Cronache dai Palazzi

All’esecutivo italiano non viene staccata la spina ma è comunque appeso ad un filo, quello delle ‘larghe intese’; la guerra dei vent’anni, invece, proseguirà fuori dal Parlamento.

Per la decadenza del Cavaliere, ormai prossima, si apre la fase della contestazione con Stefàno relatore che ha convocato l’udienza pubblica il prossimo 4 ottobre. Il dibattito pubblico è focalizzato sul videomessaggio del 18 settembre e lo spettacolo della politica continua. Un monologo di sedici minuti con il quale Berlusconi è apparso ancora combattente, anche se piuttosto rassegnato e non sorridente, e ha assicurato di continuare a fare politica “fuori dal Parlamento” perché “non serve un seggio per fare un leader”.

‘Italia’ e ‘Forza’ sono state le parole più usate dal Cavaliere, magari non a caso dato il rilancio di Forza Italia e la chiamata alle armi (politiche) rivolta agli italiani affinché scendano in campo e si ribellino. È “l’ultima chiamata prima della catastrofe”, ha affermato il Cavaliere, una chiamata annunciata con l’amaro in bocca della decadenza.

Il videomessaggio è anche l’epilogo di un leader forte che non accetta di mettersi da parte perché ciò significherebbe dar ragione a quella sinistra che, secondo il Cavaliere, ha usato l’azione “scientifica, pianificata, violenta” della “magistratura politicizzata” per farlo fuori, non riuscendoci “con gli strumenti della democrazia”. In ballo ci sono concetti forti quali ‘democrazia’ e ‘libertà’, accanto a ‘ribellione’ e ‘catastrofe’.

Quella in atto nel Belpaese sembra comunque una guerra tra buoni e cattivi; la Destra e la Sinistra sembrano usare il Paese, e i vari provvedimenti per colpirlo, mentre l’esecutivo e il Quirinale cercano ogni volta di attutire i colpi, nonostante il presidente del Consiglio abbia ricordato che entrambe le istituzioni non sono dei ‘parafulmini’.

Sulla questione decadenza, in particolare, la posizione di Palazzo Chigi è chiara: “Non vogliamo mischiare piano politico e azione di governo, sino a quando avremo la fiducia del Parlamento e riterremo di poter svolgere un ruolo utile per il Paese andremo avanti, senza commentare o entrare nel percorso di una vicenda che per l’esecutivo deve restare neutra”.

L’ennesimo provvedimento del governo italiano si chiama metaforicamente “Destinazione Italia”, 50 misure per attirare investimenti esteri e favorire la competitività delle imprese italiane: un fisco “amico” e certo per gli investitori; autorizzazioni uniche anti-burocrazia; privatizzazioni, tra cui Poste Vita (ramo assicurazioni di Poste italiane), AnsaldoBreda (treni), Ansaldo Sts (segnalamento per ferrovie e metropolitane), Ansaldo Energia, meno probabile Finmeccanica. Ed ancora, nuove forme di finanziamento per le Pmi; gas e energia elettrica meno cari. “Destinazione Italia” si propone in pratica di incidere sulla competitività del Paese attraendo maggiori investimenti esteri e potenziando il mercato interno piuttosto asfittico. Dopo il decreto “Salva Italia” del 2012 ora si tenta di seguire un possibile tracciato e, individuata una rotta possibile, si tiene conto di una meta più o meno certa: l’Italia.

Il premier Letta sottolinea inoltre che “In Italia siamo in uno stato di diritto”. “Sarebbe paradossale – ha sottolineato il presidente del Consiglio italiano – se, nel momento in cui presentiamo un piano per l’attrazione degli investimenti, passasse il messaggio che l’Italia è un Paese in cui lo stato di diritto non funziona: lo stato di diritto funziona e vogliamo il rispetto dell’autonomia della magistratura; confermo un rispetto pieno e totale”.

