V.Ministro Olivero: Expo2015, Italia guida impegno mondiale per ‘Nutrire il Pianeta’

Agricoltura, economia ma non solo: l’esigenza di “Nutrire il Pianeta”, slogan di Expo2015, va oltre le ragioni dei mercati e ne ridisegna legittimità e confini. L’Italia, che fra un anno ospiterà l’evento internazionale, è Paese di una cultura antica, fiorita insieme all’agricoltura, che si dovrà misurare coi moderni modelli di economia che hanno determinato la Crescita e la Crisi. Expo2015 diffonderà dall’Italia nel mondo le idee su economia, agricoltura e ambiente sviluppate in Europa in occasione dell’Anno europeo della Green Economy in corso, nel quale cade anche il semestre di Presidenza europea affidato al nostro Paese: una maratona mondiale di idee che l’Italia dovrà guidare con le risorse politiche del Governo in carica. Ne abbiamo parlato con il Sen. Andrea Olivero, Viceministro delle Politiche agricole alimentari e forestali del Governo Renzi, già Presidente delle Acli e fondatore con Mario Mauro dei “Popolari per l’Italia”.

Viceministro, l’Agricoltura è economia ma è, prima di tutto, ‘cibo’. Partiamo da qui: Papa Francesco, nel messaggio inviato alla FAO in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2013, ha definito la fame uno “scandalo mondiale” ed ha stigmatizzato la “cultura del solo profitto e dello scarto”. Ritiene ancora possibile oggi, e a livello mondiale, una visione dell’Agricoltura non solo come produttore di profitto ma anche come produttore di vita e di valori?

Sì, credo che in questo momento si stia giocando a livello mondiale una partita estremamente importante per il futuro dell’umanità: da una parte coloro che sostengono la crescita ad ogni costo, la finanziarizzazione dell’economia che ha portato all’attuale situazione critica per i mercati e lo sviluppo ed ha prodotto inaccettabili diseguaglianze nei confronti di alcuni Paesi; dall’altra chi vuole aprire una nuova stagione ed andare verso l’economia sociale di mercato ed il benessere comune. L’appello di Papa Francesco, che si pone nella linea della Caritas in Veritate di Papa Benedetto XVI che richiamava ad una ‘conversione’ dell’economia, è per noi fondamentale. Il mondo agricolo può diventare il luogo nel quale raccogliere questa sfida come prioritaria. Il nostro pianeta produce cibo sufficiente per tutti, ma la distribuzione ineguale e le speculazioni per l’utilizzo improprio delle risorse alimentari, spesso anche per produzione energetica, hanno portato a forme intollerabili di povertà e alla fame in molti Paesi del mondo. Oggi, nel mondo globalizzato, la fame non è più un ‘accidente’, come ai tempi delle carestie, ma è legata all’egoismo o ad errori o scelte perverse di distruzione della ricchezza. Ma oggi abbiamo le possibilità tecnologiche e anche commerciali per annullare completamente questo problema.

Expo2015  “Nutrire il Pianeta – Energia per la Vita”, Anno Europeo della Green Economy, Semestre Europeo. Secondo lei, l’Italia possiede le energie necessarie per esprimere in queste occasioni, anche grazie alla sua cultura e al radicamento maggioritario della sua tradizione popolare, una proposta politica forte capace di promuovere sullo scenario internazionale l’etica, la persona e la vita come priorità dell’Economia?

Credo di sì. La cultura del nostro popolo ha sempre sostenuto i principi di solidarietà e di giustizia sociale. Non dimentichiamo che le prime grandi organizzazioni della cooperazione internazionale si sono sviluppate da noi e che non casualmente siamo il Paese sede della FAO. Non dimentichiamo che siamo la sede del Papato, la principale organizzazione internazionale che da sempre ha richiamato l’umanità ad un utilizzo rispettoso ed equo delle risorse ambientali, a partire da quelle per la produzione del cibo. Inoltre, io credo che anche il tema Qualità, che l’Italia sta ponendo con forza anche per una ragione competitiva, è importantissimo in chiave di eco sviluppo: perché è necessario non solo dare cibo a tutti, ma anche fare in modo che sia cibo di qualità. Credo che su questo Expo2015 possa essere uno strumento straordinario, sia perché può mettere in mostra le grandi innovazioni compiute in questi anni, sia perché può essere il luogo nel quale fare una riflessione comune e avviare dei processi fra i Paesi per trovare strumenti di contrasto alla fame e di garanzia maggiore della qualità del cibo per tutti i popoli. Privilegiare la qualità e la biodiversità significa tutelare i più deboli.

