Due novembre

«Il 2 novembre si commemorano i morti. Questa giornata mesta in cui tutti più o meno vanno al cimitero mi fa sempre pensare. Intanto io al cimitero vado anche durante l’anno, non solo in questa occasione; mi piace visitare le persone ora scomparse che hanno attraversato la mia vita e mi piace che la loro tomba sia in ordine, pulita, con fiori freschi.

Alcune tombe sono vecchissime, quella dei miei bisnonni per esempio; persone che io non ho conosciuto ma che amo lo stesso: mi piacciono quelle foto sfumate degli uomini con i baffi impomatati alla moda dei primi anni del Novecento oppure i capelli bianchi raccolti in uno chignon delle donne.

Questo perché io li rispetto, so che gente perbene sia stata; penso ad uno dei miei nonni, morto l’anno in cui sono nata io: un medico molto amato, chissà quanta gente ha fatto nascere e quanta invece ha confortato in punto di morte e questo me lo fa amare, attraverso i racconti di chi lo conobbe, sempre di più.

E queste mie emozioni mi fanno riflettere: ma uno come il pentito campano che, dopo aver sotterrato rifiuti tossici per le campagne dove vive la sua gente, appunto pentitosi, raccontò che aveva condannato a morte tutti gli abitanti con il suo gesto dettato da avidità pura e semplice.

Ecco, uno così quando morirà, avrà qualcuno che andrà a visitarlo? Gli porteranno fiori freschi? Puliranno con amore la sua foto? “La morte è ‘na livella” – scriveva Totò – da morti siamo tutti uguali. Io dissento. I farabutti lo sono anche da morti; farei una legge che impedisca a gente così di avere lapidi con su scritto “marito esemplare” oppure “padre amatissimo”, ma obbligherei a scrivere “ha ucciso tanta gente e condannato a una vita di sofferenze tante altre persone”.

Lo avrei fatto anche con il nazista morto recentemente a Roma. Tutta la querelle per trovargli una tomba io l’avrei risolta in modo semplice: avrei messo le sue ceneri all’ingresso delle Fosse Ardeatine con su scritto “questo è ciò che rimane di un essere ignobile, uno dei responsabili di tutti i morti che piangete in questo luogo”.

In fondo basterebbe essere sinceri con i vivi e con i morti e la vita – e la morte – sarebbero più dignitose.»

©Futuro Europa®

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