Vertici UE, nomine senza più veto

Passate le elezioni europee 2014, è il momento di tirare le somme e procedere alla nomina dei vertici delle istituzioni e stavolta il sistema è decisamente cambiato. Finora era prevista l’unanimità con diritto di veto, potere usato dalla Gran Bretagna per ben due volte portando alla nomina di due candidati di secondo piano come il lussemburghese Jacques Santer nel 1995 ed il portoghese Juan Manuel Barroso nel 2004. Ora in base al trattato di Lisbona è in pratica il Parlamento Europeo a proporre il nome per la più importante delle cariche, quella di Presidente della Commissione, dovendo tenere in considerazione i risultati delle elezioni. Tale indicazione è in pratica vincolante (tanto che i leader della UE hanno già designato Jean-Claude Juncker, candidato del Gruppo più consistente a Strasburgo, il Partito Popolare Europeo-PPE), essendo poi lo stesso Parlamento a dover votare la fiducia al candidato proposto dai capi di governo.

Si devono decidere quattro poltrone importanti: il presidente della Commissione, in sostituzione di Barroso, il presidente del Consiglio europeo, in sostituzione di Van Rompuy, l’Alto rappresentante per la politica estera, in sostituzione di Catherine Ashton, il presidente dell’Eurogruppo in luogo dell’attuale ministro olandese Jeroen Dijsselbloem. Ricordiamo che L’Eurogruppo riunisce i ministri dell’Economia e delle finanze degli Stati membri dell’Eurozona e viene convocato prima di un Consiglio dei ministri dell’Economia e delle finanze (Ecofin) per discutere di questioni economico-finanziarie legate specificatamente all’Unione economica e monetaria (UEM). L’organismo si è reso necessario in quanto, con l’allargamento dell’Unione europea a 28 stati, i 18 paesi che adottano l’Euro, pur se maggioritari, si trovano a rappresentare solo una parte, dell’Ecofin.

La prima nomina ad essere effettuata è quella di Presidente della Commissione, essendo indicativamente il candidato del maggior partito presente (in questo caso il PPE), ed il nome designato dai leader della UE è quello di Jean-Claude Juncker. Il lussemburghese passerebbe quindi dalla guida dell’Eurogruppo al Berlaymont (il palazzo sede della Commissione Europea). La nomina porterebbe quasi sicuramente alla conferma alla guida del Parlamento di Martin Schulz, in quota al secondo partito, la coalizione di sinistra EPP. La ratifica del nuovo Presidente della Commissione sarebbe la base per il rinnovo di quella di Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza (MR Pesc), ruolo che deve essere scelto in consultazione appunto con il Presidente dell’esecutivo europeo. La ventilata candidatura a tale ruolo dell’attuale ministro degli esteri Mogherini è resa difficile dalla discutibile prova data dall’inglese Catherine Ashton, una proposta maschile sembra al momento incontrare maggior favore.

Il Presidente del Consiglio Europeo, attualmente il belga Herman Van Rompuy, ha il mandato in scadenza alla fine di novembre, per cui tale nomina non ha carattere di urgenza, come al contrario quella di MR Pesc, ma potrebbe essere decisa anche prima di tale data.

Le altre nomine che dovranno essere rinnovate sono quella di Presidente dell’Eurogruppo, attualmente affidata all’olandese Jeroen Dijsselbloem, la poltrona di Responsabile Affari Economici, oggi al finlandese Olli Rehn, ed infine quella di Commissario Europeo alla Giustizia, a momento della lussemburghese Viviane Reding. La poltrona forse più importante di tutte, quella della BCE, è come risaputo dell’italiano Mario Draghi, il che rende difficile pensare di poter avere altri ruoli di rilievo nel giro di valzer dei posti che contano.

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