Cronache dai Palazzi

Torna la questione Renzi a Palazzo Chigi oppure un rinnovo dell’incarico a Letta. Se ne discute anche al Nazareno, in una direzione non del tutto tranquilla in cui non si sciolgono i nodi sul futuro dell’esecutivo. Si distinguono due fronti, i cuperliani a favore di un nuovo Governo Letta e un fronte trasversale pronto a battersi per l’ascesa del neosegretario a Palazzo Chigi.

Sul fronte del Quirinale, il presidente della Repubblica continua a sostenere l’esecutivo in carica e invoca una “continuità di governo”. Apprezzando “la continuità e i nuovi sviluppi dell’azione di Governo sul piano nazionale e nelle relazioni internazionali”, al rientro da Strasburgo Napolitano non manca di rassicurare Letta sulla strada intrapresa negli Emirati Arabi e lo esorta ad andare avanti nonostante le difficoltà di politica interna.

Le risposte alla crisi non sono ancora esplicite e il Paese continua a soffrire sul fronte occupazionale e imprenditoriale tantoché nuovi marchi, che rappresentano l’eccellenza made in Italy, continuano ad essere ceduti agli stranieri. Il numero uno degli industriali, Giorgio Squinzi, tacciato di ‘disfattismo’ nei giorni scorsi, ha incontrato il premier in carica  per chiarire la situazione ma ha ribadito che se il 19 febbraio il presidente del Consiglio si presenterà in Confindustria con la “bisaccia vuota”, in sostanza se il Governo non metterà in pratica una serie di riforme concrete – credito alle imprese, cuneo fiscale e semplificazione amministrativa – il prossimo passo sarà incontrare Napolitano “che nella sua grande saggezza prenderà le decisioni giuste”.

Renzi, a sua volta, vuole aspettare la prossima entrata in Aula della legge elettorale – alla Camera il prossimo 11 febbraio – e solo dopo si potrà discutere di “Impegno 2014”, il famigerato “Patto di coalizione” che dovrebbe conferire un nuovo slancio, anche politico, al traballante esecutivo in carica.

Rivolgendosi ai suoi il leader del partito democratico mette inoltre il dito nella piaga, e afferma: “Se si andasse alle elezioni con la nuova legge elettorale e un’alleanza Bossi-Berlusconi-Casini ci battesse, il problema saremmo noi”. Renzi immagina, per di più, una futura strategia politica: “avere insieme al Pd un raggruppamento di moderati che non vuole stare con il Pd ma nemmeno dall’altra parte”. E aggiunge: “Non mi fa paura Casini che va di là. Il consenso non lo portano più i leader”. Il sindaco mira inoltre ad incassare il “pacchetto delle riforme” (bicameralismo, Titolo V e abolizione delle Province) perché “limitarsi alla legge elettorale sarebbe una sconfitta”.

Per Cuperlo “non basta il rimpasto” ma “serve una vera ripartenza del governo”. La questione è “se Letta vuole fare lo sforzo ed è in grado”, ribadisce il leader della minoranza Pd. Altrimenti “si discuta sul Renzi I di cui parlano tutti i giornali”. Cuperlo incoraggia il segretario del suo partito ad assumere una posizione chiara “e troverà piena responsabilità da tutte le componenti del Pd in una collaborazione stretta”. Renzi però non si lascia incantare e replica acutamente, ribadendo che “sul Governo serve chiarezza da parte del Governo”. Per il sindaco di Firenze “è inaccettabile dire che il problema del Governo è la serietà del Pd”.

Si è discusso di una “verifica politica di Governo” – come l’ha definita il capogruppo alla Camera dei Popolari per l’Italia, Lorenzo Dellai – anche nell’incontro tra Letta e i capigruppo di maggioranza di Camera e Senato, con i quali il premier ha affrontato in primo luogo la questione dei decreti all’esame del Parlamento.

“Da parte nostra – ha spiegato Dellai al termine dell’incontro – si è solo detto: benissimo ci concentriamo su questi decreti, sarà un febbraio impegnativo, ma nel contempo è urgente che il Governo chiuda questa fase di verifica o di rilancio” anche per rendere “più forte il profilo politico dell’esecutivo”. Dellai ha comunque assicurato che non si è parlato di “rimpasto” con il presidente Letta ma della “necessità di procedere quanto prima ad una verifica politica con il Governo”. Il “clima di grande coesione”, come lo ha definito Dellai, dovrebbe incoraggiare la non facile operazione di raccordo e, nel contempo, i capigruppo di Camera e Senato si impegnano a far approvare in tempo utile dal Parlamento tutti i decreti in scadenza.

