Cronache dai Palazzi

Un’agenda di governo relativamente ‘nuova’ più che sul piano dei contenuti, che rimangono le riforme fondamentali da fare, dal punto di vista dei tempi di attuazione delle stesse riforme.

Una fiducia nuova e “un nuovo inizio” per il Governo Letta all’interno del Palazzo mentre fuori, in piazza, la società civile insorge denunciando una tangibile crisi di rappresentanza che il gap della legge elettorale contribuisce ad acuire.

Ed è proprio sulla riforma del sistema di voto che si combattono le prime battaglie con Renzi nuovo segretario del Pd. La prima vittoria del sindaco di Firenze è il passaggio della legge elettorale dal Senato alla Camera, un passaggio che il presidente Grasso ha favorito dopo un colloquio con la presidente Boldrini. Palazzo Madama si occuperà di riforme costituzionali, in particolare del “superamento del bicameralismo paritario”.

A proposito di “bicameralismo perfetto” Grasso sostiene che “va rivisto, ma sui modi c’è bisogno di equilibrio: magari la redistribuzione dei compiti. Attività ispettiva e di controllo, commissioni di inchiesta, rapporti con l’Europa al Senato. Relazioni con il Governo, dalla legge di Stabilità ai decreti d’urgenza, alla Camera. L’obiettivo deve essere quello di eliminare i doppioni e velocizzare le decisioni”.

Per il presidente del Senato il passaggio della legge elettorale a Montecitorio non rappresenta una ‘certificazione di impotenza’. “Il progetto è quello di creare due percorsi paralleli: – sottolinea Grasso – da una parte la legge elettorale, dall’altra quelle che dovrebbero almeno portare al superamento del bicameralismo perfetto e all’abbassamento del numero dei parlamentari”. Nessuno “scippo” quindi, ma semplicemente una divisione delle responsabilità. Sarà inoltre auspicabile “un patto di consultazione tra deputati e senatori dello stesso gruppo, per agire in sintonia”, premendo sulla “volontà politica” e sul “senso di responsabilità” che tutti i partiti devono necessariamente “dimostrare”.

Letta, a sua volta, è convinto della sua maggioranza “numericamente più debole” ma almeno “più coesa” e affida il suo governo ad “un gioco di squadra tra giocatori che si fidano gli uni degli altri”, sicuro di avere in tasca un’agenda di “obiettivi realizzabili e tempi certi”, coronata da un nuovo patto di governo: “Lo chiamerò ‘Impegno 2014’”, afferma. “Impegno 2014”, si firmerà a gennaio con la partecipazione anche di Renzi e Alfano, e la prima clausola è non mettere di nuovo in crisi la fiducia.

Nel suo discorso alle Camere il presidente del Consiglio ha inoltre ribadito l’imprinting europeo del suo Governo. “Chiedo un mandato per un’Europa migliore, chi vuole isolare l’Italia, chi cerca consenso con il populismo antieuropeo non voti la fiducia”, ha affermato Letta tracciando “un prima” e “un dopo” e facendo intendere che le larghe intese con il Cavaliere sono ormai tramontate. Un discorso, quello di Letta, che appare mantenersi sulla superficie assicurando però di avere in mano la squadra vincente pronta a “giocare all’attacco”. La fiducia ottenuta nuovamente rispecchierebbe un “patto generazionale che imprime una svolta all’Italia”, dopo un “ventennio sprecato”. In sostanza è necessario “un nuovo inizio” per evitare “di rigettare nel caos tutto il Paese proprio quando sta rialzandosi”.

Il caso ha voluto che nel frangente in cui Letta esponeva il suo discorso alla Camera Renzi abbia incontrato il Capo dello Stato, “forte del mandato ricevuto dalle primarie”. “Ho vinto le primarie – ha sottolineato Renzi al Colle – l’elettorato mi ha scelto e mi ha eletto sulla base di alcuni punti che io ho proposto: taglio dei costi della politica, riforma elettorale, job act, abolizione del Senato vera, che non sia quella roba che propone Quagliariello, nuovo rapporto con l’Europa. Non voglio far saltare il Governo su queste cose: voglio che le faccia, sennò sarà un disastro per il Paese e allora verranno veramente a cercarci con i forconi”. Parole quasi dure che preannunciano una dura battaglia sull’approvazione delle riforme, prima fra tutte la riforma elettorale rispetto alla quale Renzi sembra non transigere, minacciando addirittura un accordo con Berlusconi. Rispetto ai Cinque Stelle invece, Renzi ha affermato: “Grillo in un tweet mi propone di rinunciare ai rimborsi elettorali previsti per il Pd in questa legislatura. Sto pensando di farlo”. In questo contesto, e forse non a caso, il Governo ha accelerato l’abolizione del finanziamento pubblico, magari temendo la “sorpresina” di Renzi.