Si può anche continuare a combattere gli uni contro gli altri usando il governo come una ‘trincea’, ma così procedendo le conseguenze si riveleranno nefaste. In questo contesto il premier Letta ribadisce che l’esecutivo sta lavorando “in modo molto concreto e attento, per gli italiani”, e avverte: “Non abbiamo nessuna intenzione di creare cortocircuiti su questi temi. Da un po’ di tempo c’è la volontà di usare il governo come un punching ball, tutti se le danno di santa ragione, ma noi continuiamo a lavorare”. In definitiva, anche Berlusconi ammette comunque che non è il momento di una crisi di governo, che si rivelerebbe ‘destabilizzante’, ma, rivolgendosi ai suoi e rilanciando Forza Italia, afferma: “Al governo finché rispetta i patti”.

Letta risponde ai vari messaggi del Cavaliere affermando che in Italia “non ci sono perseguitati”. “Massimo rispetto per il lavoro e l’autonomia della magistratura”, afferma. “Basta allo scontro tra politica e giustizia” – ha esortato invece il presidente Napolitano – ma i magistrati siano più equilibrati e meno difensivi sulle riforme”.

In sostanza il presidente del Consiglio italiano tira dritto. “Il miglior antidoto contro l’instabilità è l’azione di governo – afferma Letta – e sono convinto che possa andare avanti con profitto”. Oltre al provvedimento che riguarda gli investimenti esteri in cantiere ci sono altre decisioni importanti per la crescita: l’aumento dell’Iva dal primo ottobre, per evitare il quale la maggioranza dovrebbe trovare un miliardo di euro; la rimodulazione dell’Imu dietro l’angolo con i comuni che attendono un rimborso dallo Stato; la nuova legge elettorale, ormai necessaria; la legge di stabilità tanto attesa anche in Europa e che dovrà essere pronta entro il 15 ottobre. A proposito di Ue, il governo italiano sottolinea di dedicare la massima attenzione al difficile rapporto fra deficit e Pil, che a fine anno potrebbe superare di un decimale la soglia del 3% e quindi sarà necessaria una lieve correzione, mentre a Bruxelles si studiano vincoli meno rigidi e il ministro del Tesoro italiano stima un pareggio strutturale di bilancio nel 2014: Pil -1,7% nel 2013 e +1% nel 2014. Con la nuova legge di Stabilità, inoltre, il governo italiano si propone di tagliare il cuneo fiscale che grava su imprese e lavoratori mentre L’Ue preme affinché il carico fiscale sia spostato dal lavoro a rendite e patrimonio.

Un’Italia in ebollizione, quindi, che tenta però di camminare sui carboni ardenti dello scontro politico. “Presto andrò all’attacco a tutto campo – ha dichiarato il premier Letta – Sennò la fine è segnata. Una lenta agonia non serve al Paese”. Sulla brace oltre alla legge di Stabilità ci sono anche le riforme costituzionali e al finanziamento pubblico ai partiti.

In pratica l’instabilità combinata con il debito che galoppa congelerebbe l’Italia relegandola tra i peggiori malati d’Europa ma il governo ha appena schivato la crisi e, anche se già si interroga sulla prossima, non si fa intimorire dai “giochini” dei partiti, dalle minacce esplicite e dagli avvertimenti sotterranei. “Vado avanti sul programma, senza cedere a veti incrociati e continui ultimatum”, ha assicurato il premier italiano al presidente Napolitano.

“Non mi farò logorare, né chiudere in un angolo. I partiti devono scegliere, o si sta al governo o si sta fuori”, ha affermato inoltre Enrico Letta riferendosi soprattutto all’ultima vicenda Berlusconi, che ha acuito lo scontro tra i due maggiori partiti di maggioranza. Due partiti che devono necessariamente evolversi e rigenerarsi e, soprattutto, devono pensare al bene del Paese evitando di creare “cortocircuiti” tra gli interessi di forze politiche opposte e l’impegno sulle riforme. Rischi di destabilizzazione governativa non provengono inoltre esclusivamente da destra ma anche da sinistra, dove c’è chi spera di conquistare presto il posto da premier, magari vincendo le primarie già a dicembre. In questo contesto Enrico Letta si tira fuori dal Congresso del suo Pd che deve nominare il nuovo segretario: “Non parteggerò per nessuno”, sottolinea. Ma prima di tirarsi fuori chiede al futuro segretario di non mettere in difficoltà il governo, bensì di sostenerlo aiutandolo “a svolgere al meglio il suo servizio al Paese”.

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