Mentre si intensifica il pressing su Matteo Renzi, il sindaco di Firenze sembra comunque rigettare l’ipotesi di un eventuale “staffetta” con Letta a Palazzo Chigi. In verità il suo obiettivo è arrivarci per legittimazione popolare. “Vada avanti Enrico” ribadisce Renzi. Se il presidente del Consiglio “ritiene che le cose vadano bene come stanno andando, che vada avanti. Se ritiene che ci siano dei cambiamenti da apporre, affronti il problema nelle sedi politiche e istituzionali, indichi quali e giochiamo a carte scoperte”.

All’interno della direzione Pd il premier Enrico Letta ha immediatamente replicato affermando che “non è possibile galleggiare”. Il 2014 è un anno decisivo e il Pd avrebbe “l’opportunità di portare l’Italia fuori dalla crisi sociale e di completare le riforme”. Tali opportunità non vanno sprecate. “Se ci riusciamo – afferma Letta rivolgendosi ai suoi compagni di partito – questa nostra comunità salva il Paese nei punti in cui è affondato e torna in contatto con il Paese. Se non riusciamo in questa complessa operazione, i problemi che hanno portato al voto di febbraio resteranno tutti lì”.

Per Enrico Letta le riforme vanno completate prima delle elezioni europee, in particolare la legge elettorale (approvata) e il primo passaggio “significativo” delle altre due riforme (bicameralismo e Titolo V). “Questo ci darebbe un grande segnale ed è quello che i grillini non vogliono”. Puntualizza il premier in carica. “Riforme e risposta alla crisi” sono temi concatenati, “debbono stare legati” e soprattutto esigono “un gioco di squadra”.

A Strasburgo Napolitano ha ribadito che “i governi Monti e Letta” non sono stati “inventati per capriccio del presidente della Repubblica”, bensì il “rischio era che l’Italia rimanesse senza Governo” e tra l’altro, ha sottolineato il Capo dello Stato, “ho fatto le consultazioni dalle quali non è uscita indicazione diversa da quella che ho assunto”. La ragione principale di certe iniziative è stata “dare dei governi all’Italia, per evitare che si precipitasse verso le elezioni anticipate ed evitare così l’instabilità politica e istituzionale”. Il copione, in pratica, è sempre lo stesso: evitare l’instabilità e prevenire eventuali elezioni anticipate.

A proposito di tempi, Renzi afferma di voler rispettare “lo schema dell’aprile 2013. Si diceva 18 mesi, ne mancano 8”. Sarebbe questo il percorso all’interno del quale consolidare “le riforme” necessarie. “Se qualcuno vuole cambiare schema – ribadisce Renzi – se il presidente del Consiglio vuole assumersi questa responsabilità e se qualcuno nella direzione vuole proporre altre cose, io non ho alcun problema”. Pur rimanendo l’appuntamento del 13 febbraio sull’Europa, il leader dei dem – posticipando addirittura la discussione sul Jobs act – si propone di affrontare “il tema dell’esecutivo”, nella direzione del 20 febbraio in cui verrà verificato lo stato delle riforme e, qualora permanga lo stallo, verrà valutata l’opportunità di “cambiare schema”. Per i prossimi quindici giorni non è comunque previsto nessun rimpasto, e tantomeno alcuna “staffetta”. Il Governo in carica dovrebbe restare al suo posto.

©Futuro Europa®

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Un Commento

  • Ho letto l’articolo e devo dire che la mia impressione e’ che Renzi voglia fare il presidente del consiglio e magari conservare la carica di segretario del pd Così’ come fece De mita’ che dopo aver accumulato tutte e due le cariche la stessa dc lo fece dimettere da segretario e subito dopo anche da presidente del consiglio, così’ da ridurlo da uomo forte di partito a a semplice deputato. Per quanto concerne la legge elettorale secondo l’ incontro tra Renzi e Berlusconi(renzusconi) andava fatto non solo tra loro due ma tra più soggetti in modo da non avere esponenti politici di peso , da ambedue le parti ,che adesso cercano di mandare avanti gli altri per poi trarne profitto politico e poter dire ma noi non siamo stati interpellati.la legge elettorale sempre secondo me va rifatta inserendo le preferenze perché il popolo mai come adesso vuol vedere in faccia chi manda in parlamento;, qualcuno dice che con la preferenza si va incontro allo scambio di voto,se così fosse la stessa cosa accadrebbe anche perle europee e ALLORA inseriamo le preferenze e facciamo contento il popolo.

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