Eurostat: Italia, disoccupati e stanziali

I giovani disoccupati italiani sono davvero meno mobili dei loro coetanei europei?  La domanda non è capziosa in quanto ai giovani italiani, nei contesti internazionali dove si dibatte di mercato del lavoro, vengono imputati due particolarità negative: la scarsa conoscenza dell’inglese e la poca propensione a spostarsi di sede. Dal 2004 l’Istat ha iniziato con cadenza annuale la Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro, in ottemperanza al Regolamento n. 577/98 del Consiglio dell’Unione europea. Attività che rientra tra quelle comprese nel Programma statistico nazionale, individuando le rilevazioni statistiche di interesse pubblico. Si tratta di un’indagine statistica condotta a campione sulle forze di lavoro e rappresenta la principale fonte di informazione statistica sul mercato del lavoro italiano.

Una recente nota di Eurostat sulla disponibilità dei giovani a spostarsi per motivi lavorativi ha evidenziato come i disoccupati italiani, rispetto i loro coetanei europei, siano tra i meno propensi a cambiare residenza per trovare lavoro. La verità, come spesso accade, potrebbe stare nel mezzo, rispetto una media europea del 20% gli italiani si fermano poco sotto, al 19%, ed a conferma di una maggiore propensione allo spostamento all’aumentare del titolo di studio, gli italiani svettano con il 27% rispetto la media europea del 23% in questa tipologia. La percentuale di millennials disposti a trasferirsi per motivi di lavoro aumenta ulteriormente tra i giovani che hanno partecipato ai programmi Erasmus.

Alcune notazioni a margine sono doverose, l’Italia svetta per la bassa natalità e quindi la minima percentuale di giovani rispetto la forza lavoro, meno del 25% della popolazione italiana ha un’età compresa tra 0 e 24anni, una quota che si è dimezzata dal 1926 ad oggi. L’aumento dell’occupazione, pur minimo, che si è iniziato a registrare dal 2016, è dovuto soprattutto alla persistenza degli ultra-cinquantenni, la disoccupazione giovanile continua a rimanere la grande piaga del nostro paese. Risulta molto maggiore l propensione alla mobilità dei giovani italiani per area di origine, per cui i disoccupati meridionali avendo meno possibilità di trovare impiego nella propria zona, risultano più disponibili a spostarsi, ma preferendo in maniera evidente la persistenza in Italia rispetto l’andare oltre i confini nazionali.

Altra particolarità che affligge il nostro paese è la difficoltà di emergere per i propri meriti, questo comporta che il 46,5% dei ragazzi stranieri che vivono in Italia sperino di andare all’estero, desiderio condiviso da un notevole 42,6% dei ragazzi italiani. Più che i titoli conseguiti, nel nostro paese le indagini riportano come sia più importante la situazione famigliare, casa di proprietà e genitori di livello medio-alto aumentano la possibilità di emergere in maniera evidente. Appare confermata la maggiore facilità di trovare impiego da parte di quelli che hanno seguito un percorso tecnico ingegneristico rispetto alle discipline umanistiche.

Concludendo con i numeri dei giovani italiani senza lavoro, il 60% dei giovani non si sposterebbe contro la disponibilità del 40%, equamente diviso tra il 20% che si trasferirebbe in Italia, un 7% pronto a recarsi nell’ambito UE ed un 13% che si recherebbe anche fuori dall’Ue. Come percentuale di indisponibilità ci poniamo dunque sopra a paesi come Danimarca (62), Cipro (68%), Malta (73%), l’Olanda (69%) e la Romania (63%). Non molto differente la situazione del Regno Unito con gli indisponibili al 57%, mentre risultano nettamente più pronti al trasferimento il Belgio (38), la Spagna (36), il Portogallo (29%), la Finlandia (39%) e la Svezia (34%), con il picco extra-UE della Svizzera, con appena il 17%. Se guardiamo invece gli occupati, l’Italia risulta largamente al primo posto in Europa, i lavoratori millennials (20-34 anni) che hanno trovato lavoro stanziale sono addirittura il 98%.

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