La crisi di Governo nelle tasche degli Italiani

La crisi di governo è stata scongiurata. Il PdL paga il prezzo dello scontro interno con gli scissionisti, guidati da Angelino Alfano, che hanno di fatto costretto Silvio Berlusconi a fare un passo indietro. Il governo incassa la fiducia e il premier Enrico Letta rimane in sella, più forte di prima. Nei prossimi giorni si capiranno meglio i nuovi equilibri politici ma, anche se l’esecutivo non è crollato, a pagare saranno anche i cittadini. E’ salita l’aliquota Iva, dal 21 al 22 per cento. E c’è ancora più di un rischio per la seconda rata dell’Imu, prevista a dicembre, che riguarda la prima casa.

Il passaggio dal 21 al 22 per cento è solo la conseguenza più evidente della tempesta politica. Secondo il Codacons si tratta di “una stangata che arriverà a pesare fino a 349 euro a famiglia su base annua”. L’incremento, comunque, si fa sentire anche alla pompa di benzina, con circa un centesimo e mezzo in più al litro. Secondo “Quotidiano Energia” è quasi meglio. Nel senso che per finanziare un rinvio ci sarebbe stato un rincaro delle accise di 2 centesimi al litro per tutto il 2013 e, addirittura, di 2,5 centesimi fino al 15 febbraio 2015.

Se nella vita di tutti i giorni l’aumento dell’Iva non si farà sentire al bar, dove il caffè non dovrebbe aumentare, sugli scaffali del supermercato potrebbe costare circa 2 centesimi in più. Su una bottiglia di vino da 3 euro il rincaro non supera i 3 centesimi. Bisognerà sborsare un po’ di più per andare dal parrucchiere o in palestra. Ma non si ritoccano le tariffe per la fornitura di acqua, luce e gas.

Per metà ottobre è atteso anche il provvedimento che dovrebbe cancellare la seconda rata dell’Imu per le abitazioni principali e per i fabbricati rurali: ci sono in ballo 2,4 miliardi di euro circa. La copertura di questo intervento ha creato più di uno screzio nel governo. Se dovesse saltare, alla fine, gli italiani andranno a pagare il 16 dicembre.

Facendo due conti, per il 2014 l’applicazione dell’aumento dell’Iva e l’eventuale mantenimento dell’Imu comporterebbe per i contribuenti maggiori esborsi per circa 9 miliardi di euro.

Entro il 15 ottobre, infine, va definita anche la legge di stabilità, ovvero il provvedimento che fissa gli spostamenti di entrate e uscite relativamente al prossimo triennio. E a novembre la commissione europea dovrà formulare le proprie previsioni economiche, tenendo conto sia delle indicazioni date dal governo italiano per il futuro, ma anche di quelle relative all’anno in corso. Sempre con lo stesso obiettivo: non superare il 3 per cento del rapporto decifit/Pil.

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