Da segretario Renzi alza il tiro esigendo l’attuazione delle riforme fondamentali ma Quagliariello continua – si potrebbe dire di riflesso – a non fidarsi troppo del leader del Pd: “Le riforme elettorali e istituzionali sono urgenti e, come afferma Letta, vanno affrontate dal Governo e dalla maggioranza, solo dopo l’accordo può essere allargato alle altre forze. Quindi è inspiegabile questo nervosismo di Renzi”. Quaglieriello sfiora l’ipotesi che il neosegretario dem voglia semplicemente realizzare “qualche ritocco elettorale per andare a votare subito, buttando alle ortiche il monocameralismo e la riduzione del numero dei parlamentari”.

Per Letta alla base delle riforme devono comunque esserci “istituzioni che funzionino e una democrazia più solida” e sulla legge elettorale – definita la  “peggiore d’Europa” – sottolinea che “Governo, maggioranza e Parlamento” devono lavorare “per restituire ai cittadini lo scettro”. Per Renzi, invece, “si tratta di una materia che non riguarda la maggioranza e il Governo” e nell’affermare questo si riferisce anche ad un eventuale “potere di veto” che potrebbe essere avanzato da Alfano e che rischierebbe di “mandare la storia per le lunghe”.

In definitiva nel suo discorso Letta ha enunciato un elenco di riforme istituzionali mai attuate in vent’anni: il superamento del bicameralismo perfetto; la riduzione del numero dei parlamentari; la riscrittura del titolo V della Costituzione sui Rapporti tra Stato e Regioni; il lavoro sull’articolo 138 della Carta; la cancellazione del finanziamento pubblico, che nel frattempo è diventata legge; l’abolizione delle Province. Sulle riforme istituzionali si gioca in sostanza la stabilità dell’esecutivo attuale e riguardo a Renzi Letta sostiene: “Siamo partiti con il piede giusto” ma “sappiamo tutti e due che, se tra noi finisse male, sarà una maledizione che ci seguirà tutta la vita”.

Con lo sguardo fuori dal Palazzo, dove inondano le proteste, Renzi a sua volta sottolinea che “o sarà cambiamento o sarà fallimento”, mentre dal Nuovo Centrodestra Alfano chiede un programma politico da condividere per l’intero 2014, come per ‘blindare’ l’esecutivo. Proprio sulle alleanze Letta è comunque convinto che “oggi ci sono le condizioni” e, buttandosi alle spalle le vicende berlusconiane, focalizza l’attenzione sulle “sollecitazioni componibili espresse dal nuovo leader del Pd, del Nuovo Centrodestra e delle altre componenti della maggioranza”.

“L’Italia è pronta a ripartire – ha affermato Letta – ed è nostro obbligo generazionale aiutare a farlo”. Il premier annuncia ottimisticamente una crescita dell’1% nel 2014 e del 2% nel 2015, un pronostico che tutto il Paese reale si augura si realizzi anche se a proposito di tasse non si è entrati nel merito delle misure, confinando l’impegno del Governo a “continuare a far scendere contemporaneamente il debito, il deficit, le spese di parte corrente, le tasse su famiglie e imprese piccole e grandi”. L’approvazione del piano “Destinazione Italia” è la prima manovra in questa direzione: riduzione del costo dell’energia e del costo delle bollette per 850 milioni di euro (contro i 600 previsti); mini-bond per le PMI, “semplificati e defiscalizzati”; sconti per le tariffe Rc auto, in media del 7%; “credito di imposta per la ricerca delle imprese” per incentivare gli investimenti (credito d’imposta al 50% degli investimenti); digitalizzazione aziendale ed infine una detrazione fiscale del 19% sul prezzo dei libri.

Famiglie e imprese saranno anche gli obiettivi concreti del semestre europeo che per Letta è cruciale: “Niente di più pericoloso che considerarlo  un appuntamento rituale e burocratico”. Il premier interpreta la presidenza italiana come una svolta per passare dall’austerity alla crescita: “Il nostro semestre europeo deve ridare energia a un’Europa con le batterie scariche”. Gli obiettivi di crescita previsti non possono prescindere da politiche più convincenti da attuare anche in sede europea.

©Futuro Europa®

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Un Commento

  • L’articolo di Barbara Speca è, come sempre, preciso e completo e mostra bene, sia le difficoltà sia le opportunità che si sono aperte dopo lo strappo berlusconiano. Mostra anche le diffidenze che continuano a regnare anche tra forze che dovrebbe lavorare gomito a gomito. Sotto gli occhi abbiamo l’esempio di serietà che ci viene dalla Germania, dove partiti contrapposti si sono accordati dopo un lungo e duro negoziato su un programma articolato, lo hanno firmato e si sono impegnati a rispettarlo, cosa che certo faranno per tutta la legislatura. È un esempio da seguire: Letta lo ha annunciato e ora lo faccia: un accordo preciso, realistico, limitato, ma essenziale, tra le forze della maggioranza e il Governo per i prossimi 12 o 18 mesi. Lui può riuscirci, grazie alla sua intelligenza, pazienza e capacità di mediazione. Renzi e Alfano, almeno per ora, hanno tutto l’interesse ad accordarsi e a fare sul serio, altrimenti crollano tutti.

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