Forward guidance, il nuovo bazooka di Draghi

‘Whatever it takes’ proclamò in maniera perentoria nel giugno 2012 il Governatore della BCE Mario Draghi! Una dichiarazione che racchiusa in tre sole parole conseguì un risultato immediato e maggiore di tutte le manovre messe frettolosamente in atto dai governi europei travolti dalla crisi, con lo spread italiano a 518. La frase rimbalzò in ogni angolo del mondo e segnò anche un cambio di rotta nelle politiche dell’Istituto Centrale, da sempre restio ad una politica di annunci sullo stile della Banca statunitense ad esempio.

Una situazione simile si è venuta a creare ultimamente con la nuova crisi dei titoli bancari travolti da dubbi sulla loro reale solidità, con le quattro banche italiane al centro dell’affaire di fine anno sugli scudi, un crollo di MPS del 46% in un giorno. Le parole del banchiere centrale non si sono esplicitate in una frase secca come in precedenza, ma si sono inserite in quella metodologia che è conosciuta come forward guidance. Se l’ultima arma messa in campo dal governatore era stato il famoso Quantitative Easing, il bazooka di Draghi, la forward guidance è l’uso mediatico di espressioni volte ad indicare la politica monetaria che sarà seguita dalla BCE nella governance del mercato finanziario. Abbiamo sopra richiamato il precedente ‘whatever it takes’, per dimostrare l’effetto che le parole usate dalla massima autorità del sistema bancario possono avere sui mercati.

Lo scopo della forward guidance è la lotta alla speculazione eliminando la possibilità di interventi su tassi d’interessi ed altre variabili monetarie, in questo caso specifico si trattava appunto della situazione patrimoniale degli istituti di credito e di presunti nuovi stress test che avrebbero comportato la ricerca di capitali freschi da parte delle banche interessate. Con la sua affermazione che non saranno chiesti interventi patrimoniali per rafforzarne la solidità e quindi niente aumenti di capitale a carico dei soci, Mario Draghi ha bloccato la speculazione ribassista sui titoli bancari e fatto schizzare il FTSEMIB su del 4,2% in un solo giorno, dopo i risultati disastrosi dei precedenti.

D’altronde era stato lo stesso Governatore ad inserire la forward guidance nelle policies della BCE, uno degli strumenti a disposizione dell’Eurotower per il governo dei mercati. Il Presidente della BCE non ha indicato quali saranno le decisioni, ma è facilmente presumibile che la Banca Centrale intenda allungare il QE oltre la barriera del marzo 2017 oppure aumentare il ritmo degli acquisti mensili di titoli, oltre la soglia dei 60 miliardi di Euro a suo tempo indicata. Il mancato dettaglio delle misure in cantiere trova probabilmente la sua spiegazione nel crollo delle commodities con il prezzo del petrolio sotto i $ 30 e la pubblicazione del nuovo bollettino di previsioni macroeconomiche. Le analisi della BCE in merito all’inflazione della Zona Euro non rispecchiano i desiderata della Banca Centrale, l’obiettivo del 2% che è il target che si è posta la BCE, in realtà si attesterà solo all’1% nel 2016 e all’1,6% nel 2017, il tutto con un prezzo del petrolio medio di $ 52,5 Dollari nel 2016 e di $ 57,5 Dollari nel 2017 che al momento sono una misura doppia del valore corrente. Se poi si continuasse ad avere un tasso di inflazione fermo allo 0,2% come nello scorso dicembre, tutte le previsioni salterebbero facendo scendere al ribasso le previsioni economiche di breve e medio periodo.

Non fa male ricordare che un aumento dell’inflazione con il conseguente calo del valore del denaro avvantaggia i debitori, ed il primo di tutti in Europa è il debito pubblico italiano.

©Futuro Europa®

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