TEDx, l’innovazione delle cose fatte

Bologna – TEDx (nell’edizione di quest’anno “Nella meraviglia e nell’oscurità”) è l’estensione a dimensione totale del FARETETALK, di cui già parlammo in occasione dell’intervista a Tiziana Ferrari, Direttrice Generale di Unindustria che è anche nell’organizzazione di questa manifestazione. Si tratta di un format comunicativo cui nel nostro paese non siamo abituati, “cose fatte”, l’antitesi dell’annuncite in stile Leopolda che viviamo di questi tempi. Al contrario del vacuo e speranzoso “faremo”, TEDx propone un ben più solido e rassicurante “abbiamo fatto”. In sintesi sono talk di 15 minuti in cui personaggi di vario tipo, da economisti a calligrafi, da artisti a scienziati, raccontano storie di innovazione e progresso che portano beneficio alla società in cui viviamo. Invenzioni e realizzazioni che vengono proposte al pubblico, in questo caso un Teatro Duse colmo all’inverosimile, quindi non un’attività da tele imbonitori con motiva tori che urlano, ma un virulento brainstorming che mostra tutta la potenza e la vitalità del pensiero laterale ed i traguardi che l’intelligenza e la perseveranza possono farci raggiungere.

Abbiamo visto alternarsi la magnificenza multimediale di Xcube3D che fa diventare improvvisamente stantio il tanto acclamato HD4K, abbiamo ammirato il genio italiano che inventa la bicicletta senza raggi che diventa uno zaino, le teorie economiche monetarie del giurista prof. Pimpini e la presentazione dello scienziato Luca Venturelli, nostrano campione in un set di giapponesi trapiantati al CERN di Ginevra, della scoperta dell’anti-materia. Non possiamo poi non spendere una parola sulla vincitrice del TEDx Sounday Music&Art Contest, la bravissima Angelica Lubian che ha estasiato e fatto alzare in piedi i mille TEDxrs presenti con la sua esibizione canora.

Grazie alla disponibilità della responsabile stampa Dora Carapellese abbiamo avuto l’opportunità di intervistare due personaggi veramente particolari.

Il primo è un giovane, di quelli di oggi che sono l’antitesi degli yuppies rampanti degli anni ’90. Federico Pieri è uno studente della LUISS Guido Carli di Roma, scienze politiche-relazioni internazionali, la semplicità e l’umiltà sono la vasca dove naviga la sua intelligenza, da lui ci facciamo raccontare come è arrivato a partecipare alle MUN di Roma (simulazioni che organizza l’ONU), rappresentando un paese come l’Afghanistan, e arrivando con il loro progetto di un’agricoltura innovativa a vincere il contest con 90 voti a favore e solo 5 contrari.

Federico spesso si parla dell’ONU come di un ente inutile, qual è stata la tua esperienza?

Abbiamo partecipato a questa specie di gioco di ruolo, dove una commissione assegna ad ogni gruppo partecipante un paese, a noi è toccato l’Afghanistan con il compito di preparare un progetto di food security urban agriculture.

Cosa prevedeva questo progetto?

Fare uscire idee innovative che si traducessero in un documento che poi viene studiato dall’ONU, perché loro li ricevono tutti. Noi ad esempio qui facevamo la FAO ed abbiamo portato l’idea di un progetto di cooperative agricole in un paese come l’Afghanistan, dove non esiste un circuito intra-network tra agricoltori come qui da noi. L’obiettivo è combattere la fame nel mondo.

E avete vinto il premio, complimenti, questo si tradurrà in qualcosa di concreto?

La FAO riceve tutti questi progetti, poi studia quali sono realizzabili e quali no. Sicuramente servono a loro anche per trovare un feedback sulla loro attività, è vero che l’ONU impiega anni ed anni a concretizzare le idee. Noi possiamo anche metterci 5 giorni a sviluppare un’idea, ma poi i tempi burocratici sono immensi.

Da questa esperienza la vostra idea di giovani rispetto l’ONU quale è?

Credo che questo tipo di simulazioni diano la cifra di quello che i giovani si aspettano da queste organizzazioni internazionali. Chiediamo sicuramente più operatività, l’ONU esce da un contesto storico diverso da quello attuale e si sta spingendo molto anche per la riforma del Consiglio di Sicurezza dove adesso siedono membri con diritto di veto. E’ necessario che il sistema si apra di più al mondo dei giovani ed alla multi-culturalità.

Futuro-Europa, la nostra testata, è ovviamente molto puntata verso l’Europa, cosa ne pensate voi?

