UE, la politica monetaria

L’Unione economica e monetaria (UEM) è stata sancita dall’Unione europea con il Trattato di Maastricht, attraverso tre diverse fasi si arrivò alla moneta l’unica, l’euro. Il progetto fu realizzato da una Commissione guidata da Jacques Delors, allora Presidente della Commissione europea, a seguito della conclusione dei lavori di questo organismo, il 1 luglio 1990, furono abolite tutte le restrizioni alla circolazione dei capitali tra gli Stati membri. Il 1 gennaio 1994 fu creato l’Istituto monetario europeo (IME), questa seconda fase determinò lo scioglimento del Comitato dei governatori delle Banche Centrali. L’Istituto non era responsabile della conduzione della politica monetaria dell’Unione europea, che rimaneva una prerogativa delle autorità nazionali, e non aveva competenza per effettuare operazioni in valuta. La terza ed ultima fase iniziò il 1 gennaio 1999 con la conduzione di una politica monetaria unica sotto la responsabilità della BCE. Passo fondamentale avvenne il 31 dicembre 1998 quando l’Ecofin fissò i tassi irrevocabili di conversione tra l’euro e lo scellino austriaco, il franco belga, il marco finlandese, il franco francese, il marco tedesco, la sterlina irlandese, la lira italiana, il franco lussemburghese, il fiorino olandese, l’escudo portoghese e la peseta spagnola. Altri paesi si unirono man mano all’Eurozona, ultima la Lituania ad adottare l’euro dallo scorso 1 gennaio 2015, con l’entrata dello stato baltico gli stati membri dell’UEM diventano 19.

Il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) è composto dalla Banca centrale europea (BCE) e dalle banche centrali (BCN) degli Stati membri dell’UE. Le attività del SEBC sono svolte ai sensi del trattato sul funzionamento dell’Unione europea e dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea. La governance del SEBC è comandata dagli organi direttivi della BCE. Nello specifico, al consiglio direttivo della BCE è demandata la formulazione della politica monetaria, mentre al Comitato esecutivo è attribuita l’attuazione della politica monetaria secondo gli indirizzi forniti dal Consiglio Direttivo. Se lo ritiene necessario, la BCE può ricorrere alle BCN per portare a termine i compiti compiti assegnati dell’Eurosistema. Le operazioni di politica monetaria dell’Eurosistema sono attuate in base a termini e con dizioni uniformi in tutti gli Stati membri, ricordiamo che come Eurosistema si intende l’insieme della BCE con le BCN dell’Eurozona.

La mission assegnata all’Eurosistema è di garantire la stabilità dei prezzi in un mercato libero ed in piena concorrenza, sostenendo nel contempo le politiche economiche della UE e creando le condizioni per il miglior utilizzo delle risorse disponibili.Per il raggiungimento dei propri obiettivi, l’Eurosistema ha a disposizione un insieme di strumenti di politica monetaria; conduce operazioni di mercato aperto, offre operazioni attivabili su iniziativa delle controparti e impone agli enti creditizi di detenere riserve obbligatorie su conti presso l’Eurosistema. Le operazioni di mercato aperto si articolano in 5 tipologie variando dall’emissione di certificati, allo swap di valuta, dalla raccolta di depositi ad una serie di operazioni di finanziamento e/o rifinanziamento. Scopo principale di queste operazioni è il mantenimento del controllo dei tassi di interesse, in questo si inquadra anche la definizione delle riserve obbligatorie presso gli attori coinvolti in Eurosistema.

Due sono i problemi che vengono posti dagli economisti riguardo la funzione dell’Eurosistema, la prima si basa sulla corrispondenza della teoria delle aree valutarie ottimali, l’Eurozona non sarebbe un’area valutaria ottimale e quindi l’utilizzo della moneta unica potrebbe essere dannosa per i paesi che l’adottano. Gli economisti Richard Baldwin e Charles Wyplosz affermano che la creazione di un’unione monetaria in Europa non è economicamente vantaggiosa ma anzi “può peggiorare una situazione già dolorosa di alta disoccupazione” e che quindi l’unione monetaria è ingiustificata su basi economiche”, essi ritengono che la ragione per cui fu creata tale unione è esclusivamente politica poiché “la sua sopravvivenza richiederà un passo importante verso un’Europa federale a spese degli Stati nazione”.

Il secondo punto è sul dualismo tra una unione monetario che è distonica rispetto una “non” unione politica e strutturale. In questo sistema la BCE decide la politica monetaria comune sulla base di obiettivi espressi in termini dell’area nel suo complesso (inflazione vicina ma inferiore al 2 per cento), ma d’altro canto i singoli stati implementano le loro politiche fiscali e di regolamentazione sulla base di obiettivi nazionali, pur restando entro i vincoli fissati dalle leggi europee e da Six Pack e Two Pack. Il tutto funzionerebbe, presumibilmente, alla perfezione se non fosse che persistono netti divari strutturali, le rigidità sul mercato del lavoro hanno diverse sensibilità da paese a paese, così come la competitività sui mercati e i livelli del debito pubblico. Questo rende difficile che le decisioni della BCE abbiano gli stessi effetti desiderati su tutti gli stati membri, le asimmetrie esistenti a livello di disoccupazione, livello dei prezzi, incidenza sul pil e debito pubblico ci dicono che senza una avanzata omogeneizzazione ed integrazione dei diversi sistemi nazionali l’effetto delle misure monetarie sulle economie nazionali resta avvolto in una nuvola di costante incertezza.

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