Il posto fisso è moribondo

«In Italia c’è un malato terminale; forse sarà sottoposto a eutanasia, forse no. È il posto fisso, il sogno di generazioni di lavoratori, il motivo per il quale non abbiamo quasi più tappezzieri o idraulici ma invece pletore di bancari e di portatori sani di fotocopie nei ministeri.

Per anni il miraggio del posto fisso è stata la molla di tante campagne elettorali; oltre al bel discorso, una pacca sulla spalla e la promessa del futuro onorevole di trovare posto a gente che non aveva nessun titolo, anzi. E per decenni la Pubblica Amministrazione si è arricchita di braccia strappate alla terra perché troppo bassa, o all’artigianato, perché poco redditizio.

Certo non tutti i dipendenti della PA sono inutili, si fermerebbe la macchina; ma se il Commissario Cottarelli ha evidenziato 83.000 esuberi, sinonimo elegante per ‘persone non necessarie’, sta a significare che questi qui non servono ora come non servivano all’epoca dell’assunzione. Lo so, è un modo qualunquista di trattare l’argomento, ma penso che il qualunquismo sia più efficace e rispecchi bene lo stato d’animo di tanti non dipendenti di posto fisso.

Chissà che non accada il miracolo che finalmente si tenga davvero conto di curricula di spessore; ne gioveremmo tutti: se c’è gente in gamba a lavorare, magari dotata di buon senso, le cose non possono che andare meglio. Mesi fa è successo un fatto molto emblematico e anche molto deprimente: un uomo di 49 anni si è tolto la vita impiccandosi davanti al municipio del suo paese di residenza. Secondo una prima ricostruzione l’uomo, che da un po’ di tempo lavorava per il Comune con un contratto precario, avrebbe deciso di farla finita perché non aveva un contratto a tempo indeterminato.

Ecco il miraggio del posto fisso. Ma le cose sono destinate a cambiare, dobbiamo farlo per forza per non fallire. Al momento ci sono più posti fissi per gli emigrati che per gli italiani; ma c’è una ragione: gli immigrati sono pagati di meno e lavorano in fasce orarie più disagiate. E accettano qualunque lavoro; il giovane italiano invece deve avere il lavoro che più gli piace, deve trovare il tempo di andare in palestra, andare dall’estetista (non c’è differenza di genere, siamo pieni di giovanotti con le sopracciglia ad ala di gabbiano), di andare in discoteca. Gli immigrati vengono per mettere i soldi da parte e per comprarsi al proprio paese di provenienza, un dignitoso futuro.

Chissà che non cambi anche questa tendenza, che si capisca che qualsiasi lavoro purché onesto è dignitoso, chissà che non si ricominci con l’accontentarsi e con il famoso rimboccamento di maniche. Francamente lo vedo difficile, osservando le nuove generazioni. Ma sperare è umano.»

©Futuro Europa®

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