IMU e IVA ma nessun taglio alla spesa

Imu e Iva sono ormai vocaboli che da mesi occupano le prime pagine dei giornali e mentre il teatrino della politica di questi giorni sembra essere lontano anni luce dai problemi quotidiani della gente comune, dal 1 Ottobre l’Iva è salita al 22% e l’Imu è ancora in attesa di capire il suo destino, legata a doppio filo con la vicende di governo,.

L’Imu vale annualmente poco più di 4 miliardi per le casse dello Stato grazie al gettito generato dalla prima casa, mentre l’aumento di un punto di Iva è stimabile in circa 4 miliardi annui (poco più di un miliardo da qui alla fine dell’anno). Totale 8 miliardi. Un’inezia  se si pensa agli oltre 850 miliardi della spesa pubblica italiana. La domanda sorge spontanea: perché lo Stato impone nuove tasse e nessun taglio alla spesa pubblica?

La continua richiesta di nuove imposte associata allo spreco di denaro pubblico è una mancanza di rispetto nei confronti del cittadino italiano onesto che si ritrova con una pressione fiscale unica in Europa, senza avere in cambio una macchina statale funzionante. Si sono susseguiti governi di tutti i colori ma il risultato è sempre quello: più tasse per tutti. Le imprese muoiono, si perdono posti di lavoro e le famiglie non arrivano a fine mese: anzi ormai si fatica ad arrivare alla metà del mese. Non è qualunquismo ma la dura realtà.

Ma ciò che più infastidisce l’italiano medio è la tecnica di maquillage che la politica opera sulle tasse: ne toglie una per aggiungerne un’altra. Tolgono l’Imu e dove le trovano le risorse? Semplice, inventano la Tares o l’aumento delle accise sulla benzina. Non vi è mai un taglio delle tasse sostenuto da una riduzione della spesa pubblica ma, semplicemente, le vecchie tasse vengono sostituite con nuove imposte.

Quello che manca è la volontà di tagliare la spesa pubblica e di scovare gli sprechi che spesso si annidano nella burocrazia, nell’assistenzialismo, negli investimenti a pioggia, nei privilegi, nel malgoverno, nell’illegalità. Non praticando tagli mirati si continuano a fare tagli lineari anche in quei settori dove ormai non si riescono più a garantire servizi e strutture all’altezza di un paese moderno come l’Italia.

Eppure sembrerebbe così facile, basta leggere le ricette di noti economisti che compaiono settimanalmente sui quotidiani italiani più popolari per capire cosa fare o dove intervenire. Il problema è il passaggio dalla teoria alla pratica: l’attuazione viene sempre bloccata dai poteri forti che godono di rendite, privilegi e benefici generati dal denaro pubblico. Tuttavia, anche quando si arriva in Parlamento a discutere provvedimenti utili per il taglio della spesa pubblica, questi vengono affossati oppure svuotati della loro ratio: il taglio delle province è l’emblema di questo meccanismo malato.

Parliamo quotidianamente di Spread, debito pubblico, Pil: la parola chiave, minimo comune denominatore di tutti questi termini, è Spesa Pubblica. Quel fattore che nessuno osa toccare, che nessuno osa tagliare e che potrebbe essere un fattore determinante per il rilancio e la modernizzazione del paese a scapito di lobby e centri di potere che ancora paralizzano il paese per preservare i propri privilegi.

©Futuro Europa®

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