte delle Forze Armate è brutale oltre ogni limite, ma è giusto tener presente che all’origine di tutto c’è il criminale tentativo del deposto Presidente, Morsi, di  mettere in piedi un regime oppressivo di marca fondamentalista, in cui i diritti e le aspettative di una amplissima minoranza di cittadini sarebbero stati violati, cosa che nessuna elezione, per quanto democratica, autorizza a fare. Chiedere la fine della repressione non deve perciò portare a legittimare quel tentativo e le pretese integraliste dei Fratelli Musulmani. Nei limiti in cui possa servire a qualcosa, l’azione occidentale deve quindi indirizzarsi a favorire una nuova costituzione concordata tra tutte le componenti del Paese, garante dei diritti delle minoranze e successivamente intoccabile. Nostro interesse è  un Egitto stabile, moderato e aperto, non un Egitto retto da una banda di fanatici islamisti pronti a ripartire in guerra per la distruzione di Israele e a cancellare di ogni vestigia di civiltà moderna.

Il tormentone ferragostano di Berlusconi ha girato attorno alla nota del Presidente della Repubblica, tanto equilibrata da parere ovvia, ma che le due parti non hanno futilmente rinunciato a tirare ciascuna dal proprio lato.

Cosa ha detto il Presidente? Nell’ordine: 1 – Una crisi di governo sarebbe fatale per gli interessi del Paese (un ammonimento più che opportuno). 2 – In uno Stato di diritto, le sentenze definitive si rispettano (non serve dunque sognare impossibili rovesciamenti; e che altro doveva dire il supremo garante delle nostre istituzioni?). 3 – La grazia non è stata finora richiesta e, se lo sarà, verrà esaminata (una dichiarazione di quasi banale ovvietà, ma che dovrebbe tamponare speculazioni premature). 4 – Silvio Berlusconi non andrà in prigione e, quanto alla guida del PDL, saranno lui stesso e il partito a decidere. Tutto persino scontato, se non ci fosse dietro un giusto rispetto per i milioni di elettori del PDL e per il travaglio, anche  umano, che affligge quel partito.

Credo però che forzino un po’ i tempi e la mano quelli che ne traggono presagi in un senso o nell’altro per quella che, con un mantra di nuovo conio, viene definita “l’agibilità politica” di Berlusconi. La questione verte ovviamente sulla sua interdizione dai pubblici uffici. Essa, di per sé, non impedirebbe a Silvio Berlusconi di guidare il suo Partito e dirigerne la politica, come il Presidente della Repubblica ha implicitamente riconosciuto, ma la sua eventuale decadenza dalla carica di Senatore costituirà un problema di portata esplosiva al momento non troppo lontano in cui passerà al voto del Senato, con la prevedibile spaccatura in seno alla maggioranza. Come disinnescare questa bomba? Può darsi che qualcosa la inventino i legali di Berlusconi, se non altro per allungare i tempi; può darsi che Berlusconi stesso risolva dignitosamente il problema dimettendosi dalla carica, come ha preconizzato Casini; ma è anche possibile che preferisca far saltare tutto, contando su una revanche nelle urne.

Ovviamente il Capo dello Stato è consapevole del problema. La mia impressione è che, per ora, stia a guardare i possibili sviluppi ma, conoscendolo un po’, oso pensare che, se arrivasse a vedere in una grazia limitata all’interdizione dai pubblici uffici, cosa che è nelle sue prerogative, l’unica possibilità nell’interesse del Paese e della sua stabilità politica, si risolverebbe a darvi corso. E non sarebbero certo i beceri schiamazzi dei grillini e le loro vane ciance di “impeachment” a fermarlo. Ma certo, come è nel suo stile, ci rifletterà molto, molto a fondo.

© Futuro Europa

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