Quale può essere in questo senso il ruolo della cooperazione internazionale dell’Italia in Europa e nel mondo?

La nostra Cooperazione è stata sempre molto attenta ad uno sviluppo ’integrale’ dei popoli, cioè non è mai stata volta ad esportare il prodotto italiano o a camuffare forme di sfruttamento o di neocolonialismo. Noi abbiamo sempre privilegiato progetti volti alla autodeterminazione alimentare nei Paesi nei quali abbiamo operato, rivolti anche alla tutela dei prodotti tipici dei vari Paesi, evitando i ‘colonialismi alimentari’ che talvolta hanno prodotto degli effetti estremamente negativi di dipendenza da altri Paesi. L’Italia è portatrice di un modello efficiente, che può promuovere nel contesto internazionale, dando risalto alle caratteristiche della sua cooperazione e alla competenza dimostrata. Voglio ricordare il gran numero di nostri cooperatori, i missionari e tutte le figure che operano nelle diverse forme di cooperazione internazionale, che hanno portato competenze ed un bagaglio di conoscenze così alto da rappresentare un’eccellenza che ci viene riconosciuta ogni volta che noi operiamo nel contesto internazionale.

Tornando sul piano interno: nell’intervista a Futuro Europa, il Presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo ha parlato di agricoltura che si apre al sociale, di cooperative sociali e soggetti del terzo settore che facendo rete con le imprese agricole stanno costruendo un nuovo modello di welfare soprattutto nelle aree rurali e in montagna. Crede che il tessuto delle imprese agricole possa effettivamente fornire la trama per questo welfare delle aree non-urbane? Come comunque l’Agricoltura può costituire occasione di welfare?

Sono assolutamente convinto di quanto affermato dal Presidente nazionale di Coldiretti: è una convinzione che nasce dalla mia personale esperienza. Sono stato presidente delle Acli e ho visto come nelle aree rurali, dove il tessuto del mondo del lavoro è prevalentemente quello agricolo, si sia costruita nel tempo una rete che supporta il sistema dei servizi e può diventare, se opportunamente attivata, l’elemento cardine di un nuovo modello di welfare. Noi abbiamo bisogno di un investimento più serio e più determinato per tutelare le aree rurali, che sono state troppe volte abbandonate nel nostro Paese a favore dei grandi agglomerati urbani che oggi risultano spesso essere luoghi di vita non positiva per le persone. L’ambito rurale è stato privato di servizi essenziali, ma la presenza di comunità autentiche e di relazioni positive tra le persone oggi può diventare la trama sulla quale ricostruire un modello di welfare più partecipato, più sussidiario, che veda maggiore protagonismo da parte dei cittadini; ma al contempo un welfare che può avere caratteristiche di innovazione e di qualità. Abbiamo un grande vantaggio rispetto al passato: abbiamo tecnologie in grado di abbattere molte barriere; dobbiamo però investire e credere fortemente che l’infrastrutturazione sociale sulla rete territoriale crea sviluppo autentico. Il nostro Paese non si può sviluppare e non può crescere se non scommette su tutto il suo territorio che comprende anche le aree collinari, appenniniche e quelle montane, le zone anche impervie delle sue coste: cioè se non tiene in considerazione tutta la ricchezza straordinaria del suo territorio. Credo che il mondo agricolo, e le imprese agricole in particolare, possano diventare uno strumento prezioso a supporto di questo processo e possano garantirne la tenuta sotto il profilo economico e la prospettiva di crescita.

©Futuro Europa®

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