Eurozona, PIL primo trimestre 2016

Passato il primo trimestre del 2016 è tempo di tirare i primi bilanci, l’Eurostat ha certificato che il Pil dell’Eurozona è aumentato dello 0,6%, contro il +0,3% dell’ultimo trimestre 2015, ricordiamo che la pubblicazione delle stime preliminari trenta giorni dopo la fine del trimestre di riferimento. Nella UE il valore ha registrato invece un valore dello 0,5% dopo il +0,4% del periodo ottobre-dicembre dell’anno scorso, magari potrebbe essere una utile indicazione per chi auspica l’uscita dall’euro. Su base annua, il Pil è aumentato dell’1,6% nella zona euro e dell’1,7% nella UE dopo, rispettivamente, il +1,6% e il +1,8% del trimestre precedente. Una seconda stima flash sarà pubblicata 45 giorni dopo circa dopo la fine del trimestre di riferimento (con dati paese per paese).

Il maggiore aumento nella zona Euro rispetto la UE a 28 dimostra l’efficacia delle politiche monetarie della BCE, in particolare si sono registrati notevoli miglioramenti rispetto alle previsioni da parte della Francia (+0,5% contro il +0,3% dell’ultimo trimestre 2015) e Spagna (+0,8%, come alla fine dello scorso anno). L’espansione dell’Eurozona risulta superiore anche a quella degli Stati Uniti (che hanno messo a segno un deludente +0,5% su base annua) e della Gran Bretagna (altro warning che i fautori della brexit), i numeri registrati hanno permesso per la prima volta di superare i livelli precedenti alla crisi finanziaria.

Non è tutto oro quello che luccica, l’indice Eurocoin, elaborato dalla Banca d’Italia e dal Centre for Economic Policy Research di Londra, misura l’andamento dell’economia in tempo reale ed in questo caso mostra una flessione ad aprile tornando ai livelli di un anno fa. I motivi sono sempre quelli ben conosciuti, debolezza del mercato azionario depresso dalla situazione delle banche, esportazioni non in salute, l’inflazione che continua a restare sotto i desiderata della BCE e pesa in maniera evidente. L’inflazione è scesa ad aprile dello  0,2% mentre ci si aspettava un aumento sulla base delle iniziative della Banca Centrale, ma ancor peggio ha fatto l’Italia registrando una diminuzione dello 0,4%, pesa il fallimento delle politiche di diminuzione delle tasse ed aumento dei redditi del governo Renzi che non passano mai dai proclami ai fatti, se non nei passaggi televisivi. Sul dato della UE c’è comunque una buona aspettativa dovuta all’arrivo delle misure adottate come acquisto di obbligazioni societarie e nuovi interventi rispetto il finanziamento agli istituti di credito per stimolare il finanziamento dell’economia.

Per quanto riguarda il nostro paese, si conferma il divario con il resto dell’Europa, d’altronde i risultati si raggiungono con i fatti e non con gli annunci, la forbice con il resto della UE si allarga, contro lo 0,6 dell’Eurozona Il Pil italiano aumenta nel primo trimestre dello 0,3%, questo grazie ai consumi delle famiglie che beneficiano della maggior propensione al credito a seguito del QE di Draghi. Questo ha portato la produzione industriale a salire dello 0,5% in marzo, dopo il -1,2% di febbraio, ; portando a +0,6% la variazione nel primo trimestre, da registrare anche un meno 1,5% nel settore delle costruzioni.

©Futuro Europa®

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