Renzi come Berlusconi

La presenza di Matteo Renzi come ospite principale della trasmissione “Servizio Pubblico” di Michele Santoro ha prodotto, com’era prevedibile, una serie di commenti su tutti gli organi di stampa. Commenti caratterizzati da valutazioni assolutamente contraddittorie, spesso opposte, a seconda delle posizioni e delle simpatie politiche di chi li ha espressi, comunque accomunati da un fattore comune: un giudizio inferiore alle aspettative generali.

Ho seguito con la massima attenzione e interesse, senza alcun pregiudizio, sia il programma che il dibattito che ha scatenato. Un dato è emerso con chiarezza: il sindaco di Firenze, con piglio “giovanile”, facendo credere di essere l’unico ad aver capito quali sono i nostri difetti, ha saputo elencare tutti i mali atavici del nostro sistema. Eccesso di burocrazia, partitocrazia invasiva, mancanza di democrazia nei sindacati, ingiuste disuguaglianze sociali, cattivo funzionamento delle istituzioni, della magistratura, eccetera. Il tutto ricordando più volte che, vista la sua età, non può essere assolutamente ritenuto responsabile di questo stato di cose che andrebbe invece addebitato a tutta la classe dirigente che lo ha preceduto negli anni e, anche, a quella attuale.

Devo dire che questa performance mi ha fatto venire in mente la discesa in campo di Berlusconi nel 1994. Una scelta fatta per occupare il vuoto politico lasciato da Tangentopoli con la dissoluzione dei partiti democratici certamente non di sinistra. Denunciando gli stessi mali sottolineati da Renzi, il Cavaliere ipotizzava uno stato liberale contraddistinto da ampie riforme economiche e istituzionali; denunciava l’inefficacia del “teatrino della politica”; richiedeva un sussulto di moralità e trasparenza nella gestione della cosa pubblica; indicava un’opportuna riforma della giustizia.

Tutto ciò, nella successiva gestione ventennale del potere da parte di Berlusconi, è finito nel nulla, aggravando la criticità del sistema. Insomma, entrambi i personaggi sono caratterizzati dall’obiettivo di parlare alla pancia degli elettori per vincere più che per governare. Qual è dunque il rischio di assistere a un siffatto film già visto? La mancanza, da parte del centrodestra, di un’iniziativa comune che faccia emergere un’adeguata leadership da contrapporre a quella ormai prevedibile di Matteo Renzi. Un deficit che rischia di aumentare ancora l’astensionismo o di ingrossare le file dei presunti “rivoluzionari” grillini.

L’Italia non merita e non ha bisogno di dirompenti e inconcludenti soluzioni elettorali. Le consultazioni europee sono alle porte, il semestre della presidenza italiana nell’Ue sarà un’occasione irripetibile per sollecitare nella prossima legislatura costituente riforme istituzionali e revisione di trattati che pongano fine al rigore tedesco e aprano le porte a iniziative per la crescita di tutti i Paesi senza le quali si rischia l’implosione del Vecchio Continente. Centrodestra e centrosinistra si attrezzino per dar vita a un collegamento diretto con i due filoni storici europei, quello popolare e quello socialista, proponendo contenuti concreti e coraggiosi in grado di rinnovare dalle fondamenta il nostro Paese indicando precisi atti legislativi e adeguate risorse per realizzarli.

Ci vogliono scelte radicali di medio e lungo periodo per renderci competitivi di fronte alla sfide lanciate dalla globalizzazione. Solo così si avrà la possibilità di sconfiggere privilegi, corporazioni, interessi individuali che oggi frenano, impediscono ogni provvedimento volto al cambiamento complessivo della nostra società, del nostro modello di vita. Tanto si pretende dalla nuova classe dirigente. Gli elettori diano un loro razionale contributo rifiutando i “pifferai” di turno anche alla luce dell’esperienza negativa di quest’ultimo ventennio della Seconda Repubblica. Ne va della dignità dell’Italia e dei nostri legittimi interessi.

Di populismo italico l’Europa ne ha piene le tasche e noi, visti i risultati, non ne possiamo più.

©Futuro Europa®

Potito Salatto

 

[NdR – L’autore dell’articolo è eurodeputato del PPE e vicepresidente della delegazione Popolari per l’Europa al Parlamento europeo]

 

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2 Comments

  • Una somma di banali pregiudizi, prevedibili in chi ci tiene ad affermare di non averne.

    • Nel ringraziarLa per la cortese attenzione, rispondo alla Sua osservazione invitandoLa a leggere l’articolo di fondo di Eugenio Scalfari apparso sulla Repubblica di oggi. Un articolo, certo non più tenero del mio, di un autore certamente non assimilabile alla parte politica che io rappresento. Forse, così si renderà conto che è Lei ad avere dei pregiudizi, rispettablissimi, ma pur sempre pregiudizi. Un caro saluto. Potito Salatto

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