F35, vale davvero la pena?

Insomma, alla fine toccherà fare contenti gli americani e caricarci le spese di un aereo, il Lockheed Martin F-35 Lightining II JSF (Joint Strike Fighter) di 5° generazione, la cui bontà del progetto mostra tantissimi dubbi, i costi finali supereranno quelli di almeno due finanziarie e lo sfruttamento completo delle sue capacità belliche non lo faremo mai. A meno che gli scenari di guerra ipotizzabili nel medio-lungo periodo siano molto più impegnativi, complessi e rischiosi di quanto si possa anche lontanamente immaginare.

Scopriamo, quindi, che gran parte dei potenziali acquirenti stanno tirando, in tutto o in parte,  i remi in barca (Canada, Gran Bretagna, Australia – quindi il grosso del Commonwealth – oltre a Danimarca, Norvegia, Olanda, e Turchia). La Gran Bretagna, storico alleato degli USA e costruttore con la Rolls Royce dei motori della versione STOVL (Short Take-Off and Vertical Landing), ha ridotto a 48 il numero degli F-35B rispetto ai 138 previsti nel 2006. La Royal Navy aveva anche pensato di modificare in corso d’opera i ponti di volo delle due nuove portarei per passare dalla versione STOVL alla versione CATOBAR (Catapult Assisted Take-Off But Arrested Recovery). In pratica, sostituire la versione F-35B con la F-35C considerata più economica e con maggior autonomia ma, per i costi proibitivi di trasformazione, hanno rinunciato. Inoltre il National Audit Office inglese ha stimato un aumento del costo d’acquisto degli F-35B del 100% nel periodo 2001-2012. The New York Times ci informa che il Canada, preoccupato dei costi e dell’operatività in ambiente artico, dovrebbe ridurre da 65 a 35 il numero di velivoli se non addirittura a rinunciare orientando le proprie scelte o sul Super Hornet F-18 o sull’Eurofighter F2000 Typhoon anche se quest’ultima ipotesi sembra essere stata smentita dal Ministro Mauro. L’Australia è interessata a sostituire gli F-18 Hornet e gli F-111 con 100 F-35 ma probabilmente si fermerà all’acquisizione di 75 velivoli. Inoltre piovono le critiche sul programma JSF : l’F-35 avrebbe capacità stealth minori rispetto ad altri aerei di quinta generazione, capacità che potrebbero ridursi ulteriormente con il progredire della tecnologia radar ed avrebbe, in un ipotetico duello aereo, meno manovrabilità rispetto al Sukhoi PAK FA T-50 russo e al Chengdu J-20 cinese. La Danimarca, secondo quanto riportato da Defence News, avrebbe riaperto la gara d’appalto per la fornitura di 48 nuovi caccia cui parteciperanno, oltre la Lockheed Martin con l’F-35, la McDonnell-Douglas con l’F-18 Super Hornet, la Saab con il Gripen ed il consorzio Eurofighter con l’F-2000 Typhoon. Stesso discorso per l’Olanda che dagli iniziali 85 velivoli scenderà a 68 o, più probabilmente a 52 e con l’intenzione di rivalutare il programma JFS. La Norvegia è scesa da 56 a 48 velivoli.

A tutto questo si aggiungono le pretestuose motivazioni sulla necessità di adottare obbligatoriamente la MM e l’AM di 90 F-35: capacità multiruolo, bassa visibilità radar, interoperatività NATO. In realtà, soprattutto per quanto riguarda i velivoli imbarcati, dovremmo parlare di proiezione offensiva a lunga distanza nell’ambito di una politica di difesa strategica di cui, però, nessun politico ne sa qualcosa. Nella speranza che almeno la vita operativa sia superiore a quella del suo sfortunato predecessore, l’F-117 Nighthawk, costato uno sproposito e rimasto in linea solo per 15 anni.

Anche la scelta di aver individuato negli F-35B i velivoli da imbarcare sulle nostre due portaerei potrebbe rivelarsi un errore che pagheremo a caro prezzo viste le difficoltà di sviluppo della versione imbarcata ed i tempi di sviluppo più lunghi rispetto alla versione A : a tutt’oggi è stata testata solo la metà dell’avionica, sono stati riscontrati problemi al casco del pilota, alla struttura dell’aereo ed alla manovrabilità in atterraggio con carichi pesanti e condizioni meteorologiche non ottimali. A queste critiche, riportate dal Guardian nei giorni scorsi, sono prontamente seguite le rassicurazioni della Lockheed Martin citando oltre 400 appontaggi in verticale in qualsiasi condizione meteo. Ciononostante si continuano a sollevare dubbi tanto che, come  alternativa di appontaggio viene proposta la variante di manovra denominata SRVL (Ship-borne Rolling Vertical Landing) cioè una via di mezzo tra l’atterraggio in verticale e quello classico.