Parlando di Europa abbiamo lo stesso problema, si pensa sempre più al piccolo del proprio paese senza tenere presente che in poche ore si può arrivare in America. In questo momento poi vediamo come le tensioni di questi giorni siano date dal rifiuto da parte di Cameron di effettuare i pagamenti extra e le critiche di Renzi a patti liberamente firmati. Noi siamo la generazione Erasmus, che viaggia e vive all’estero anche per mesi, ci aspettiamo che l’Europa cambi ed anche in fretta. Trovare un lavoro dopo la laurea è un problema europeo, non possiamo più pensare solo nei nostri confini, ma iniziare a delegare poteri all’Europa.

Su questa esperienza del TED cosa ne pensi?

E’ stata una sorpresa, mi hanno contattato a febbraio in segreto, è una realtà molto diffusa all’estero, ma una novità in Italia. E’ una cultura che andrebbe ancora più ampliata in Italia, si tratta di un format che apre la mente, un’esperienza pratica dove non si fanno solo parole, ma fatti, poi basta vedere il livello del pubblico di oggi.

Porta i nostri saluti alla LUISS allora.

Conosciamo la vostra testata e la seguiamo sempre, anzi organizziamo anche sessioni sul giornalismo e vediamo se riusciamo a rivederci.

L’altro personaggio che abbiamo avuto il piacere di intervistare per la sua peculiarità, è l’imprenditore Paolo Di Cesare, co-fondatore di Nativa, la prima azienda For Benefit in Italia,  tipologia di società che vuole coniugare la crescita dell’impresa con l’evoluzione della società apportando benessere e felicità.

For Benefit intende coniugare il reddito d’impresa con il portare benessere alla società, è possibile quindi riuscire in questo obiettivo soprattutto in un momento di crisi?

La crisi attuale è un paradigma economico, sono 5-6 anni che viviamo questa crisi che ha dimostrato come il modello classico delle imprese abbia fallito. Negli USA è oramai acclarato che il modello for profit, che per gli americani è una cosa sacra, è messo in discussione, non in quanto obiettivo, ma come “unico” obiettivo. Si può quindi pensare ad un modello di azienda che oltre allo scopo di creare profitto abbia anche un altro target? Quello di avere un impatto positivo sulle persone e sull’ambiente? E ci credono ora non solo le persone di questo movimento, ma gli stessi governi, negli Stati Uniti il for benefit è stato giuridicamente normato aggiungendolo alle tipologie già esistenti for profit e no profit. E ora anche il Canada sta operando in tal senso, sono già 27 i paesi dove questa forma d’impresa è codificata nel codice civile.

Guardando i nomi delle aziende For Benefit, notiamo come ci siano delle vere e proprie eccellenze?

A noi non piacevo molto il termine no profit, in quanto negazione, mentre ci è piaciuto molto for benefit che è qualcosa di positivo. Abbiamo aziende che si sono certificate for benefit e uniscono qualità, modi innovativi di lavorare con i fornitori, scopi sociali come la rimozione dei detriti spaziali o la bio-edilizia, assieme al conseguimento degli utili. I sondaggi dicono che le persone si aspettano una responsabilità sociale non solo dai propri governi, ma anche dalle imprese.

L’esempio di Tesla che avete portato al talk del TED è illuminante.

Tesla ha reso open source i suo 130 brevetti esclusivi, ed invece di crollare in borsa ha avuto il giorno dopo un incremento di valore del 10% e del 30% ad oggi, è diventato un riferimento a livello mondiale nel settore. Non è detto che questo succeda sempre, ma si tratta di un’azienda che è nata da subito con modelli di sviluppo innovativo e per questo è stata premiata.

Parlando di Europa e della crisi che stiamo vivendo, il modello for benefit può contribuire allo sviluppo?

Io non so come andrà a finire, ma gli esperti prevedono che il 40% dei lavori attuali entro 5-6 anni non esisteranno più per via dell’evoluzione tecnologica. Pensa solo alle stampanti 3D, le ho viste funzionare a Milano ed in California, ed il gap con gli Stati Uniti è incredibilmente ridotto, e l’impatto ambientale di un manufatto realizzato in tale maniera è molto più sostenibile rispetto ad un processo ordinario.

Per finire come ti sei trovato al TED?

Un’esperienza veramente notevole ed interessante, un pubblico incredibile ed è stato molto emozionante tenere il mio talk. Aspetto di leggere il vostro articolo.

©Futuro Europa®

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