L’affaire Roche-Novartis

Sui due colossi dell’industria farmaceutica, Novartis e Roche, pesa l’accusa di cartello industriale. Le due multinazionali avrebbero di comune accordo ostacolato la vendita del farmaco salva-vista Avastin, contenente lo stesso principio attivo di Lucentis ma disponibile ad un prezzo inferiore.

I due medicinali in questione sono impiegati per la cura della maculopatia, una patologia degenerativa che determina un progressivo peggioramento della vista e che nei casi più gravi può addirittura portare ad uno stato di cecità. Nello specifico, il farmaco Lucentis è prodotto dalla Novartis, mentre il secondo, tale Avastin, è un prodotto della Roche. Un’altra differenza sostanziale riguarda il prezzo di vendita: Avastin costerebbe, infatti, molto meno rispetto al competitor, inizialmente lanciato sul mercato ad un prezzo di 2.019 euro poi ribassato a 700 euro. Nonostante ciò, per motivi che ancora restano da chiarire, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ne ha sempre ostacolato la vendita, costringendo i pazienti affetti da maculopatia a scegliere l’alternativa più costosa fra le due. Da qui il “goffo” tentativo da parte delle lobby del farmaco d’insabbiare le polemiche, facendo scendere a dieci euro il prezzo di Avastin.

Sulla delicata vicenda sta al momento indagando la Procura di Roma (l’inchiesta era inizialmente partita dalla Procura di Torino), che ha presentato esposto in seguito alla maxi-multa da 180 milioni di euro comminata dall’Antitrust per una presunta operazione di cartello. Il danno a carico del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) è stato quantificato in oltre 45 milioni di euro solo nel 2012, cui se ne aggiungono altri 600 milioni per ogni anno di messa in circolazione dei due medicinali. Secondo la documentazione acquisita grazie alla collaborazione del Gruppo Antitrust del Nucleo speciale tutela mercati della Guardia di Finanza, Roche e Novartis avrebbero volutamente condizionato le vendite dei farmaci Avastin e Lucentis, presentando il primo come più pericoloso del secondo e commettendo un reato plurimo ai danni dello Stato (associazione per delinquere, aggiotaggio, disastro doloso, corruzione e truffa).

Tuttavia, le motivazioni dietro a questa politica commerciale non si limiterebbero solamente ad un discorso di prezzo. L’accusa sostiene, infatti, che l’incremento delle vendite di Lucentis avrebbero avuto un impatto indiretto su Roche in termini di royalties poiché i farmaci incriminati sono stati sviluppati attraverso la controllata Genentech. Quanto alla concorrente Novartis, essa detiene una quota di partecipazione in Roche superiore al 30%, che non poteva di certo passare a lungo inosservata all’attenta analisi dell’Antitrust.

Come prevedibile, i dirigenti delle due aziende farmaceutiche hanno respinto ogni capo d’accusa. In particolare, Roche ha annunciato battaglia in tribunale e presentato ricorso al TAR, sostenendo che i due “farmaci sono diversi per composizione, struttura e modalità di somministrazione, studiati e sviluppati per scopi differenti”.

Nel frattempo che vengano chiarite le responsabilità delle parti coinvolte nello scandalo, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto, che “prevede norme per favorire l’impiego di farmaci off-label meno onerosi per il SSN, ma altrettanto efficaci dal punto di vista terapeutico” e “rispettosi del principio di sicurezza”.

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