Fermo restando che neanche la Royal Navy, a tutt’oggi, possiede due portaerei (anzi, non ne possiede nessuna perché la Illustrious è stata declassata a portaeleicotteri e le due unità della classe Queen Elizabeth sono ancora in costruzione: diverranno operative tra il 2017 e il 2019) avremmo potuto limitarci ad acquistare/co-produrre solo i velivoli necessari ad armare la Cavour e la Garibaldi. Gli altri velivoli potevamo cercarceli in Europa anche al fine di rafforzare la cooperazione militare/industriale per la nascita di un prossimo Esercito Europeo.

Potevamo rivolgerci alla Svezia per il JAS-39 Gripen in sostituzione degli AMX e al consorzio Eurofighter per l’avvicendamento dei Tornado. Avremmo ottenuto ottime garanzie di operatività, rilanciato l’industria italiana e risparmiato un sacco di soldi. A coloro, come il Ministro Mauro, che additano all’Eurofighter F2000 Typhoon il “limite” di essere concepito come caccia per superiorità aerea e, quindi, incapace di rispondere alle specifiche di JSF basterebbe ricordare che il McDonnell Douglas F-15 Eagle (caccia per superiorità aerea) ha visto nascere, come sua evoluzione, l’F-15 Strike Eagle (cacciabombardiere), che il General Dynamics F-16A Fightin Falcon (caccia multiruolo) si è evoluto nell’F-16C (cacciabombardiere) e che lo stesso Panavia Tornado (caccia multiruolo) esiste in tre versioni : IDS (Interdictor/Strike) come cacciabombardiere, ECR (Electronic Combat/Reconaissance) per le contromisure elettroniche e l’IDV (Air Defence Variant) come intercettore. Invece rinunceremo agli ultimi 24 Typhoon della tranche 3b (la più evoluta e con capacità di attacco al suolo) per fare posto ad un ben più costoso cacciabombardiere americano.

L’ex-Generale dell’Aeronautica Militare Fulvio Gagliardi, che ha gestito in prima persona lo sviluppo degli AMX ed ha contribuito allo sviluppo dei più importanti programmi aeronautici militari europei come il Tornado e l’Eurofighter, ripete da tempo che non c’è alcuna fretta di pensionare i Tornado e gli AMX e la crisi economica è tale da non permetterci spese folli.

Scuole, strade, ospedali, ricostruzione di zone terremotate, messa in sicurezza di monumenti e di edifici storici ne avrebbero beneficiato. Questo non è né pacifismo né pseudopacifismo (come sosterrebbe l’On. Di Biagio). Ma i soldi vanno spesi, non buttati o regalati. Uscire o rivedere il programma JSF non comporta alcun ridimensionamento della credibilità italiana all’estero, che poi significa gli Stati Uniti. I quali, in passato non hanno avuto nessuna remora a cancellare le commesse avviate con l’industria italiana: dagli elicotteri AW-101 ai bimotori Alenia G-222.

Tutto il nostro Esercito necessita di ammodernamento: gli elicotteri d’attacco AW129 Mangusta cominciano ad avvertire il peso degli anni; i carri Ariete necessitano di importanti aggiornamenti; i VCC (come il Dardo o il Freccia) o i veicoli da trasporto truppe sono pochi in relazione alle missioni attualmente in atto; gli Iveco IMV ed i Lince hanno mostrato tutto il loro limite agli attacchi dei Talebani;  tra le armi leggere la Beretta 12-s me la ricordo in dotazione ai Carabinieri negli anni 70 (sono appena tornato da Londra e segnalo che le ornamentali Guardie Reali di Buckingham Palace sono dotate dei ben più moderni ed efficienti Enfienld SA-80); non parliamo delle submachine guns Franchi LF-57 progettate nel 1956! Alla fine siamo come ai tempi di Mussolini : grandi navi da battaglia, grande flotta sottomarina ed un Esercito sgarrupato.

L’On. Di Biagio nel suo intervento ha giustamente toccato i grandi temi dell’unificazione politica e militare europea ma l’argomento è stato utilizzato per giustificare l’ingiustificabile. L’On. Gualdani (PdL) ha fatto un intervento inappropriato: parlare di “strategia di difesa” e di “dissuasione nei confronti di un’aggressione” significa che non ha le idee chiare sugli F35. L’On. Divina cita la Svizzera a sproposito perché oggi l’esercito elvetico è tra i meglio addestrati ed equipaggiati con basi militari modernissime. Aggiungiamo che agli F18 Hornet gli svizzeri hanno affiancato i Gripen. Ed i soldi non gli mancano.

Quando scrissi che non ci si può limitare agli impieghi nelle aree di crisi a bassa intensità se si vuole avere un ruolo politico/diplomatico su questo pianeta mi riferivo all’UE non all’Italia. Allora manteniamo l’orizzonte degli acquisti e vendite di materiali bellici ai Paesi UE. Esattamente come abbiamo fatto con i sommergibili tedeschi U-212, con i carri armati Leopard, con i Tornado e con l’Eurofighter. Dopodiché se proprio vogliamo spendere i soldi investiamo nello Spazio. Un tempo si diceva che chi controlla i mari controlla il mondo. Oggi siamo sicuri che chi controlla lo Spazio controlla il mondo.

© Futuro Europa

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