Rassegna stampa estera

Solitamente la nostra Rassegna Stampa è dedicata ad una panoramica delle reazioni della Stampa estera alle notizie che coinvolgono la nostra politica, i nostri politici e la nostra economia. Per via della settimana “eccezionale” dal punto di vista politico, che ha fatto sì che sui nostri principali quotidiani venissero riportati giornalmente i titoli delle più importanti testate mondiali, si è deciso questa volta di concentrare la nostra attenzione sul recente e drammatico naufragio di migranti al largo di Lampedusa. Ci ha molto colpito quanto questa notizia abbia sovrastato tutte le altre e sia stata ripresa da media grandi e piccoli, testate locali e nazionali, agenzie più o meno importanti ma tutto questo a livello globale. La drammaticità dell’evento, da una parte,  giustifica questa attenzione, ma dall’altra ci obbliga a porre una domanda: era necessario un evento così “vergognoso”, per riprendere le parole di Papa Francesco, per puntare i riflettori su di un dramma che dura da più di 10 anni?

Dicono a Radio France International  (Naufrage à Lampedusa: la politique d’immigration del l’UE montrée du doigt, 4 Ottobre 2013) “Tutti i Paesi rivieraschi del Mediterraneo si appellano da più di 10 anni alla solidarietà del resto di Europa. La regola che  prevale dal 2003 è in effetti quella che vuole che i candidati per l’asilo politico nell’Unione Europea possono depositare la domanda solo nel Paese dal quale sono entrati nell’UE. I Paesi del Sud hanno quindi l’impressione di essere lasciati soli di fronte ad un flusso di migranti sempre più importante.” E se è vero che esistono strumenti per “aiutare” questi Paesi come l’Agenzia Frontex  per la sorveglianza delle frontiere  o gli accordi con i Paesi di partenza di questi disperati, accordi di “riammissione” attraverso i quali diversi Paesi del Sud del Mediterraneo si impegnano ad accettare il ritorno dei “clandestini” partiti verso l’Unione Europea, come dice sempre RFI “se ne sentiranno delle belle lunedì alla riapertura del dibattito con i Ministri della Giustizia che si incontreranno a Strasburgo. Una riunione dove sarà presentato il sistema Ecosur, destinato a rintracciare e salvare le imbarcazioni dei migranti. Anche se la Commissione ha puntualizzato che ci sono più candidati all’Asilo in Germania e in Francia che nei Paesi mediterranei”. (…)

La vena polemica in questa occasione poteva essere risparmiata. Gilbert Reihlac, nel suo articolo L’Europe denonce la ‘cahos’ italien pour le drame de Lampedusa, scritto per Challenges del 3 Ottobre, riporta le pesanti dichiarazioni del britannico Christopher Chope, relatore di una risoluzione presentata all’Assemblea parlamentare del Consiglio Europeo poche ore prima del dramma di Lampedusa. “Il lassismo che applica l’Italia nel controllo delle sue frontiere incoraggia i migranti a tentare la fortuna ed è indirettamente all’origine di drammi, ha dichiarato giovedì un esperto, membro dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Il progetto di risoluzione dell’Assemblea, molto severa nei confronti dell’Italia, è stato adottato mercoledì in commissione a Strasburgo, qualche ora prima di un nuovo naufragio di migranti (…) Per il deputato conservatore britannico (Christopher Chope ndr), l’Italia, principale porta d’accesso dei migranti africani o asiatici nell’Unione Europea, ha grande parte di responsabilità in questa situazione (…) Chope mette sotto accusa nel suo rapporto la decisione delle autorità italiane di accordare ai migranti dei permessi di soggiorno temporanei che gli permettono di muoversi liberamente nello spazio Schengen”.

Altri toni ritroviamo nel pezzo di Pamela Dockins, scritto per Voice of America il 3 Ottobre, dal titolo significativo, Italy Accident Draws Attention to African Migrant’s Plight e dove analizza la situazione critica dei migranti africani con l’aiuto di Jumbe Omari Jumbe, portavoce dell’Organizzazione Internazionale per l’Immigrazione. Nell’analisi si capisce quanto ampio sia questo fenomeno e quanto piccola sia la percentuale di disperati che arriva sulle nostre coste. Jumbe dice: “ci sono 4 ingressi usati dagli africani che provano a scappare dalla loro Patria e dal continente. L’ingresso principale si trova nel Corno d’Africa, usato soprattutto da Somali ed Eritrei che tentano di raggiungere lo Yemen e possibilmente arrivare in Arabia Saudita (…) Il secondo (…) serve ad arrivare in Sudafrica (…) Il terzo ingresso viene utilizzato dagli africani che arrivano dall’Ovest, che passano per il Marocco per raggiungere la Spagna e l’Europa. E infine, c’è quello che viene chiamato ‘ingresso Mediterraneo’.” Il fenomeno non coinvolge solo noi in Europa, ma anche la Spagna e la Bulgaria che si è vista arrivare pochi giorni fa, via terra, 11mila profughi siriani.

Come scrive  Christopher Emsden  su The wall Street Journal del 4 Ottobre  “un incidente devastante destinato ad alimentare il dibattito sulla migrazione clandestina”. Il suo lungo e interessante articolo spiega come, da dove e perché questa gente scappa, cosa fanno i Governi eritreo, somalo e ghanese  per monitorare il fenomeno e riporta le critiche di molti nostri parlamentari all’Unione Europea per l’assenza di un ruolo forte delle sue istituzioni nel condividere con il nostro Paese il contenimento degli arrivi sulla nostra lunga linea costiera (C. Emseden, Migrant Ship Sinks Off Italian Island, Killing Dozens).

Gli articoli sono numerosissimi, non possiamo riportarli tutti. Molti sono di solidarietà nei nostri confronti e puntano il dito sull’UE, altri, come abbiamo visto sono più critici, ma quello che va detto è che questa situazione delicata, difficile e grave deve diventare una priorità per la comunità internazionale, non solo le conseguenze che ne derivano in Italia, Spagna, Europa in generale, ma per le cause alla base di questo movimento di anime.

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