La Poliedricità di Meneghetti al Vittoriano

Roma – Colore, forme inusuali e diversità di materiali contraddistinguono la mostra monografica dedicata ad Antonio Meneghetti ospitata, fino al 26 Giugno, presso l’Ala Brasini del Vittoriano.

La mostra giunge a tre anni dalla scomparsa dell’artista e rappresenta un riordino delle opere prodotte da Meneghetti, conservate presso i più importati musei e sedi istituzionali italiani e del mondo (Rocca Paolina di Perugia, Castel dell’Ovo a Napoli, Palazzo della Civiltà a Roma, le Corderie dell’Arsenale e Palazzo Ducale a Venezia oltre che a San Pietroburgo, Brasilia e Pechino).

L’esposizione, curata da Ermanno Tedeschi, permette di fare la conoscenza con un artista che ha lasciato la sua firma su varie opere, dalla tela a oggetti di design e gioielli; il suo è un marchio inconfondibile che rievoca la cultura Zen giapponese, con le sue forme ondulate e i colori essenziali, e a tratti sembra ricordare l’Espressionismo astratto Americano di Jackson Pollock e di Franz Kline.

Nelle produzioni eseguite plasmando la materia emerge in modo più spiccato l’importanza che l’artista da al vuoto, lo stesso vuoto che nelle sue tele è rappresentato dagli spazi bianchi che accolgono le pennellate decise; questo spazio vuoto, come amava affermare lo stesso Meneghetti, è l’essenziale punto luce che dona armonia all’opera nel suo insieme. La sua abilità nel disegno si ritrova, come detto anche nella creazione di elementi di design, come la panca “Duetto”, i tavoli “Punto e Linea” e “Perfetto”, le sedie “Imperator” e “Sole” e le lampade/scultura Crystal Light; tale fama raggiunse anche l’estero, come Brasile e Russia, dove si possono trovare testimonianze dei suoi lavori.

Meneghetti era un grande studioso dell’animo umano e questo ha da sempre influenzato il suo approccio all’arte, questi studi sono iniziati con l’approfondimento della dottrina cattolica, esplorando anche settori meno noti, per raggiungere anche altri ambiti che cercavano di spiegare la natura dell’animo umano senza staccarsi dal misticismo. La natura curiosa dell’artista, forse, fu la molla che lo spronava a sperimentare l’arte nelle sue varie forme, anche nel mondo della moda e dell’architettura come testimonia il borgo di Lizori, tra Spoleto e Assisi, da lui recuperato e trasformatosi negli anni in un centro di riferimento della cultura artistica e scientifica internazionale, così come il centro di Marudo nel Lodigiano.

L’esposizione, prodotta dalla Fondazione di Ricerca Scientifica ed Umanistica Antonio Meneghetti, offre la possibilità di esplorare la personalità complessa dell’artista, attorno alla quale ruotano tante leggende, e apprezzare meglio la natura delle sue opere. La mostra è accompagnata dalla sua prima completa monografia edita da GLI ORI-Editori Contemporanei.

©Futuro Europa®

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