Io, speriamo che me la cavo

«Nel nuovo dl Scuola appena uscito c’è una novità; se la preparazione degli studenti risulterà negativa, gli insegnanti dovranno frequentare corsi di formazione obbligatori. È inutile dire la pioggia di critiche! Io invece credo sia importante perché potrebbe responsabilizzare alcuni insegnanti (più di alcuni forse) che prendono l’insegnamento con la stessa passione che avrebbero nel sottoporsi a una ceretta intera.

Mi è capitato una volta di organizzare una giornata di educazione ecologica insieme a due classi delle scuole medie; oltre agli operatori addetti a spiegare loro come differenziare i rifiuti, cosa raccogliere e cosa no, c’erano due insegnanti.

Età sulla quarantina, hanno seguito il gruppo che si affannava fumando e chiacchierando in disparte. Ogni tanto qualche alunno andava verso di loro a fare domande e veniva cacciato via nemmeno tanto gentilmente. La frase ricorrente era “non seccare, chiedi a lei”, cioè io.

Si vedeva chiaramente il distacco tra loro: non gliene importava nulla di quello che accadeva, erano così presi dalle loro misere chiacchiere che tutto il resto era inutile se non fastidioso. E i ragazzini che venivano da me facevano commenti, ancora ingenui ma non piacevoli. Purtroppo di insegnanti così non è raro trovarne. Questa gente fa ombra ai veri insegnanti, quelli che ci credono davvero, che vogliono sul serio insegnare.

Le nostre scuole sono importanti, formano le persone che un giorno ci guideranno; lo Stato dovrebbe investire di più e cercare di emarginare gente non adeguata all’insegnamento che ha scelto questa carriera per forza di cose. Ci vorrebbero controlli più severi e molta più attenzione nella selezione.

Il fallimento sociale di una nazione è sicuramente causato anche in buona parte da questo: la mancanza di una classe insegnante seria e preparata.  Anche perché ormai da tempo la famiglia ha perso il suo ruolo primario: è spesso disgregata e non è più un riferimento per i figli. Mi riferisco a casi diffusi come quelli in cui tutti e due i genitori lavorano e magari sono separati in casa.

E quindi la Scuola diventa anche famiglia. Certo è che nel processo di disgregazione della nostra società, si è anche prodotta la figura del familiare che mena. Mentre una volta si mandava a firmare la nota e lo studente tornava a scuola dimesso e con un occhio nero, ora spesso il familiare viene a contestare la nota e l’occhio nero se lo ritrova l’insegnante.

Insomma, direi, una categoria a rischio. Il risultato della perdita e della quasi sparizione dell’ultimo baluardo della nostra antica civiltà: il buon senso!»

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