Costruire un’alternativa

Passate le feste, il mese di gennaio sarà esiziale per comprendere come si evolverà il quadro politico italiano. Che Berlusconi, la Lega e Grillo facciano fronte comune per elezioni immediate, e comunque contro ogni iniziativa del Governo, è cosa scontata. Il Cavaliere, per recriminazioni personali dopo la sua decadenza da senatore, Salvini per tentare di restituire una verginità alla Lega dopo gli scandali che l’hanno coinvolta, Grillo per mantenere alta la tensione dei suoi sfascisti, non potevano collocarsi diversamente da un’opposizione aggressiva, populista e antieuropeista. La diaspora a destra, senza una guida autorevole come quella di Fini, non cessa, anzi si va acuendo. Letta e Renzi, al di là delle schermaglie di facciata, com’è nella logica delle cose, sono costantemente alla ricerca di punti di salutare collaborazione. In caso contrario, avrebbero la responsabilità di produrre un’implosione nel Pd dimostrando l’incapacità storica della sinistra di saper essere forza di governo.

Tutte cose ovvie. Ciò che invece lascia perplessi è quanto sta accadendo sul versante che, impropriamente, viene definito di centrodestra. L’atteggiamento ondivago di Alfano nei confronti di Berlusconi, e quindi di Forza Italia, non giova certo a un posizionamento autonomo e originale del suo partito. Come può non comprendere che continuando ad apparire come una copia sbiadita del partito del Cavaliere, solleciterà gli elettori a votare per l’originale? Come può immaginare possibili future alleanze con una Forza Italia sempre più antieuropeista, in rotta di collisione permanente con il Governo Letta, il Quirinale, la magistratura, e sempre più assimilabile alla Lega e al Movimento 5 Stelle? Una Forza Italia che peraltro in questi giorni sembra aver chiesto ospitalità all’Alde (Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa) senza successo.

Perché ostinarsi, Alfano, a rifiutare qualsiasi confluenza in un unico soggetto con i Popolari di Mario Mauro e dell’Udc, tutti presenti nel PPE a Bruxelles? Così come risulta incomprensibile l’atteggiamento attendista di Casini nel dar vita a quel Partito Popolare Italiano che vada oltre la stessa Udc e sul quale tutti puntano come unica vera novità sullo scenario politico italiano. I tempi stringono, le elezioni europee sono dietro l’angolo, lasciare spazio solo al Pd, Fi e Movimento 5 Stelle è un errore madornale la cui responsabilità cadrà tutta su chi continua a opporsi artificiosamente alla creazione di un nuovo contenitore che possa rappresentare in pieno quel blocco sociale moderato liberal-riformista che oggi si ripara nell’astensionismo. Una rappresentanza che peraltro, in questa fase, manca ancora di una leadership riconosciuta e se non offre qualcosa di nuovo nei contenuti e nella forma rischia di evaporare nel nulla. Il Paese ha bisogno di un’alternativa solida non di sinistra che si riconosca nel Popolarismo europeo e si batta per sconfiggere quel populismo dilagante di destra che oltre a contribuire a un’instabilità dell’Ue mina dalle fondamenta le stesse istituzioni democratiche dei singoli Paesi, Italia compresa.

Noi parlamentari europei della delegazione Popolari per l’Europa lanciamo ancora una volta un appello all’unità di tutti i Popolari italiani perché si possa riscoprire autorevolezza a Strasburgo e si possa contribuire con maggior forza alla ripresa di questa nostra Italia, che merita di essere amata con coraggio, umiltà e generosità.

©Futuro Europa®

Potito Salatto 
 

[NdR – L’autore dell’articolo è eurodeputato del PPE e vicepresidente della delegazione Popolari per l’Europa al Parlamento europeo]

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